Riflessioni per riflettere


Dall’invenzione del cappello di trucioli da legno di salice padano, nel XVI secolo, fino all’esplosione della maglieria nel secondo dopoguerra, Carpi, cittadina del Modenese, si è distinta per la forma di lavoro a domicilio commercializzato e per il suo dinamismo e spirito di sacrificio accompagnati da singolare creatività. A Carpi è nato e ha lavorato una vita Renato Crotti, ora settantenne, protagonista del boom della maglieria tra i secondi anni Quaranta e i Cinquanta: di lui appare ora una singolarissima e illuminante autobiografia dal titolo In attesa di un pullman, presso l’editore Calderini di Bologna.

Nel ’48 Crotti aveva fondato la Silan (Società importazione lana) divenuta presto azienda pilota non solo a Carpi, ma in tutta Italia per capacità di innovazione e competitività con sbocchi sui mercati europei e nordamericani (lancio del tessuto lamé nei primissimi anni 60). La durissima ma ripida accumulazione di Crotti inizia con un modestissimo capitale datogli dalla madre Carmela, suo modello di vita: da ambulante era divenuta proprietaria di un negozio-laboratorio di prodotti a maglia nel centro di Carpi. Crotti, in continua spola tra Biella e Carpi, riesce a trasformare nei secondi anni 40 il lavoro delle maglierie a domicilio di Carpi (che sono per lui una sorta di base di lancio) in una rete di piccole aziende di cui la Silan diventa modello e traino, anche per tutto il comparto del tessile-abbigliamento: fino ad apparire citata da "Fortune" negli anni 60.

Nel decennio successivo la Silan rischia di affondare per l’ostilità ( ne vedremo le ragioni) dei comunisti, la guerriglia sindacale di quel tempo, la concorrenza del settore statale, la rapacità fiscale dello Stato.

Il libro di Crotti è straordinario: vi si intrecciano, infatti, la vocazione naturale dell’imprenditore e la passione, altrettanto innata in lui, per la battaglia delle idee, per il leale confronto democratico che nasce dalla certezza della superiorità del sistema di mercato sullo statalismo pianificatore che negli anni 60 affascinò anche molti non comunisti. Crotti opera in un centro e in una regione dominati politicamente e culturalmente dai comunisti dei quali evidenzia "lo sdoppiamento dell’anima": "carpigiano ha operato per crescere e votato per non crescere: i suoi interessi sono stati difesi, suo malgrado, da quel sistema democratico-liberista che governava il Paese e di cui auspicava l’abbattimento".

Pragmatico e illuminista, con forti motivazioni pedagogiche (partecipa alle origini del "Mulino" a Bologna ed è acutissimo osservatore della vita politica ad economica del Paese), Crotti ha legato il suo nome alla vicenda che è al centro del libro: ai tre viaggi in Urss (1962-1964, tutti in agosto), organizzati tramite le sue due riviste ( "Tuttomodena" e "Tuttocarpi"). Sono offerti gratuitamente a rappresentanti del mondo del lavoro e politico carpigiano, segnatamente a comunisti, per far loro conoscere direttamente la realtà sovietica (con cui Crotti si era imbattuto pochi anni prima, rafforzando le sue convinzioni a favore della libera economia).

La gratuità del viaggio ha una sola condizione: dopo il ritorno di dovrà riferire, onestamente, quanto si è visto. Ben 38 comunisti su 42, scelgono l’onestà e l’evidenza: alcuni pagheranno di persona questa scelta.

"L’Unità" (allora di Alicata e di Pintor) è in prima fila, assieme ai comunisti di Carpi, nel denigrare l’iniziativa di Crotti. Disconoscimenti e dileggio vengono, però anche da non comunisti. Per Giorgio Bocca, all’epoca inviato del "Giorno" di Mattei, Crotti è "un industrialotto carpigiano"; Eugenio Scalfari, sull’"Espresso", descrive l’iniziativa come una grottesca sfide strapaesana alla Guareschi (Crotti farebbe dell’antisovietismo "viscerale", nel momento in cui il presidente americano Kennedy guarda con comprensione all’Urss di Krusciov!). Dei viaggi di Crotti parla mezza stampa mondiale,
ma tace "La Stampa" di De Benedetti (si sta preparando l’affare Togliattigrad alla Fiat).

Nel ’65 l’Urss nega il quarto viaggio: non è estraneo a questa decisione il Pci. Bersaglio di Crotti, che cerca un quarto di secolo prima di Gorbaciov la glasnost, non sono solo i comunisti: sul banco degli accusati c’è lo statalismo economico nato con le nazionalizzazioni dei primi governi di centro sinistra, all’origine della nomenklatura politico-manageriale italiana, dominata com’era da uomini come Cefis, Rovelli e Ursini "che facevano il bello e cattivo tempo, potendo attingere a piene mani nel capace pozzo del denaro pubblico".

L’autobiografia è un appassionato pamphlet: se con i suoi viaggi Crotti vuole anticipare la glasnost per rompere il muro del filosovietismo del Pci e far scoprire l’orrore della vita quotidiana nel socialismo realizzato a chi aveva i paraocchi dell’ideologia e della fede politica (surrogato dei quella religiosa), al tempo stesso, in stretto rapporto con questo aspetto clamoroso della sua attività "politica"(mai legata a carri di partiti), Crotti denuncia i pericoli e i mali dello statalismo economico italiano: tema attuale, ora che con forza di propone la questione delle privatizzazioni del settore statale e quella complementare, della liquidazione della nomenklatura manageriale-politica.

Il libro è la storia appassionante di un libero e colto imprenditore, self-made man, di una cittadina dell’Emilia rossa, Carpi, protagonista di un suo boom economico. Ed è la storia politica di più di un trentennio non solo carpigiana: è un invito a scoprire "come eravamo". Crotti non ha peli sulla lingua, fa nomi e cognomi (specie per la stampa e i politici di allora).

Letto il libro (il cui titolo riassume l’attesa di Crotti del pullman del primo viaggio nel socialismo reale dell’agosto ’62) ci chiediamo: perché per tanto tempo, a uomini come Crotti, che hanno fatto crescere il Paese, tanta opinione ha preferito ideologi, letterati spocchiosi, politici demagoghi e menzogneri, giornalisti con pretese di maîtres à penser?

Il SOLE 24 ORE
Gente di Carpi


UN PULLMAN CHE ANTICIPO’ LA GLASNOST

Di Piero Sinatti

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