LA DONNA CREMONESE CHE HA SCOPERTO IL “PAZIENTE ZERO” COVID A CODOGNO. RISCHIANDO IL POSTO DI LAVORO. ECCO IL SUO LIBRO.

18 Maggio 2021 Di Renato Crotti

Annalisa Malara è una donna della nostra terra cremonese. Tenace, determinata, meticolosa, con innato senso del dovere. Ha seguito la vocazione divenendo medico anestesista. Il 20 febbraio, all’ospedale di Codogno, prenderà una decisione di vitale importanza. Per tutti noi. Scoprirà il “paziente zero” affetto da Covid, assumendosi in prima persona la responsabilità di eseguire un accertamento clinico non autorizzato dalla dirigenza ospedaliera. Lei decise di correre il rischio. Ha narrato la sua esperienza nel libro “In scienza e coscienza. Cos’è successo davvero nei mesi che hanno cambiato il mondo” (Longanesi). Ma cosa accadde esattamente quella notte ed il giorno successivo? Come entrammo nella tragedia della pandemia?

Codogno. Al Pronto Soccorso dell’ospedale arriva uno strano caso di polmonite. Il mattino dopo Annalisa Malara è di turno in terapia intensiva. Visita Mattia Mestri. Giovane, atletico, senza patologie croniche. Eppure, si è aggravato di colpo.  La TAC non lascia dubbi: polmonite interstiziale. Perché le terapie non funzionano? Contro cosa combatte, il corpo di Mattia? Annalisa, da donna di scienza, aveva letto uno studio clinico riferito a un virus misterioso scoperto a Wuhan. Mortale. In Italia però non sta circolando. Secondo la burocrazia ed il protocollo sanitario nazionale Mattia non è un soggetto a rischio. Quindi, il costo per effettuare il tampone non è giustificato. Richiesta bocciata. Annalisa guarda i dati clinici del giovane in terapia intensiva. Non perde tempo. Al diavolo la burocrazia. Procede d’urgenza con il tampone. Positivo. Mattia Maestri diventa il primo paziente italiano a cui viene diagnosticato il Covid- 19. Se non avesse fatto quel tampone, sarebbero passati giorni prima della scoperta. Era l’annuncio del tragico tsunami imminente. Da quel giorno la vita di Annalisa e di noi tutti è cambiata. La pandemia è dilagata. Non pochi medici, anche eminenti, parlavano di qualcosa di simile a una brutta influenza. Nulla di più. Ma non la dottoressa Malara. Per mesi infermieri e medici come Annalisa hanno lavorato su turni massacranti, senza pause, senza risparmio, per assistere centinaia di migliaia di malati. In molti hanno perso la vita facendolo. La storia di Annalisa, dei suoi colleghi a Lodi e Codogno e di come hanno fatto scudo all’avanzata dell’epidemia è la storia di Davide e Golia: piccoli ospedali con pochi mezzi, schierati contro un mostro spaventoso. Ma è anche una storia di tenacia e competenza. Ed è, più di tutto, una storia di cura che ci riguarda tutti molto da vicino. A ottobre, Annalisa ha ricevuto dal presidente Sergio Mattarella l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.