ANNI ’80, I PANINARI A CREMA. DAL BREAK TIME AL BREKKINO, DAL DISCO ROSSO AI RITROVI CITTADINI: ECCO I WILD BOYS CREMASCHI

28 Giugno 2021 Di Renato Crotti

Anni Ottanta. Periodo di benessere. O presunto tale. Sui marciapiedi della pasticceria “Paganini” di Busto Arsizio, nascono i “paninari”. La moda della nuova tribù giovanile prese poi piede tra il 1982 e il 1983 nel capoluogo milanese tra gli studenti di alcuni licei privati famosi di Milano (Gonzaga, Studium, Leone XIII, Salesiani, San Carlo). Giovani dai quattordici ai vent’anni, che avevano come punto di incontro la zona di Piazza Liberty dove si trovava il bar “Al Panino”, dal quale scaturì l’appellativo di “paninaro”. La moda si diffuse in tutta Italia. Crema compresa.

In città, il locale cult prediletto dai “paninari” nostrani fu inizialmente il “Brekkino” (nome usato in città per identificare il locale, anche se l’appellativo gli fu dato successivamente), dove prima sorgeva una latteria, all’angolo tra via Racchetti e corso Matteotti.  Dopo poco aprì i battenti il fratello maggiore, il “Break Time” di via Racchetti. Proprietario Walter Longhino, conosciuto poi negli anni a seguire come esponente di spicco della Lega Nord cittadina. Il locale si adeguò alla tendenza proponendo hamburger, panini, patatine fritte, Coca cola, emulo del “Burghy” di piazza san Babila a Milano. Il locale replicava in tutto e per tutto lo stile delle paninoteche milanesi, (Mc Donald’s in Italia non era ancora arrivato). Arredi colorati, con predominanza per rosso e giallo, menù fotografici dei panini alle pareti. Per la prima volta si sentiva parlare a Crema di beveroni come il milk-shake.

I due locali costituivano le mete predilette. Nel vestiario e per gli accessori erano d’obbligo la griffe autentiche e alla moda, quale indice di ricchezza familiare. Reale o presunta. Proibite rigorosamente le imitazioni e le merci contraffatte pena il disconoscimento sociale con appellativo di “gino”, “truzzo” o “tamarro”. Scarpe Timberland, jeans Americanino, cinturone El Charro e giacca rigorosamente Moncler erano la “divisa d’ordinanza”. La moto era la Zundapp 125 e l’auto la Jeep Renegade. In breve tempo diviene fenomeno di costume acquistando una discreta notorietà a livello nazionale, soprattutto per merito della pubblicazione di alcuni fumetti dedicati ai paninari e del personaggio interpretato da Enzo Braschi in Drive In. Nel 1986 i Pet Shop Boys, a seguito di una visita nel centro di Milano, incisero il singolo “Paninaro”, che permise alla moda di valicare i confini nazionali. I protagonisti del videoclip, girato a Milano, erano alcuni ragazzi perfettamente vestiti secondo i canoni vigenti.  Tra i tormentoni dell’epoca, “Wild Boys” dei Duran Duran, un “inno” per i ragazzi di quel periodo, ma anche “Zippo Panino”, “Il Cucador”, “Preppy” e la testata femminile “Sfitty”, dal gergale “sfitinzia”, ossia, ragazza.

A Crema c’erano anche altri locali o punti di ritrovo. Per acquistare dischi, il negozio di riferimento era il “Disco Rosso” in piazza Garibaldi, in contrappunto al metallico “Videoclip” di via XX Settembre. Al di sopra di ogni tendenza o appartenenza, età o gusti, il mitico 747 di Gallini. Lorenzo è il maestro. Nelle scuole come l’Ipc di Crema, che ai temi aveva sede dove oggi si trova il teatro San Domenico, si ritrovavano schiere di paninari autoctoni.

Per i negozi di abbigliamento era d’obbligo la trasferta a Milano. Per i “paninari” era da “sfigati” comprare l’abbigliamento in città. Al contrario delle altre tribù metropolitane, a Crema per un periodò ci fu un negozio della catena “Inferno & Suicidio”, dove si servivano per lo più metallari, dark e gotici. Anche se era molto più “in” andare a Cremona al “Ciandra”. Le vacanze estive dei “paninari” avevano alcune località cult: Forte dei Marmi, Santa Margherita Ligure, Rapallo, Camogli e altre. In inverno, Madonna di Campiglio, Courmayeur, Cervinia, Gressoney o Bormio.  

Alla moda seguì la fioritura di riviste dedicate. Tra esse queste, “Il Paninaro”, con una tiratura che raggiunse centomila copie. Cessò le pubblicazioni col numero 48 nel dicembre del 1989. Rimane testimonianza del movimento cremasco dei paninari nel lungo articolo che la rivista cult Paninaro dedicò alla nostra città sul numero 28. Anche se sulla copertina l’articolo è richiamato come “Paninari da Cremona”, in realtà si parla di Crema e il titolo del pezzo è “Novità al brucio dal cremasco”. Purtroppo, non si trova in rete una copia dell’articolo. Se qualcuno volesse togliersi questo sfizio su Ebay è in vendita una copia della rivista. La moda paninara si esaurì a Milano tra il 1987 e il 1988 e presto nel resto dell’Italia.

Come per qualsiasi moda passata, si tengono serate revival presso discoteche, dove i frequentatori sono dei reduci oramai adulti, esortati a presentarsi con indumenti della moda dell’epoca. Anche in questo caso, Crema non è stata alla finestra. Alcuni anni fa, i “paninari forever” si sono dati appuntamento alla discoteca “Momà” di via Diaz, per una notte di nuovo Sherazade, come nel lontano 1984 (articolo sulle discoteche cremasche anni Ottanta al link https://www.renatocrotti.it/2021/05/24/406/). Un amarcord sulle note di “Wild Boys” dei Duran Duran, “True” degli Spandau Ballet, “Do you really want to hurt me” di Boy George, “Easy Lady” di Ivana Spagna. Erminio Tacca fu l’organizzatore della riuscitissima serata. Sui divanetti, insieme ai “panoz” cremaschi, oltre ad Andrea Marzolla, anche Angelo Pezzetti, dal 1979 volto del locale cittadino: “Sono stati anni meravigliosi. I paninari riempivano il mio locale per tutto il fine settimana, alcuni li rivedo ancora oggi, indubbiamente cambiati ma sempre inconfondibili”.

 Una serata “troooppo giusta!”.