LA “PIERINA”, CENERENTOLA CREMASCA: PRINCIPE AZZURRO CERCASI

10 Maggio 2021 Di Renato Crotti

E’ la Cenerentola cremasca. Ha avuto pure lei un padre ricco. Stessa sorte dopo la morte del genitore: i familiari l’hanno umiliata, obbligandola a svolgere i lavori più umili. Rispetto alla favola resa celebre da Disney, cambia solo il nome. La nostra malcapitata si chiama Pierina. Flashback. Siamo ne l1932. Sette operai decidono di investire 82.000 lire. Acquistano a Crema un vecchio stabilimento dismesso tra via del Mulino e viale Santa Maria dove si producevano chiodi per ferri da cavallo. I sette temerari fondano la “Società Anonima Serio”. Iniziano a produrre macchine da scrivere. Nel 1934 nasce la “Everest 42”. Un successone. La “Serio” all’apice del successo conterà 600 dipendenti. Dagli anni Cinquanta, il declino. Nel 1960 Olivetti compra la Serio e sbarca a Crema. Il suo fondatore, Adriano, imprenditore lungimirante e visionario, è morto da poco. La costruzione dello stabilimento di Crema inizia nel febbraio del 1969. Progetto realizzato da Marco Zanuso, Eduardo Vittoria e dal giovanissimo Renzo Piano. Olivetti acquista anche un’area di circa 370mila mq. Il pacchetto comprende pure una vecchia cascina, ceduta in comodato gratuito al Gruppo Sportivo Ricreativo Olivetti. Ecco la nostra Pierina.

All’epoca una cascina come tante. La distingueva un gioiellino, noto a pochi: “La Crocifissione”, affresco realizzato nel 1870 da Eugenio Giuseppe Conti (1842-1909). L’immobile viene ristrutturato: ristorante, sale riunioni, spazi di incontro. Nel vasto parco si costruiscono cinque campi da tennis, tre campi da bocce, un laghetto per la pesca sportiva. Quando l’Olivetti chiude i battenti, inizia il declino. Poi l’abbandono. La natura si riappropria della cascina e delle strutture sportive. Gli oltre centomila metri diventano un bosco. Non per scelta. Mel 1994 nasce Reindustria. Società pubblico-privata costituita per rilanciare l’area lasciata dall’Olivetti. Presidente è l’imprenditore cremasco Gino Villa. La riconversione avviene anche grazie ai fondi per le aree depresse ottenuti negli anni successivi dal lavoro sinergico dei parlamentari locali, tra cui Gianni Risari. La cifra fu comprensibilmente destinata a far ripartire il comparto industriale. La Pierina non potè essere recuperata.

Se ne tornò a parlare nel 1998, sindaco Claudio Ceravolo. Obiettivo: la Pierina spazio pubblico per attività sportive per cittadini e società sportive locali, area verde per famiglie, nonchè campus universitario. Ottima idea. L’area fu acquistata dal Comune su iniziativa dell’assessore Agostino Alloni, convinto sostenitore del progetto di recupero e rilancio. Tre miliardi e duecento milioni di vecchie lire la cifra investita. Con la formula “Appalto di Concessione”, il Comune metteva a disposizione l’area e il progetto. Il privato, attraverso una gara pubblica europea, poteva presentare proposta di ristrutturazione e gestione. Così fu fatto. Vinse la ditta Foglia di Reggio Emilia, all’epoca proprietaria della “Reggiana Calcio”. Sei milioni e 850mila euro l’investimento previsto. I lavori iniziarono, ma la ditta Foglia di lì a poco fallì. Fine del sogno. Ci fece un pensiero un imprenditore locale per aprirvi un centro sportivo tennistico. Non andò in porto. Ci provò l’Ac Crema con un ambizioso progetto. Nulla di fatto. Crema, 2021. Principe azzurro cercasi. Cenerentola Pierina attende il bacio del risveglio.