Rifiuti abbandonati lungo le strade: il cervello è un dono naturale, usarlo è un dovere sociale

27 Aprile 2021 Di Renato Crotti

Il record è stato raggiunto alcune settimane fa. Nonostante la zona rossa. Gli addetti della nettezza urbana ed i volontari hanno rimosso oltre un quintale di rifiuti di vario genere abbandonati nelle aree di sosta lungo la Paullese. Lo stesso dicasi sul tratto di strada che porta al casello Brebemi. Non riesco a decidere se sia maggiore la stupidità o l’ignoranza incivile degli autori. Di sicuro il loro cervello è un mondo costituito da un vastissimo numero di continenti inesplorati e da sconfinati tratti di territorio sconosciuto. Non per niente, eminenti studiosi sostengono che il funzionamento del cervello sarà l’ultima frontiera della scoperta scientifica. Parto da due presupposti. Il primo. Carta, plastica, secco, umido, lattine vengono ritirate puntualmente casa per casa. Basta esporle dinanzi l’abitazione il giorno stabilito. Il secondo. Se si tratta di rifiuti ingombranti, speciali, sfalci verdi o altro, è sufficiente andare alla piazzola
ecologica. Non c’è da pagare. Lasci il tuo rifiuto nell’apposito cassone e te ne vai. Ciò detto, una volta caricato il rifiuto in auto, quale è la molla che porta una persona a scegliere di inquinare, rischiare una contravvenzione e gettare l’immondizia nottetempo lungo il ciglio della strada? Qual è il senso di questa idea geniale? Se è vero che il cervello è la macchina meravigliosa che fertilizza le idee, questi soggetti sicuramente hanno nella testa una quantità esorbitante e predominante di concime. Avere un cervello è un diritto naturale. Usarlo è un dovere sociale.