VENTINOVE ANNI FA LA STORICA VISITA DI PAPA GIOVANNI PAOLO II A CREMA: IL RICORDO E LE TESTIMONIANZE DI QUELL’INDIMENTICABILE GIORNATA. ANEDDOTI E RETROSCENA COMPRESI

20 Giugno 2021 Di Renato Crotti

Il 20 giugno 1992 papa Giovanni Paolo II compì la prima visita di un Pontefice alla diocesi di Crema. Un evento storico rimasto impresso nella memoria collettiva pur a 29 anni di distanza. Impeccabile l’organizzazione curata dall’allora vescovo mons. Libero Tresoldi e da uno staff costituito ad hoc. Il Santo Padre, proveniente da Lodi, fece il suo ingresso in Cattedrale alle ore 11, accolto, oltre che dal vescovo di Crema dal parroco della Cattedrale, mons. Emilio Lingiardi.  “Il Santo Padre di mi disse: mi appoggio a lei, senno rischio di cadere, mi disse”, ricorda oggi mons. Lingiardi, “l’ho sostenuto sino alla Cappella del Santissimo, dove si è inginocchiato in preghiera. Il suo segretario, don Stanislao, ad un certo punto lo chiamò per prepararsi alla Santa Messa, che era dedicata agli ammalati ed ai volontari del settore sociale, ma il Santo Padre restò immobile e terminò il suo momento di raccoglimento e preghiera”.

La piazza era gremita di fedeli e la radio diocesana, Antenna 5, fece la radiocronaca dell’intera visita, compresa la diretta della Messa in Duomo. “Se le barriere dell’indifferenza si fanno più resistenti, la carità ha la forza di abbatterle; se la superficialità e l’individualismo rischiano di rendere meno respirabile il clima dell’umana convivenza, la carità può rinnovarlo e purificarlo; se il cerchio dell’egoismo è sempre più stretto e soffocante, la carità, solo la carità, è in grado di spezzarlo definitivamente” esortò il Pontefice durante l’omelia, “occorre che i credenti diano speranza ai propri fratelli attraverso l’umile e gioiosa testimonianza dell’amore solidale”. Al termine della celebrazione in Cattedrale, papa Woytjla si affacciò dal balcone del palazzo vescovile: fu un’ovazione di applausi tale da strappare un largo sorriso al pontefice. Seguì il pranzo in episcopio. “Gli chiesi un’indicazione pastorale per il nostro ministero sacerdotale. Subito mi rispose. Senza esitazioni: la famiglia. Si dedichi alle famiglie. Parlammo anche della situazione in Polonia. Il Santo Padre sapeva della nostra azione a sostegno dei frati polacchi e, l’anno dopo, fui invitato in Vaticano dove partecipai alla Santa messa celebrata dal Papa e mi intrattenne anche a colazione. Al termine del pranzo, congedandosi dai sacerdoti diocesani, mi esortò convinto e con modo suadente: conservi sempre bella questa Cattedrale signor arciprete ”.

In piazza Garibaldi venne allestito un palco per l’incontro con la cittadinanza ed anche a Santa Maria della Croce, dove il sindaco, Walter Donzelli, affiancato dalle massime autorità civili e militari del territorio, diede il benvenuto al Santo Padre. Profetiche e ancora oggi di stringente attualità le parole di Woytjla in quell’occasione: “Carissimi fratelli e sorelle, lasciatevi attrarre dalle vette della divina carità! Anche la nostra età ha bisogno di persone capaci di vincere l’appiattimento e la mediocrità; l’umanità di oggi ha sete di concretezza e di fatti: cerca testimoni e apostoli. Carissimi operatori della carità, la Chiesa vi ringrazia, vi stima e cammina con voi”. Entrando nella basilica, il Papa fu accolto dal Rettore, mons. Zeno Bettoni e Sua Santità si raccolse poi in preghiera nello scurolo della chiesa, dove sottoscrisse l’Atto di Affidamento alla Madonna di Santa Maria della Croce della Comunità Cremasca.

Indimenticabile, anche per chi scrive, l’incontro con i giovani al santuario di Caravaggio. Il Papa rispose a tre domande poste da altrettanti giovani. “Oggi si muore in molti modi: di vecchiaia, di malattia, di cancro, terrore di tante persone, di droga, di Aids. Si muore dimenticati dalla società efficientista, si muore di morte improvvisa: per incidente stradale, sul lavoro. Si muore persino ancor prima di nascere, perché qualcuno si arroga il diritto di decidere della vita umana, che è sacra” affermò Giovanni Paolo II rispondendo alla domanda di un giovane di Crema sulla morte, “morire lascia sgomenti, soprattutto quando colpisce persone giovani. La morte, tuttavia, può diventare un’esperienza di straordinaria solidarietà. Il morire ci affratella: san Francesco chiamava la morte “Sorella”. In un mondo che esorcizza la morte e fa di tutto per occultarla, non risulta inutile, anzi diventa urgente e necessario, richiamare la inevitabilità di un evento che fa parte della “storia” dell’uomo, di ogni uomo. Ma c’è anche la solidarietà di chi “sta accanto” alla persona che “muore” dato che il morire ha il suo momento più drammatico nel “restare soli”; quella solitudine che in Gesù diventa grido: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?” (Mc 15, 34). Occorre riconciliarsi con la morte. Per noi credenti, tuttavia, si muore ogni giorno per risorgere. Riconciliarsi pertanto con la morte significa accogliere sino in fondo la vita; significa anche condividere il calice amaro della solitudine e della sofferenza che tanti fratelli stanno bevendo. Tale solidarietà rende la morte più umana e la vita più vera”.

Ѐ entrata nella storia la conclusione del suo intervento rivolto ai giovani, tanto amati da questo Papa, inventore delle GMG che si svolgono ogni anno in un luogo diverso del mondo: “Cari giovani, non abbiate paura!”.