Le involontarie contraddizioni delle norme anti-Covid: dai ristoranti allo sport, dai cinema agli spostamenti

29 Aprile 2021 Di Renato Crotti

Per complicare basta aggiungere tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare”. La citazione è di Bruno Munari, artista, designer e scrittore. Il liceo Artistico di Crema è a lui intitolato La frase bene si addice alla situazione che stiamo vivendo. Dpcm e Decreti. Dolore e lutti. Rassegnazione e ribellione. Rabbia e incredulità. Confusione e incertezza. Stati d’animo frutto di questa maledetta pandemia e delle conseguenze che paiono non avere fine. Le varianti incombono. Attendiamo il vaccino, unica via per uscirne. Gli Stati che li hanno ordinati prima dell’ok dall’EMA li hanno avuti. Tutti, maledetti e subito. Gli altri si sono messi in coda. Se ci aggiungiamo alcuni esempi di inattesa disorganizzazione, il quadro è completo. Doveroso fare la propria parte con mascherine, distanziamento, igienizzazione, evitando assembramenti. Il modo migliore per risolvere i problemi è cercare di evitarli. Certo, di provvedimenti a volte tra loro contradditori ne abbiamo visti parecchi nella perdurante stagione connotata dalle declinazioni cromatiche: rossa, gialla, arancione, bianca.
Rinforzate incluse. Talvolta l’uomo, sia pur animato dai migliori propositi, ha la capacità di complicare la semplicità. Al tempo stesso tutto è più semplice di quanto si possa pensare e più complicato di quanto si possa capire, ci insegnava Goethe. Autocertificazioni, docet. Ci hanno detto che non potevamo uscire dal Comune di residenza, ma era concesso andare nella seconda casa.
Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. Vietato andare da Crema a Bagnolo. Concesso da Crema a Cortina. A Pasqua, invece, zero spostamenti in Italia. No problem se la meta era Tenerife o i Caraibi. La spesa? Solo nel proprio Comune. Se non c’è un negozio, amen. Concesso il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione. Chiara a tutti la differenza, vero? Idem per capire se la morosetta era o no un legame stabile. Si narra di fidanzate che hanno fatto mettere per iscritto la definizione del rapporto. Potevamo trovarci in casa di amici o parenti (ottantenni o meno, poco contava). Ma
contandoli sulle dita di una mano. Se minori di 14 anni o abitualmente conviventi, il numero consentito era superiore. I diversamente abili erano esclusi dal conteggio. Poi hanno scoperto che sono trai i soggetti fragili maggiormente esposti al rischio. Agli anziani si sono riaperte antiche ferite risentendo il termine “coprifuoco”. Variabile. Alle 18 alle 20 o alle 22. Scuole aperte e chiuse guardando i dati del contagio. Giusto. Poi si è capito che forse era meglio prima vaccinare insegnanti, personale scolastico, conducenti di autobus e affini. Meglio tardi che mai. In soffitta i nuovi banchi a rotelle. La DAD per ora resiste. Attività motoria: solo nei dintorni dell’abitazione.
Fortunati gli abitanti dell’hinterland milanese a poter fare una salutare corsetta intorno ai palazzoni. Mai il concetto di “dintorno” è stato interpretato in modo così estensivo. Poi la norma venne ritoccata: possibile varcare i confini comunali mentre si pratica l’attività sportiva. Solo se veniva guadato un torrente o valicato un monte. I residenti a Chieve, nota per le svettanti colline, erano al settimo cielo. Vietato, invece, valicarlo in auto, pur se per raggiungere la località prescelta per fare jogging. Consentito oltrepassare il “confino” in bici. Ma se vestiti da ciclista professionista. Il
primato delle contraddizioni normativa va purtroppo a discapito dei titolari di bar e ristoranti. Asporto, ok. Spendendo fior di quattrini per renderlo fattibile e operativo. Consumazioni ai clienti, ma non da assumere vicino al locale. Uso dei bagni solo se incontinenti o prossimi all’esplosione. Mangiare sì, ma se all’aperto. Fa niente se il locale all’interno è di 200 mq. Stop alle 18, poi alle 20, ora alle 22. Come faccia il ristoratore a chiudere alle 22, riassettare il locale ed essere a casa alle 22, non è dato saperlo. Vita dura anche per gli ambulanti. Si ai mercati contadini (lo dico da fruitore
fisso di “Campagna amica”). No agli altri. Ammesse le funzioni sacre con distanziamento. Pur in chiese piccole. Vietati cinema multisala e teatri. Mah. Lascio al lettore aiutarmi a completare l’elenco. Si riconferma la nota legge: è semplice rendere le cose complicate, ma è complicato renderle semplici. Nessuno aveva la bacchetta magica. Nessuno era preparato a gestire una pandemia. Tutti hanno tentato di dare il meglio. Lavorando duro. Certi di fare la cosa giusta al momento giusto. Certo, il peso degli errori mai come in questo caso ha avuto ripercussioni vitali. Se errare è umano, ricordiamo che perseverare è diabolico. Buon lavoro.