MARIO DONELLI, IL MARADONA DI SONCINO: ECCO PERCHЀ FU RIBATTEZZATO “MARADONELLI”: LA SUA STORIA, IL COMMENTO SUGLI EUROPEI E LE PAGELLE AI GIOCATORI

30 Giugno 2021 Di Renato Crotti

DI STEFANO MAURI

                                                  Lo chiamavano «Maradonelli». Simpatico mix tra il suo nome e Maradona. Mario Donelli,soncinese doc, è stato davvero un “pibe de oro” del calcio bresciano. Oggi gestisce una Camp Accademy per giovani promettenti calciatori tra le antiche mura del borgo a confine tra le due province. Così lo descriveva “BresciaOggi” nella sua sezione “Storie”.

In campo riusciva a fare cose impossibili ad altri, Di tutto rispetto la sua carriera. Serie D, la C2, Promozione e Prima. Palazzolo, Orceana, Darfo, Orsa, Rodengo, Castelcovati e Dellese le tappe bresciane. Baricentro basso, una forza inaudita nelle gambe, Donelli aveva una visione artistica del gioco con una percezione dello spazio diversa da chiunque altro. Scettici? Basta scrivere il suo nome su YouTube e il gioco è fatto. La colonna sonora di quei filmati è «A kind of magic» dei Queen: una specie di magia, come quel mancino che sembra uscito dalla bottega di un pittore rinascimentale più che dall’oratorio di Soncino.

La sua storia si potrebbe inquadrare sotto varie angolature ma gira e rigira si torna sempre lì, a quel piede sinistro. Ci ha scritto pure un libro: “Il mio piede sinistro”. Ecco spiegato il paragone con Diego. Stesso piede, stesso numero di scarpe, stesso modo di calciare le punizioni, di muovere le anche, di mandare fuori tempo gli avversari”. A 21 anni si è fratturato tibia e perone. All’attivo oltre duecento goal.

Immancabile da un addetto ai lavori di tale spessore il commento sull’ultima partita degli Europei ed un suo pronostico, così come postato sul suo profilo Social. “Sono stato nettamente sorpreso dall’aggressività organizzata degli austriaci. Al contrario, molti nostri giocatori di maggiore qualità non sono mai entrati in partita e hanno perso molti duelli durante quasi tutto l’incontro. Ѐ il bello del Calcio degli ultimi anni, dove una squadra sulla carta appare nettamente inferiore, mentre sul campo, grazie a una buona organizzazione, a un’ottima condizione psico/fisica, alla mente libera di chi non ha niente da perdere, può benissimo estromettere squadre molto più forti. E sabato sera è successo proprio questo, e a noi, intendiamoci, è andata di lusso!”.

Chiara e tecnicamente motivata anche la sua valutazione su alcuni giocatori Azzurri. Spinazzola: “non è obbligatorio che un terzino offensivo, molto bravo e in stato di grazia, debba sempre fare la differenza, in particolare se il diretto avversario ha studiato bene nel pre partita e riesce ad anticiparne la lettura dei limitati modi di dribblare e conquistare palla in ripartenze pericolose. Ergo ogni tanto meglio giocare più da gregario e lasciare una volta tanto siano altri a fare la differenza”.

Verratti: “la sua considerazione internazionale ha messo in difficoltà il suo centrocampo e l’intera squadra. Meglio scendere dal trono internazionale e giocare più per la squadra, senza forzare troppo con gli effetti speciali, se dovesse capirlo potrebbe fare la differenza da qui in avanti, nonostante due “rompiscatole” come Locatelli e Pessina”.

Chiesa: “la sua frenesia positiva e la sua vivacità è manna dal cielo per la squadra, giusto metterlo nel momento di calo fisico degli avversari, lui ne ha subito approfittato. Giocatore “egoista”, per fortuna in casa (il padre Enrico, grandissimo ex attaccante di spessore) ha chi lo ha educato ad usare questo suo egoismo calcistico per la squadra”.

Dulcis in fundo, il CT Mancini: “ha avuto grande intuizione nel convocare Pessina rinunciando ad un attaccante esterno. Il Mancio non solo l’ha portato, ma lo ha messo subito nella mischia organizzata azzurra. Il ragazzo ha ricambiato alla grande. Spesso, un buon giocatore (non un fuoriclasse) se sta bene fisicamente e capisce che tutti hanno grande fiducia in lui, può fare la differenza, e può essere determinante per vincere un evento come può essere l’Europeo”.

Indipendentemente dalle condizioni climatiche, venerdì sera alle ore 21, a Monaco di Baviera, la temperatura sarà elevatissima: Belgio-Italia si annuncia una partitissima.

Una curiosità: le rive del fiume Oglio, tanto la sponda cremonese che bresciana, hanno un qualcosa di magico. Da qui hanno fatto il grande salto nell’Olimpo del calcio grandi talenti, da Andrea Berta, DS dell’Atletico Madrid a Luciano Zanchini, sino a Cesare Prandelli, già CT degli Azzurri. Un fiume in piena.