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Opinione

Il Mattino - 7 NOVEMBRE 1991

 Angolo di cottura
Scommettere sulla verità


IL CAVALIERE del Lavoro Renato Crotti, l’industriale di Carpi che nel 1962, ‘63 e ‘64 fece imbestialire i comunisti non soltanto carpigiani perché colpevole di aver portato - a sue spese - comitive sempre più numerose a toccare con mano la realtà dell’Unione Sovietica e dei Satelliti, giunto nell’età dei ricordi e dei bilanci ha scritto un bellissimo libro "In attesa di un pullman", ed. Calderini, lire 22mila. Crotti rievoca quei giorni lontani con nomi, date, aneddoti, tirate d’orecchio a giornalisti famosi che non capirono e cita articoli calunniosi dell’Unità. Ma dal libro spira una grande serenità e non il trionfalismo di un uomo che oggi può dire di aver avuto ragione quando anche molti non comunisti consideravano il mondo del "socialismo reale" una tappa indiscutibile del progresso. E spiega perché assunse quell’impegno che gli fruttò più insulti che applausi.

Si disse allora che Crotti, animatore del boom della maglieria a Carpi, volesse minare il compatto muro stalinista entro il quale operava, in un comune dove il Pci raggiungeva il 56 per cento dei voti. Non era questo il suo scopo, spiega oggi, sapeva che così come esistono le epidemie del corpo ci sono quelle della mente, difficili da guarire, tanto è vero che tra la quarantina di comunisti che si aggregarono ai tre viaggi soltanto uno, Eldo Rossi, consigliere comunale comunista, tornato a Carpi non rinnovò la tessera del Pci. Ma il partito dichiarò di averlo espulso e gli fece il vuoto intorno. Anni duri, in Emilia, per chi non aveva gli occhiali rossi e perciò, allora, l’iniziativa di Crotti era così fuori norma da sembrare sospetta. Nessuno capì che il suo obiettivo era più ambizioso di quelli che di solito si propongono i politici: era la ricerca della verità, al di là dei frutti che ciò avrebbe potuto dare nell’immediato. Insomma una "scommessa sulla verità", simile a quella che Pascal propone sull’esistenza di Dio.

A questo punto, però, è necessario un cenno al carattere particolare dei carpigiani: in essi si annida una vena di prometeica follia, comune a tutti coloro che preferiscono il rischio a una vita tranquilla, come il carpigiano Don Zeno che scommise di dare una famiglia ai bimbi soli o il carpigiano Enzo Ferrari che scommise di costruire le auto più veloci. L’idea di "scommettere sulla verità" nacque in Crotti alla fine degli Anni 50, quando per due volte andò nell’Unione Sovietica e si accorse che tutto quello che avevano raccontato giornalisti e scrittori, comunisti e non, era un cumulo di menzogne. Nel 1962, servendosi come portavoce di un settimanale locale di cui era fondatore ed editore, "Tuttocarpi" (poi affiancato da "Tuttomodena"), lanciò la sfida al conformismo stalinista imperante e al quieto vivere dei non comunisti: organizzò il primo viaggio nell’Unione Sovietica, dieci persone tra le quali due comunisti, una specie di "Tavola rotonda viaggiante". Fuori degli itinerari prescritti, il pullman Carpi-Mosca fece innumerevoli tappe nelle isbe e nelle fabbriche fuori mano. L’impressione fu in tutti agghiacciante, compresi i due comunisti, che lì per lì ammisero di essere sconcertati ma all’arrivo, nelle dichiarazioni che si erano impegnati a rilasciare, si rimangiarono quanto avevano detto. Nel ‘63 e nel ‘64 i viaggi si ripeterono e da 10 gli "osservatori" passarono prima a 40 poi a 140, con i comunisti in proporzione. Al terzo viaggio le autorità sovietiche, allertate dal Pci, bloccarono alla frontiera gli inviati di grandi quotidiani che si erano aggregati, tenendo sotto stretta sorveglianza i giornalisti di "Tuttomodena", obbligarono la comitiva a seguire percorsi stabiliti e a sostare soltanto nelle tappe prefissate. A quel punto diventava inutile o impossibile continuare l’esplorazione del pianeta sovietico.

Gorbaciov, che ora grida le stesse cose che diceva Crotti quando l’Unità lo trattava da bieco bugiardo, era ancora un gerarchetto di campagna.

Basterebbe il racconto di quei tre viaggi, ma nel libro c’è di più: all’inizio l’autore analizza lo "sdoppiamento dell’anima" del comunismo carpigiano, stalinista nella politica e capitalista nel costruire le sue fortune, e lo spiega col fideismo radicato nelle campagne non più soddisfatto dal cattolicesimo e cita questo episodio: "Nell’autunno del 1947, i carabinieri arrestarono certo Luigi Pellicani sospettato di avere collocato una foto di Stalin al posto dell’immagine del Sacro Cuore, in un altarino votivo". Dimenticavo: il libro non è soltanto interessante, è scritto bene.

di Guglielmo Zucconi