GIANNI BOLZONI, IL PATRON DE “IL FULMINE” DI TRESCORE CREMASCO

29 Maggio 2021 Di Renato Crotti

Il 18 marzo scorso il Covid s’è portato via anche lui. A 16 anni aveva perso il papà. Durante il servizio militare passa a miglior vita anche la mamma. Penultimo di sette figli, al rientro a casa decide di andare avanti con l’osteria del papà Angiulì, detta “Al fulmèn” da quando negli anni Venti una saetta colpì la locanda di Trescore Cremasco. Gianni Bolzoni, classe 1940, dietro il bancone della salumeria Cagnana conosce Clementina Lupo Stanghellini, detta Emy. La sposa. Insieme trasformano gradualmente l’osteria in una “trattoria” rinomata in tutta Italia: il Fulmine. Una lunga gavetta. All’inizio degli anni Ottanta l’amicizia e l’apprendimento con Franco Colombani del Sole di Maleo e Peppino Cantarelli di Samboseto. Impara dai grandi chef. Poi rielabora, studia, sperimenta. Portavoce della cucina tradizionale italiana, aderisce all’associazione “Linea Italia in Cucina”, alternativa culturale al movimento della Nouvelle Cuisine. Negli anni ottiene anche una stella Michelin. La sua cantina era ed è tra le meglio fornite del nord Italia. Etichette nazionali e francesi. Il top. Voce flautata, sempre sorridente, affabile, cordiale. Non proponeva le sue ricette. Le raccontava. Ha nobilitato la cucina cremasca e le ricette della tradizione. Quella vera. Autentica. Un personaggio che ho ricordato nel mio libro “Cremaschi, strana gente”.