MONS. EMILIO LINGIARDI RICORDA PAPA GIOVANNI XXIII NELL’ANNIVERSARIO DELLA MORTE, SVELANDO UNA RELIQUIA DEL SANTO PADRE CHE VENERA E CUSTODISCE

3 Giugno 2021 Di Renato Crotti

DI MONS. EMILIO LINGIARDI:

Ricorre oggi l’anniversario della pia e santa morte di papa Giovanni XXIII avvenuta il 3 giugno 1963, verso le 19,30, Lunedi di Pentecoste. Il giorno precedente, Mistero dello Spirito Santo, avevamo partecipato nella Cattedrale di Genova alla consacrazione episcopale di mons. Franco Costa, che sarebbe entrato in diocesi come nuovo vescovo di Crema il 30 giugno.

Ero studente di prima Teologia e subito sono entrato in amicizia con il segretario di papa Giovanni XXIII, mons. Loris Capovilla, che ho incontrato spesso sia nel suo studio in Vaticano, sia a Chieti ed a Loreto, dove aveva esercitato il suo ministero Episcopale e, negli ultimi anni, a Sotto il Monte (Bg), dove è morto tre anni fa, rivestito della porpora cardinalizia, donatagli da Papa Francesco. Ho ricevuto tante confidenze, che restano nel mio cuore, come conservo una reliquia preziosa: un pezzetto di veste bianca di Papa Giovanni XXIII.

Credo il messaggio più autentico che abbiamo dal “Papa buono” sia la pace, che Lui ha voluto lasciare, quasi come testamento, nell’enciclica “Pacem in Terris”, fatta conoscere per la prima volta non solo ai cattolici, come era tradizione nella Chiesa, ma a tutti gli uomini di buona volontà, l’11 aprile del 1963, meno di due mesi prima della sua morte, il Giovedì Santo. Era nata dalla riflessione seria e preoccupata sulla minaccia vera della terza guerra mondiale, che stava per scoppiare l’anno precedente, il 20 ottobre 1962. Mancava un’ora allo scoppio del conflitto dopo le vicende della “Baia dei porci” e dei missili a Cuba, tra Stati Uniti, presidente John Fitzgerald Kennedy e l’Urss guidata Nikita Kruscev. Papa Giovanni, con l’aiuto del suo aiutante di camera Guido, da una radio un poco rudimentale, ha rivolto un accorato appello ai due contendenti, convincendoli a lasciare le armi e pensare alla vita dei Popoli. Avendo ricevuto una risposta positiva al suo appello di Padre dell’Umanità, scese nella Basilica di San Pietro a cantare il “Te Deum” con i vescovi presenti al Concilio, inaugurato l’11 ottobre, per il dono della Pace. In quella lettera apostolica, mons. Capovilla mi ha sempre fatto notare un’espressione latina quasi gustosa: “alienus a ratione qui cogitat bellum” (è fuori di testa chi ancora oggi pensa alla guerra).

Per il Papa la Pace si basa sull’incontro con ogni persona, al di là delle ideologie, anche religiose. Amava dire: “cercate ciò unisce e lasciate perdere ciò che divide”. Se guardate all’esterno o in superficie è più ciò che divide, ma se con pazienza e rispetto guardate in profondità è più ciò che unisce”. Ѐ la ragione della convocazione, a 78 anni compiuti, del Concilio Ecumenico Vaticano II, dell’incontro con Svetlana e suo marito, (figlia e genero di Kruscev), della visita ai bambini malati ed ai malati in ospedale, dell’incontro con i carcerati a Regina Coeli, della visita pastorale alle parrocchie di Roma. Salvate l’uomo dalle ideologie, è quanto ci ridice oggi: incontrare l’uomo nella sua concretezza esistenziale e storica e con tutti, fare un pezzo di strada insieme, perché siamo veramente fratelli.