IL POLITEAMA CREMONESI ED IL VITTORIA, L’ASTRA ED IL TEATRO NUOVO. I CINEMA DI CREMA PRIMA DELLA MULTISALA

6 Giugno 2021 Di Renato Crotti

Difficile dimenticare la prima volta che siamo andati al cinema. Qualcuno ricorderà anche quale film ha visto. Tutti sicuramente rammenteranno l’emozione quando finalmente sullo schermo venivano proiettate le prime immagini.  C’è qualcosa di magico nel cinema, ma anche nelle sale cinematografiche, oggi soppiantate dalle Multisala. Crema compresa. Pur se quando venne annunciato il progetto ci fu una forte contrapposizione politica tra i sostenitori ed i contrari al nuovo edificio.

Una delle principali differenze rispetto agli attuali Multisala era legata ai posti a sedere: non si poteva prenotare. Ammesso entrare anche a proiezione iniziata. Se si arrivava in ritardo, nei giorni più affollati, si era costretti al torcicollo perché gli unici posti disponibili erano in prima fila.

A Crema molti si ricorderanno del Politeama Cremonesi, a metà via Mazzini (oggi sede della Galleria, con bar e negozi), gestito dalla omonima famiglia. Ampio ingresso con biglietteria e, oltre le tende in panno, platea e galleria al piano superiore. Era, a mio personale parere, la miglior sala cinematografica cittadina. Anni in cui le cassiere e le «maschere» erano personaggi autentici, conosciuti da tutti. I cinema avevano un’anima. Si differenziavano, in Italia, per alcune caratteristiche. Quelli di «prima» e di «seconda» visione, dove si potevano vedere a un costo minore i titoli usciti qualche settimana prima. Oppure per gli interni: poltroncine in legno o imbottite e rivestite in panno rosso.

Sempre in via Mazzini, imboccandola da piazza Garibaldi, c’era il Vittoria, regno della famiglia Quilleri. Atrio abbastanza ampio, marmo bianco. Fortunatamente, dal 1975 il fumo all’interno venne vietato in tutte le sale. Nei cinema c’era poi l’intervallo tra il primo ed il secondo tempo. Il breve lasso di tempo era necessario a “cambiare la pizza” del film e veniva utilizzato dagli spettatori per fare la fila alle macchinette automatiche distributrici di Coca Cola e Fanta, uniche bibite disponibili, cercando affannosamente alla cassa il cambio della moneta. Per i giovani di oggi, abituati agli enormi bar delle multisale, difficile pensare a cinema in cui non si poteva entrare neppure con un minuscolo pacchetto di patatine in mano. Non parliamo delle bibite: erano in bottigliette di vetro con vuoto a rendere e in sala non si potevano portare.

L’Astra, in piazza Marconi, poco distante da dove sorgeva il Teatro Sociale. Non aveva una identità precisa. Quando, negli anni Ottanta, uando, negli anni Ottantainiziò la crisi delle sale cinematografiche, l’Astra, per stare a galla, iniziò a proporre qualche film “scollacciato”. Scelta che lo accomunò all’Astor di Soncino, che andò molto oltre. Prima l’avvento della tv commerciale, il videoregistratore, la diffusione dell’home video, Blockbuster, la comodità dei film sul satellite, infine lo streaming: il cinema, spesso, oggi si vede in casa. Il rito non è più collettivo come nelle ex sale cinematografiche. Diventa personale e personalizzato. Sui device o nella Multisala, dove certo la qualità audio e video sono eccezionali.

Anche l’attuale Teatro San Domenico è stato un cinema. Si chiamava Cinema Teatro Nuovo. Inaugurato come sala polifunzionale il 12 febbraio del 1944, venne inaugurato con “La Traviata”. Nell’abside della ex chiesa vennero ricavati tre piani. Venne posizionata una galleria all’altezza della copertura delle cappelle laterali e si addossò alla facciata una “bussola” in muratura per la vendita dei biglietti.

C’erano poi le sale parrocchiali presenti in moltissimi oratori del territorio. Impossibile citarli tutti. Tra le principali in città, la sala delle Canossiane in via Matteotti e all’oratorio di Ombriano. Programmazione attentamente scelta dal parroco, spesso presente in sala, come narrato in numerosi film sul periodo. Da Giuseppe Tornatore con “Nuovo Cinema Paradiso”, omaggio al suo Supercinema di Bagheria, oggi multisala, sino alle memorabili scene con la Gradisca in “Amarcord” di Fellini.

Oggi è cambiato il modo di andare al cinema.  Resta ancora viva la memoria di quelle sale buie e ovattate in cui si cercava di non sedersi dietro una persona alta per evitare il rischio di non vedere lo schermo. Oppure ci si doveva alzare per far uscire qualcuno dalla fila delle poltroncine, dove lo spazio per le gambe era ristretto. Oggi, certo, la comodità che offrono le multisale è molto maggiore, ma il fascino dei vecchi cinema «monosala» al cui interno sono cresciute intere generazioni, forse per l’effetto nostalgia, resta unico e indimenticabile.

Il cinema è condivisione e quel momento in cui è tutto buio, prima della proiezione del film, è qualcosa di così magico, che non si può sostituire con nient’altro.