SAN PANTALEONE, IL MEDICO CHE LIBERÒ CREMA DALLA PANDEMIA. ECCO DOVE SONO E COME ARRIVARONO IN CITTÁ LE TRE RELIQUIE. OGNI ANNO A RAVELLO LA LIQUEFAZIONE DEL SANGUE MIRACOLOSO.

10 Giugno 2021 Di Renato Crotti

DI PIERLUIGI CANTONI

Fu il primo medico a liberare i cremaschi dalla pandemia di colera. La diocesi di Crema lo celebra oggi, 10 giugno. Ѐ il Patrono della città: San Pantaleone. Per rinnovare il ringraziamento, ogni anno i sindaci del territorio, in processione, consegnano sull’altare del Duomo, nelle mani del vescovo, un cero votivo.

Sono tre le reliquie del Santo presenti in città. Come annota don Giuseppe Degli Agosti, il 24 febbraio 1493, la Comunità di Crema aveva dato l’incarico a frate Agostino Cazzuli, del Convento di Sant’Agostino, di perorare la causa per ottenere dal convento agostiniano di Genova una reliquia del braccio di San Pantaleone, là conservata. Ciò avvenne. La reliquia fu portata nella Chiesa del convento di Sant’Agostino. Con le requisizioni napoleoniche del 1810, anche la reliquia divenne proprietà dell’Ospedale Maggiore. Nell’Ottocento fu poi donata alla Cattedrale di Crema, dove si trova tuttora, in un reliquiario di forma cilindrica, che termina con una mano benedicente.  Il 27 luglio 1836 Crema era stata colpita dall’epidemia di colera. I Cremaschi pregarono San Pantaleone, medico e martire, e il 27 luglio, giorno del suo Martirio, l’epidemia cessò. Ottenuta la grazia, nel luglio 1361 la Comunità di Crema proclamò il Santo nuovo Patrono della Città, abbandonando i precedenti Patroni, che erano San Sebastiano e San Vittore.

Avvincente e in parte avvolta dal mistero la vicissitudine della seconda reliquia. Nel 1317 a Venezia, come risulta da un documento manoscritto ritrovato nel 2003 nella chiesa di San Simeone, si aprì una cassa portata da Costantinopoli nel 1203 da due veneziani e custodita nel sacrario dell’altare. In essa erano contenute reliquie del cranio di San Pantaleone. Alcuni cremaschi, presenti all’apertura, chiesero e ottennero di portare una reliquia del cranio nella loro chiesa maggiore: il Duomo, allora in costruzione. Oggi è ancora venerata in un reliquiario, dal volto umano, di rifacimento ottocentesco. La terza reliquia con il sangue di San Pantaleone venne donata nel 2002 alla Cattedrale di Crema dal vescovo di Lanciano, monsignor Carlo Ghidelli, nativo di Offanengo.

Forse non tutti sanno che c’è anche un legame devozionale tra Crema e Ravello, la rinomata località della costiera Amalfitana situata su una ripida rupe che sovrasta Maiori e Minori. Nel Duomo di Ravello è conservata, come reliquia, un’ampolla vitrea contenente il sangue di San pantaleone mescolato ad una spuma lattescente; essa sarebbe stata portata dall’Oriente per via mare da mercanti amalfitani. Nella ricorrenza della festa (27 luglio) avviene il fenomeno della liquefazione: il contenuto dell’ampolla appare sciolto e di un colore rubino. Al fenomeno è sempre stata data, come accade a Napoli per il sangue di san Gennaro, un’interpretazione divinatoria che vede, nel ritardo o nella mancata effettuazione della liquefazione, un pronostico infausto di qualche prossima calamità.

Altre reliquie del Santo, per eventi storici sono in parte decifrati, sono presenti anche a Genova, Venezia, Roma, Napoli, Brindisi e Madrid. Una curiosità, forse nata dallo storico rapporto tra Crema e la Repubblica di Venezia. Nella città lagunare il suo culto del Santo è sin dall’antichità assai diffuso a Venezia, dove pare il suo nome ebbe tanta fortuna da designare la maschera tipicamente veneziana della Commedia dell’Arte e, forse, ispirare l’emblema della Repubblica. Il nome Pantaleone, in greco, significa “in tutto leone, forte come leone”.