ADDIO A CARLA FRACCI, DA UN PAESINO DEL CREMONESE AI PALCOSCENICI DEL MONDO

27 Maggio 2021 Di Renato Crotti

Da ragazzina la frequentazione della campagna cremonese è stata determinante nella mia educazione fisica e morale, nella consapevolezza di una vita più giusta. In quei luoghi ho imparato il senso del lavoro, dell’onestà”. Con queste parole Carla Fracci ricordava la sua infanzia nella nostra terra, in quel di Volongo (Cr), nell’intervista a “Mondo Padano” curata da Roberto Codazzi nel periodo in cui ero direttore. L’étoile della danza, tra le maggiormente note e stimate al mondo, se ne è andata oggi a 84 anni. “Da quelle parti c’è gente a cui dovrebbero dare l’Oscar del comportamento” sosteneva con commozione e riconoscenza.

Suo padre, Luigi Fracci, era alpino sergente maggiore in Russia, poi impiegato all’Azienda Trasporti Milanesi. Sua madre, Rocca Santina, era operaia alla Innocenti di Milano. Aveva una sorella, Marisa Fracci, anch’essa ballerina di danza classica. Con l’inizio della guerra Carla e la sua famiglia sfollarono presso la campagna di Volongo dalla nonna materna Argelide. Lì Carla, pur nelle ristrettezze del periodo e con la tragedia della guerra, visse felice circondata dalla natura, in cui si sentiva a suo agio trascorrendo le giornate in campagna e in compagnia dei cugini.

La cultura è alla base di tutto, non la sapienza. E’ quella base che ha fatto sì che nel Cremonese sia nata quell’arte angelica e sovrumana che ha portato certi artisti straordinari a modellare dal nulla il violino moderno, una cosa talmente vasta che tutto il mondo ammira e invidia”.

Tornò a Cremona nel 2017 per una performance al Museo del Violino. Alle giovani allieve presenti disse: “La danza è una carriera misteriosa, che rappresenta un mondo imprevedibile ed imprendibile. Le qualità necessarie sono tante. Non basta solo il talento è necessaria la grande vocazione, la tenacia, la determinazione, la disciplina, la costanza”.