TIR E AUTO ASSEDIANO IL SANTUARIO DI SANTA MARIA: ECCO PERCHÉ IL PROBLEMA OGGI POTREBBE ESSERE AFFRONTATO (E FORSE RISOLTO). CON BUONA PACE DI LEONARDO DA VINCI E DEL BRAMANTE.

12 Aprile 2021 Di Renato Crotti

Quando, nel 1490, l’architetto lodigiano Giovanni Battaglio, allievo del Bramante, progettò e avviò la costruzione della basilica di Santa Maria della Croce (poi ultimata dall’architetto Giovanni Antonio Montanaro), mai avrebbe pensato che quel gioiello architettonico sarebbe stato, secoli dopo, assediato da auto e Tir. Men che meno il grande Leonardo da Vinci, a cui pare il progettista dell’epoca si sia ispirato. Leonardo aveva prodotto diversi disegni, contenuti nel “Codice Atlantico” e in altri Codici (vedi il Codex Ashburnham), in cui immaginava l’edificio di culto ideale. Un impianto centrico con cappelle radiali di varia forma, dominate da una grande cupola. Molto probabilmente il Battaglio entrò in contatto con Leonardo stesso, che tra l’altro lo cita nel medesimo Codice Atlantico. Bramante e Leonardo ispirarono, con buona approssimazione, il progetto di Santa Maria della Croce. Il Battaglio lo attuò.

Nell’anno 1593, il Podestà della Repubblica di Venezia, Nicola Vendramin, fece costruire una nuova strada di collegamento tra Porta Serio e il Santuario: fu a lungo nota come strada Vendramina e venne ulteriormente allargata e quindi alberata nel 1810. L’attuale viale di Santa Maria. Venendo ai giorni nostri si prospettò il problema che ha affrontato in modo unico e spassoso Roberto Benigni nel film “Johnny Stecchino”: il traffico.

Il giornalista Gianni Risari, già vicesindaco, l’ha definito, con la sottile ironia che lo contraddistingue, “il rondò più bello della città”. Il riferimento è alla strada che circonda e assedia la Basilica, vanificando lo splendido “cannocchiale” rappresentato dal viale alberato. A completare il quadro, le continue e costanti vibrazioni provocate, certo non benefiche al monumento. Idem per le emissioni di gas dei mezzi. Oltre alla pericolosità derivante dall’elevato numero di veicoli in transito. Nel corso degli anni si è parlato, a più riprese, del progetto della nuova strada che collegherebbe la zona industriale di Santa Maria con la strada “Melotta”, liberando il Santuario dal transito dei mezzi pesanti. Il progetto, ovviamente, deve essere attentamente ponderato per evitare il consumo di suolo, la compromissione del territorio dal punto di vista ambientale, scongiurare eccessi progettuali che talvolta, sfruttando la costruzione di una strada di collegamento, creano a cascata aree artigianali e commerciali.

C’è da scegliere il male minore. Vigilando. Condividendo l’idea con la cittadinanza, il mondo economico, ambientalista, attenendosi alle direttive del “Green New Deal” e dello Sviluppo compatibile e sostenibile prima di fare qualsivoglia passo. Parlarne, discuterne, ipotizzare una soluzione non crea alcun danno. Fermo restando lo scoglio della necessità di risorse economiche per realizzarla. Il treno della Brebemi, ormai, è passato. L’occasione per affrontare e valutare con serenità e senza prevaricazioni questa opzione è offerta indirettamente da un intervento in corso: i lavori per l’eliminazione del passaggio a livello di Santa Maria, e l’ipotizzata rinascita dello scalo ferroviario, con il riutilizzo dell’area ex Ferriera. Volendo, si potrebbe ampliare lo sguardo per affrontare anche il problema del traffico che accerchia la basilica. Già secoli fa Leonardo ammoniva: “chi non può quel che vuol, quel che può voglia.”