La riscoperta della bicicletta tra tradizione e futuro sostenibile nel Cremasco cento chilometri di ciclabili. Raddoppiabili.

20 Aprile 2021 Di Renato Crotti

A Crema e nel territorio non siamo messi male. Oltre cento chilometri di ciclopedonali. Ringrazio gli avveduti e lungimiranti amministratori pubblici che si sono succeduti negli anni alla guida della città. Il Comune di Crema voleva pure raddoppiarle: presentò il progetto in Regione, ma non venne finanziato. “Bisogna saper perdere” cantavano i Rokes nel ’67. Anni dopo, le gomme da masticare esortavano però a non desistere: “ritenta, sarai più fortunato”. Nel 2019 la Fiab (Federazione italiana ambiente e bicicletta) del cremasco elaborò anche una mappa indicante i percorsi ciclabili esistenti, evidenziando i tratti da realizzare. La bicicletta fa parte dell’Italian way of life. I marchi Legnano e Bianchi, Torpado e Atala, Olimpya e Girardengo sono (o sono stati) parte integrante del Made in Italy. Aggiungiamoci che siamo il Paese di Coppi (“un uomo è solo al comando, la sua maglia è bianco-celeste” il famoso incipt della radiocronaca di Mario Ferretti alla storica tappa Cuneo-Pinerolo del 1949 ) e Bartali, Binda e Girardengo, Moser, Bugno e Pantani. C’è pure la bicicletta declinata nell’arte. Da Vittorio de Sica in “Ladri di Biciclette” ai Queen di Freddy Mercury in “Bicycle race” o, con una regressione anagrafica, la “Bellezza in bicicletta” di Silvana Pampanini e del Quartetto Cetra. Ancora, i dipinti di Sironi, Boccioni, Marinetti e Schifano. L’elenco sarebbe infinito. La bici incarna il mito dell’uomo libero. E’ l’immagine visibile del vento. Per gli amanti del cicloturismo, l’Associazione “Bella Italia in bici” propone anche una serie di itinerari nel Cremasco al link: https://www.bellitaliainbici.it/lombardia_cremona.htm

Nell’epoca del Green New Deal, dell’economia circolare a zero emissioni, del cicloturismo e dei “Goals” per la Sostenibilità, della voglia di riprendere ad uscire all’aria aperta in modo salutare e piacevole, la bicicletta è tornata prepotentemente protagonista. Una riscoperta. Pure senza il bonus (in Italia il giro d’affari è di circa dieci miliardi di euro annui, con quattro bici ogni cento abitanti). Certo, con il bike sharing qualcuno ha interpretato la condivisione in modo eccessivamente estensivo, ma la mobilità urbana ed extraurbana va ulteriormente pensata e ripensata a misura di ciclista. Essenziale, quindi, una crescente rete ciclopedonale in una sinergia virtuosa tra Comuni, Enti locali, privati, filatropia per assicurare un’alternativa percorribile (è il caso di dirlo) all’automobile. Senza dimenticare una viabilità ed un arredo urbano pensato nell’ottica della due ruote. L’auto è troppo veloce e inquina. Il viaggio a piedi è troppo lento. La bicicletta è un punto di equilibrio. De gustibus.