Dottrina sociale della chiesa


Un argomento molto discusso in tutti gli ambienti. Tra dottrina sociale della Chiesa e liberismo è in corso un confronto molto vivace, ma sterile.

Monsignor Fernando Charrier, sulla rivista "Civiltà del Lavoro", scrive che sono "da rivedere nei termini che personalmente non so dire ad esempio: il rapporto tra intervento pubblico e il sistema produttivo; la questione meridionale come una questione nazionale; l’equilibrare il problema del debito pubblico e l’economia della rendita; il dare attenzione alla crisi demografica. Problemi questi che se non affrontati o se abbordati come si è fatto fino a oggi, portano a una vera e propria irresponsabilità dei singoli e dei gruppi sociali. Le conseguenze negative sono numerose: non si valorizzano tutte le possibilità imprenditoriali presenti nel Paese; non si esce da un’economia assistita; si creano squilibri tra le persone e i gruppi sociali e si sottraggono risorse agli investimenti; si permette l’arricchimento al di fuori o indipendentemente dall’esercizio diretto o indiretto di un lavoro produttivo; non si considerano i figli un "bene pubblico", mentre l’investimento in capitale umano è sottostimato. Compito del potere politico è, perciò, non solo quello di redigere un progetto e di attuarlo, ma anche quello di stabilire una "filosofia", cioè alcuni valori e una scala di valori fedele alla centralità dell’uomo".

Come si può non essere d’accordo su queste sacrosante parole di monsignor Charrier? Ma queste in realtà si limitano a essere pure e semplici enunciazioni di problemi che però lo stesso monsignore Charrier non sa come dovrebbero essere affrontati.