Ex “Stalloni”: declino inesorabile?

7 Maggio 2021 Di Renato Crotti

Sul futuro degli ex “Stalloni” di Crema ci sono poche idee, ma confuse. La difficoltà principale è la proprietà dell’immobile. Non è del Comune. Le chiavi le ha Regione Lombardia, che non può regalare ai Comuni lombardi il proprio patrimonio immobiliare senza validi motivi. Non ci sono nemmeno fondi regionali da destinare al recupero dell’ex Centro di incremento ippico. Se è vero che le priorità per investire le poche risorse disponibili sono comprensibilmente altre, è altrettanto vero che l’attività di riproduzione equina è cessata dal 2013. In quello stesso anno la Regione incaricò la società pubblica “Infrastrutture Lombarde” di redigere un progetto di recupero e rilancio dell’area. Mai arrivato. Instancabili, ammirevoli, meravigliosi sono i volontari del Centro di Riabilitazione Equestre “Emanuela Setti Carraro”, che dal 1979 propongono all’interno degli “Stalloni” l’ippoterapia e la riabilitazione equestre. Ne beneficiano quasi cento ragazzi diversamente abili. Ma non solo. Organizzano anche concorsi equestri e altre attività. Fateci un giro. All’interno del complesso è presente e dormiente una rara e preziosa collezione di 24 carrozze antiche. Bisognose di restauro. C’erano gli uffici del dipartimento di veterinaria dell’ex Asl, ma credo abbiano traslocato. Sopravvivono gli uffici del Consorzio irriguo “Dunas”. Sul fronte che si affaccia su via Verdi sono stati realizzati vent’anni fa alcuni appartamenti. Mai occupati. Da quando è cessata l’attività di riproduzione equina, molti box del maneggio sono vuoti. L’area è un polmone verde di 35mila mq all’interno delle Mura. Non è un parco pubblico. E’ proprietà privata. Quindi, non fruibile dal cittadino. I sindaci hanno buona volontà, ma non la bacchetta magica. A più riprese hanno ipotizzato soluzioni, che per svariati motivi non sono andate in porto. Positivo che non si siano arresi. La Regione aveva stanziato 2,5 milioni di euro nel 2016 ipotizzato frutto della vendita di un immobile di sua proprietà a Toscolano Maderno. L’edificio è, ancora oggi, invenduto. Ergo, niente denari per l’ex Centro di riproduzione equina. Nel corso degli anni si sono succedute numerose ipotesi. Rimaste sulla carta. La “cerniera verde” per unire via Verdi al nascente quartiere Portanova. Il quartiere venne costruito, ma i sarti non realizzarono la cerniera. Nuova sede coperta del Mercato degli ambulanti: bocciata dalla Sovrintendenza. Sede universitaria: pericolo scampato. Quella nell’ex Olivetti recentemente ha già fatto le valige. L’immancabile ipotesi di sedi per Associazioni di varia natura, Gruppi, piuttosto che spazio espositivo. Idea interessante, ma irrealizzabile in assenza di fondi. Tra le ultime ipotesi circolanti, la possibilità di un Comodato d’uso gratuito dalla Regione al Comune (per collocarvi, ad esempio, servizi pubblici medico-sanitari per i cittadini). Da ultimo, il baratto: l’ex Tribunale alla Regione in cambio degli ex Stalloni al Comune. Senza una dote economica annessa, però, il problema sarebbe solo parzialmente risolto. Lo storico immobile non ha mai avuto vita tranquilla. Cenobio femminile fondato alla fine del XV secolo è appartenuto prima alle monache Benedettine, poi alle Domenicane. Soppresso in età napoleonica divenne caserma, poi allevamento di cavalli per l’Esercito. Infine, Centro d’Incremento Ippico. Sino a otto anni fa. Poi il silenzio e l’oblio. Mentre gli Amministratori cercheranno di risolvere il nodo della proprietà o dell’utilizzo (Cremona è pur sempre città lombarda), potrebbe forse rivelarsi utile aprire un dibattito a livello cittadino in merito alla possibile destinazione del complesso. Ipotizzare un concorso di idee progettuale. Verificare la candidabilità a bandi europei, nazionali, regionali, pubblici e privati per il recupero e la rinascita. Non dico di lanciarsi al galoppo. Nemmeno al trotto. Almeno al passo.