DOPO L’ARTICOLO DI ALEX CORLAZZOLI SULLA RAGAZZA CREMASCA BOCCIATA IN TERZA MEDIA ED IL SUO DURO ATTACCO AI DOCENTI ECCO L’INTERVENTO DEL DOCENTE AMEDEO FERRI: LE PAROLE SONO TUTTO CIÒ CHE ABBIAMO, PERCIÒ È MEGLIO CHE SIANO QUELLE GIUSTE

12 Giugno 2021 Di Renato Crotti

DI AMEDEO FERRI

Che dire del pezzo del giornalista del Fatto Alex Corlazzoli? Brutto, pieno di luoghi comuni sul mondo della scuola: un po’ della solita retorica, i docenti insensibili, la solita spruzzatina di don Milani ed ecco apparecchiato l’articolo buono per tutte le circostanze.

Ciò che, tuttavia, mi ha portato a riflettere e a considerare l’opportunità di inviare il mio commento sta nei pregiudizi e nelle parole piene di livore che qualche lettore ha indirizzato a noi docenti, attraverso le pagine social collegate al tuo sito www.renatocrotti.it e nel mio desiderio di stigmatizzare questo genere di comportamenti verbalmente violenti, che tanto danno arrecano alla nostra società e ai nostri figli.

Partiamo da un presupposto: per un insegnante con una seria coscienza etica e professionale, bocciare è difficile e penoso perché è un momento cui nessuno di noi vorrebbe mai arrivare. Io stesso, quando durante uno scrutinio mi trovo a dover votare per la bocciatura, mi chiedo se ho fatto abbastanza, se il mio impegno è stato adeguato, se non ho lasciato indietro nulla per portare lo studente alla promozione. E credimi, questo ce lo chiediamo tutti, perché non siamo quei “criminali”, “persone malvagie” e “cialtroni” come qualche lettore ci ha definiti, ma siamo padri, madri, figli, fratelli e non ci manca quella sensibilità umana per capire quanto siano pesanti, oggi, le conseguenze di una bocciatura scolastica a livello familiare e sociale.

Oltre a questo, siamo però dei professionisti preparati, alle nostre spalle abbiamo percorsi accademici impegnativi, siamo tutti vincitori di difficili concorsi pubblici e francamente cominciamo a essere stanchi di sentirci spiegare, con petulante arroganza e infinita superficialità, come dovremmo svolgere il nostro lavoro.

Fatta questa lunga premessa, e me ne scuso, torniamo al quesito alla base di questo mio contributo: perché si boccia?

I casi per cui si boccia sono fondamentalmente legati alla frequenza e al profitto e non ci sono simpatie o antipatie che tengano: come pubblici ufficiali, siamo chiamati alla massima trasparenza e correttezza professionale.

Si boccia perché ci sono ragazzi che decidono di frequentare poco, o di smettere di frequentare, nonostante famiglie e docenti facciano di tutto per far loro capire che stanno sbagliando; una normativa prevede che non possano essere superati i 52, hai letto bene, giorni di assenza, su 205. In questo caso, l’alunno non è scrutinabile. Quest’anno, tre miei studenti sono stati fermati per questo motivo; io stesso mi sono trovato in prima linea, come coordinatore di due classi, per trovare una soluzione al problema. Non ti dico il tempo passato a scuola e al telefono con i genitori di questi ragazzi, padri e madri letteralmente impotenti rispetto alla sciagurata volontà dei loro figli di perseguire nella loro scellerata decisione di non voler frequentare le lezioni. Ti assicuro che i colleghi, la preside e io abbiamo fatto veramente l’impossibile.

Si boccia per il profitto, perché purtroppo c’è sempre stato chi allo studio preferisce altre cose. Per essere bocciati, peraltro, sono necessarie quattro insufficienze. Quattro. In genere, tuttavia, con quattro insufficienze facciamo sempre in modo di sanarne una con il 5 attraverso il cosiddetto “studio autonomo” estivo. Con cinque insufficienze, non c’è modo di evitare la bocciatura e mi chiedo se sarebbe giusto promuovere un ragazzo con così tante lacune.

Ecco qua, caro Renato, la descrizione di un brevissimo spaccato di vita scolastica, nella quale tutti mettiamo un grande impegno, perché crediamo che il nostro lavoro, al di là della non semplice trasmissione di conoscenze, sia fondamentale per la formazione della società del nostro futuro e del futuro dei nostri figli.

Un ultimo pensiero, però me lo concederai, lo dedico a coloro che usano il web per sfogare non so bene cosa e lo fanno ricorrendo a un armamentario dialettico che personalmente considero poco degno per un essere umano. A queste persone, che invito a una maggiore prudenza verbale, propongo questa bella riflessione di Raymond CarverLe parole sono tutto ciò che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste”.

(Autore: Amedeo Ferri)