LODOVICO BENVENUTI, IL CREMASCO TRA I PADRI DELL’EUROPA, MEMBRO DELL’ASSEMBLEA COSTITUENTE E PRIMO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO EUROPEO

22 Giugno 2021 Di Renato Crotti

Ogni popolo europeo maturi la consapevolezza di non potersi salvare da solo, data la palese inseparabilità delle sorti delle nazioni d’Europa: i problemi di ognuno sono i problemi di tutti. La sicurezza di uno è la sicurezza di tutti. Le difficoltà di ciascuno sono le difficoltà di tutta la Comunità, siano esse difficoltà di ordine politico, economico o sociale”. Parole che racchiudono, come uno scrigno prezioso, il lungimirante e avveduto pensiero del parlamentare democristiano cremasco Lodovico Benvenuti, di cui ricorrono 55 anni dalla prematura scomparsa, avvenuta il 27 maggio 1966. Nel 1957, a ridosso della firma dei Trattati di Roma, che sancirono la nascita della Comunità Economica Europea (CEE) e dell’Euratom, venne nominato Segretario Generale del Consiglio d’Europa, incarico che ricoprì sino al 1964: fu il primo presidente dell’Assemblea di Bruxelles ed il primo italiano ad essere chiamato ad un così rilevante, prestigioso, strategico incarico. Il francese Pierre Pflimlin, che gli succedette nella guida dell’Assise, disse rivolgendosi al collega e amico: “nel suo cuore l’Europa è stata sempre viva. Ella è stato dunque un costruttore dell’Europa comunitaria”. Una verità indubbia, come conferma la sua immediata e convinta adesione al movimento europeista di Altiero Spinelli e l’intensa attività divulgativa dell’ideale europeo.

La vocazione all’impegno sociopolitico di Benvenuti trovò linfa, motivazione ideale e valoriale nelle file della FUCI, ed un primo sbocco all’impegno militante nel Partito popolare dal 1919 al 1926. Partecipò alla prima guerra mondiale e visse da partigiano la seconda, divenendo poi fondatore del CLN nel cremasco e membro del CLN lombardo per la Democrazia Cristiana. Nel 1946 fu eletto deputato della Assemblea Costituente per il collegio di Mantova e Cremona lasciando un indelebile segno, assicurando un prezioso e peculiare apporto alla redazione della Carta Costituzionale sui temi delle libertà fondamentali della persona e diritti inviolabili dell’uomo. A seguire, dal 1948 al 1957, nelle prime due legislature repubblicane, fu eletto alla Camera dei Deputati, dove fu membro delle Commissioni Agricoltura e Affari Esteri. Con il premier Alcide De Gasperi condivideva l’intensa carica valoriale, la profonda fede, la passione civile e la convinzione che “un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione”.

Nei governi guidati dal leader trentino ricoprì numerosi incarichi, sia come sottosegretario al Commercio, sia al dicastero degli Esteri. Fiducia confermata anche dai Governi Pella, Fanfani e Scelba. La preparazione, l’abnegazione e le indubbie capacità diplomatiche gli valsero la nomina a rappresentante dell’Italia all’Assemblea consultiva del Consiglio d’Europa fin dalla sua prima sessione nel 1949. Dal settembre 1952 al marzo 1953 fu vicepresidente della Commissione Costituzionale e relatore della Commissione per le Attribuzioni politiche dell’assemblea incaricata di elaborare un progetto di Statuto di una Comunità politica europea.

Un gigante della politica, un antesignano, un concreto visionario, che Crema, sua città natale, commemorò nel 2017 con l’evento “De Gasperi e Benvenuti: cremaschi per l’Europa” promosso dal Comune, Diocesi e Rotary Crema, con una mostra allestita dalla Fondazione De Gasperi ed una serie di incontri con relatori di primissimo piano, da Maria Romana De Gasperi a Enrico Letta al cardinale Giovanni Battista Re, già segretario di Stato vaticano. Nel medesimo periodo, lo storico Giovanni Paolo Cantoni pubblicò il volume “Lodovico Benvenuti. Dalla Resistenza all’unità europea

Dopo la sua morte gli subentrò a Montecitorio il politico offanenghese Narciso Patrini, che tenne il discorso commemorativo dello statista cremasco alla Camera dei Deputati. In quella occasione lesse una significativa, lungimirante e ancora oggi più che mai attuale frase di Benvenuti: “Rallegriamoci per questa vetusta Europa, che dà prova di saggezza e si rivolge ai giovani della sua terra con un appello appassionato: bisogna conoscerci meglio per comprenderci di più e comprenderci meglio per poterci amare di più”.