OGGI LA CARITAS COMPIE 50 ANNI. FONDAMENTALE A CREMA IL SUO AIUTO ALLE FAMIGLIE DURANTE LA PANDEMIA. ECCO COME NACQUE L’IDEA A PAPA PAOLO VI, GLI ANEDDOTI INEDITI, I RETROSCENA E LE VISITE SEGRETE DEL CARD. MONTINI AI POVERI

2 Luglio 2021 Di Renato Crotti

DI DON EMILIO LINGIARDI

                                                                     Ascolto, Accoglienza, Aiuto, Amore. Sono le quattro A che il santo papa Paolo VI il 2 luglio 1971, istituendo la Caritas nelle sue varie declinazioni (parrocchiale, diocesana, internazionale), indicava con chiarezza la missione della nuova realtà che sostituiva l’impegno solo assistenziale di movimenti ed esperienze precedenti, come la POA (Pontificia Opera Assistenza), le San Vincenzo, ed altre.

In questo commento preferisco presentare le radici personali, familiari, educative che hanno portato papa Montini a sollecitare la completa attenzione ai poveri richiamata al Concilio Vaticano II già sin dal suo avvio, con due discorsi programmatici per i successivi lavori.

In precedenza, il 14 ottobre 1962, il cardinale di Bologna, Giacomo Lercaro, parlò con forza della “Chiesa dei poveri” e, subito dopo, il card. Montini (all’epoca Arcivescovo di Milano), illustrò la “Chiesa credibile”, perché povera.

A Concesio, dove Montini era nato, ed a Brescia dove era cresciuto, i genitori Giorgio e Giuditta avevano educato il figlio alla rinuncia del superfluo per aiutare concretamente i poveri che bussavano alla porta di casa. Anche la sua formazione all’Oratorio della Pace di Brescia con gli amici padre Paolo Caresana (suo confessore anche da Papa), Giulio Bevilacqua e Carlo Manziana (poi vescovo di Crema dal 1964 al 1981), si erano impegnati non solo ad aiutare economicamente i poveri, soprattutto giovani che frequentavano i collegi della città, ma anche a studiare le cause alla base della povertà, da eliminare per rispetto della dignità di ogni uomo. Ha per questo spinto il fratello, senatore Lodovico e il concittadino senatore Mario Pedini a proporre la cooperazione internazionale per lo sviluppo integrale dei Popoli del Terzo Mondo.

Mons. Pasquale Macchi, segretario del card. Montini mentre era Arcivescovo di Milano (che lo seguì anche quando venne eletto papa), mi ha confidato che il venerdì, dopo la celebrazione della “Via Crucis” nella Cappella dell’arcivescovado di piazza Fontana, il futuro Paolo VI in segreto si recava in una parrocchia e, in accordo con il parroco, andava a visitare i più poveri di quella Comunità, sostando a lungo in famiglia, lasciando poi una generosa offerta personale per le cure, all’epoca molto costose, e per una adeguata alimentazione e sostentamento. L’iniziativa della “Missione per Milano”, attuata nel 1957, se ha avuto come tema il “Padre Nostro” per esortare il risveglio religioso, voleva altresì educare i fedeli a vivere la paternità di Dio con un rinnovato impegno di carità e di amore verso i nuovi poveri che erano arrivati nella metropoli dal sud Italia e dal Polesine.

Il primo gesto clamoroso compiuto da papa paolo VI è stato la deposizione sull’altare della Cattedra di San Pietro della Tiara (la corona (Mitra) riservata al Papa) e, da allora, mai più utilizzata da nessun Pontefice, per i poveri che vivevano a New York ed in altre città americane.

Sempre mons. Macchi mi confidò che nel primo incontro avvenuto in Vaticano prima della sua consacrazione Episcopale e prima dell’ingresso a Milano come Arcivescovo nel dicembre del 1954, l’allora card. Montini gli disse: “mi aiuti a vivere e morire da povero”. Solo chi è vissuto da povero ha portato nel cuore l’attenzione e l’amore ai poveri, ricordando quanto disse Gesù a Betania: “i poveri li avrete sempre con voi”.