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Opinione

Class N.1 gennaio febbraio 1997

Renato Crotti


Cominciò la sua guerra di posizione tante Italie fa: nei primi anni 60, in Emilia, dove se uno era marxleninista, lo era più di Marx e Lenin.

Lui il cavaliere del lavoro Renato Crotti di Carpi, oggi 75enne, attestato da sempre sui principi dell’economia di mercato, spediva a proprie spese ultrarossi padani nell’Urss, perché constatassero sul campo le catastrofi del collettivismo e della pianificazione applicata. Adesso che in Italia e nel mondo tutti, tranne (forse) Bertinotti, si dicono persuasi del flop dello statalismo dirigista, Crotti torna alla carica.

Lo fa con un libro che, però, non è affatto una litania di <<avevo ragione io>> Anzi. Il teorema della padrona di casa e della colf (385 pagine, edito dall’Associazione Teorema) illustra con briose e godibili corroborazioni le ragioni della disfatta della cieca pianificazione, vale a dire la dottrina che, secondo la metafora che dà il titolo al volume, segue la colf, la quale, esecutrice acritica di ordini, non guarda né alla convenienza né alla qualità delle compere. Al contrario, scrive Crotti, se al mercato ci va personalmente la padrona di casa, la spesa vien fatta esclusivamente in base alla bontà e alla congruità dei prodotti, sicché se ne avvantaggia tutta la famiglia (furor di metafora: la collettività trae beneficio solo dalla programmazione non vincolante, ossia appunto dal liberismo economico). Il libro è stato letto in anteprima, e commentato con fervore, da molti addetti ai lavori , tra i quali Romano Prodi, Lamberto Dini, Gustavo Selva, Massimo D’Alema.

Antonio Vellani