IL TRATTATO SULLA PITTURA DI LEONARDO DA VINCI NELLA CHIESA DELL’IMMACOLATA DI RIVOLTA D’ADDA: OPERA UNICA, SPLENDIDA E MISTERIOSA. ECCO LA STORIA DELLE 104 TAVOLETTE

30 Giugno 2021 Di Renato Crotti

DI PIERLUIGI CANTONI

                                                                     La chiesa dell’Immacolata Concezione a Rivolta d’Adda, con la sua volta a botte interamente affrescata costituisce la più completa trasposizione del Trattato sulla Pittura, ideato da Leonardo da Vinci tra il 1489 ed il 1490 con lo scopo di fornire ai propri allievi un supporto teorico sul quale fondare la propria arte. Ѐ un’autentica rarità pittorica. Il tema venne affrontato da numerosi studiosi del genio fiorentino, tra cui il giornalista cremonese Fabrizio Loffi, ideatore e animatore del blog “Cremona misteriosa”.

Una prima particolarità della chiesa dell’Immacolata Concezione è l’orientamento: l’altare si trova a ovest, invece che a est, probabilmente perché era collegata al culto dei morti. Il territorio retrostante, infatti, era un luogo di sepoltura. Dopo l’interruzione dei restauri nel 1980, la piccola chiesa giace dimessa di fronte alla stupenda basilica di Santa Maria e San Sigismondo, uno dei gioielli del romanico lombardo. Guardando la facciata esterna dalle classiche linee tardogotiche quattrocentesche nessuno supporrebbe che l’interno della possa celare un tesoro unico e magnifico.

La decorazione delle volte nelle chiese lombarde era generalmente realizzata con ricorrenti motivi ornamentali, mentre già da un paio di secoli era diffuso l’uso di affrescare immagini sacre entro le finte finestre circolari lungo la navata delle chiese. Era poi un’usanza tipicamente lombarda quella di impiegare nei palazzi privati tavolette da soffitto con dipinte serie di figure maschili e femminili a mezzo busto nelle fogge del tempo, poste in corrispondenza con le travi del tetto spesso in posizione inclinata per favorirne la lettura. 

Su questa straordinaria tavolozza è rappresentato nel modo più completo fino ad oggi conosciuto l’insegnamento rivoluzionario di Leonardo: “Li accidenti mentali muovono il volto de l’uomo in diversi modi, de’ quali alcuno ride, alcuno piange, altri si rallegra, altri s’atrista, alcuni mostra ira, altri pietà, alcuni si maraviglia, altri si spaventano, altri si dimostrano balordi, altro cogitativi e speculanti. E questi tali accidenti debbono accompagnare le ami col volto, e così la persona. Fa che i visi non sieno d’una medesima aria, come nei più si vede operare. ma fa diverse arie, secondo l’etadi e complessioni, e nature triste o buone”.

La nota di pagamento, datata 1506, del ciclo di affreschi, ha permesso di identificare quali autori del ciclo Martino Piazza e Giovan Pietro Carioni. I 104 tondi che costituiscono la decorazione della botte rappresentano un vero unicum per invenzione, originalità, sterminata varietà delle pose, espressioni, tipologie dei personaggi raffigurati. Per alcuni tondi il preciso riferimento ai disegni di Leonardo mette in evidenza la stretta dipendenza di questa decorazione pittorica dall’opera del maestro fiorentino nel suo primo soggiorno milanese tra il 1482 ed il 1499, dimostrando la precisa volontà dei frescanti di aggiornarsi sulle novità introdotte dal maestro fiorentino.

A Rivolta venne operata una scelta del tutto rivoluzionaria, lasciando perdere ogni richiamo ad immagini sacre, ma adottando invece una scelta decorativa del tutto svincolata da qualsiasi riferimento iconografico, con una soluzione che Giulio Bora definì del tutto “profana”. La decorazione costituisce un vero e proprio trattato di fisiognomica, rivoluzionario rispetto alla tendenza dominante del bello ideale di derivazione quattrocentesca. E dietro questi personaggi che si affacciano dai tondi, così diversi fisicamente e psicologicamente gli uni dagli altri, c’è il genio del grande fiorentino.

L’eccezionalità di quest’opera sta nel fatto che qui ritroviamo una trasposizione letterale di quei precetti che Leonardo da Vinci infondeva ai suoi allievi in merito alla realizzazione di un’opera d’arte, contenuti nel suo Trattato sulla pittura” scrive Loffi, “Leonardo consigliava ai suoi allievi di girare per le strade muniti di un taccuino in cui registrare la diversità di atteggiamenti, gesti, fisionomie, espressioni, fattezze ed età che rispecchiasse la complessità dei viventi. Non solo: suggeriva anche di ricercare in continuazione nuove tipologie, variandole ed elaborandone in modo da fissarne tutte le sottigliezze anatomiche e chiaroscurali. Le esercitazioni sulla strada sarebbero poi servite come un repertorio iconografico da utilizzare nella realizzazione di dipinti. Chi affrescò la botte della chiesa di Santa Maria mostra di conoscere molto bene i dettami leonardeschi, e ciò potrebbe derivare da una frequentazione diretta del maestro fiorentino, e di metterli in pratica dando qui prova della sua abilità nello sperimentare soluzioni figurative sempre nuove”.

I critici che se ne sono occupati hanno sempre interpretato i vari personaggi come profeti o sibille, Una chiave di lettura possibile potrebbe essere l’identificare i busti clipeati con personaggi ante litteram, fatto che consentirebbe di raggruppare tutti coloro che in un modo o nell’altro predissero la venuta di Cristo, poi rappresentata negli episodi sottostanti. Altra possibile ipotesi è che dietro alla decorazione della volta ci fosse una committenza colta che volesse rappresentare qui un tema squisitamente umanistico e attuale, quale la riconciliazione tra mondo antico e fede cristiana, che giustificherebbe la presenza di condottieri, eroi, imperatori. Tema questo che permetteva anche un esercizio puramente decorativo nell’invenzione dei singoli personaggi, nel variare le loro tipologie e fogge, mettendo in pratica i dettami leonardeschi”.

Ma perchè Rivolta? Il paese può vantare un rapporto intenso e proficuo con Milano sfruttando la sua posizione sulla Gera d’Adda fin dal 1339 quando Luchino Visconti concede privilegi di natura economica e politica con l’esenzione dal pagamento dei dazi, tasse e pedaggi in occasione dei mercati e delle principali fiere annuali. Rivolta non diventerà mai feudo camerale, ma avrà cancellieri inviati direttamente da Milano, che favoriranno, in piena autonomia, quella spinta all’intraprendenza e ad alla capacità imprenditoriale che diventerà una costante nella storia rivoltana