IL “BOMBER OPERAIO” DARIO HUBNER DA PASSARERA. UNO DEI DUE UNICI GIOCATORI ITALIANI AD AVER VINTO LA CLASSIFICA CANNONIERI IN SERIA A, B E C1. INCREDIBILE E BELLISSIMA LA SUA STORIA. DALLA FABBRICA TRIESTINA AL TOP DEL CALCIO. TATANKA IL NOME DI BATTAGLIA

6 Luglio 2021 Di Renato Crotti

DI STEFANO MAURI

                                                                     Ѐ uno dei due giocatori ad avere vinto la classifica dei cannonieri di Serie A, Serie B e Serie C1rispettivamente con Piacenza (2002), Cesena (1996) e Fano (1991/92). In carriera ha segnato 348 goal (38 dei quali su calcio di rigore). Ѐ Dario Hubner, in arte “Tatanka”, classe 1967, attaccante triestino da molti anni trapiantato a Passarera, frazione di Capergnanica. L’altro è Igor Protti. Numeri incredibili che fanno fi Hubner un bomber trasversale, epocale, da leggenda.  Nella stagione 88/89 ha giocato anche tra le fila del Pergocrema.

È sposato con Rosa Cantoni (sorella di Federico, suo ex compagno di squadra, oggi trainer in cerca di una squadra da allenare ed ex fantasista noto col soprannome di “Pinturicchio”), dalla quale ha avuto due figli, Michela e Marco. Oggi allena una squadra di ragazzi disabili.

Mio papà faceva l’operaio in cantiere e mia mamma era casalinga: eravamo una famiglia tranquilla, che dava importanza alle piccole cose, accontentandoci di ciò che potevamo permetterci. All’epoca erano sufficienti un pallone, un campetto o un parcheggio senza macchine e si giocava per intere giornate. Su quei terreni, non proprio inglesi, ho perso migliaia di palloni e altrettanti ne ho riconquistati, controllati, protetti” confidò a “TriestePrima” “In quegli anni ho imparato il sacrificio e prima di diventare un professionista ho fatto il fabbro rimboccandomi sempre le maniche”. Da qui il secondo soprannome che lo ha accompagnato in carriera: il bomber operaio. Quando da attaccante del Cesena esordì a San Siro fu in coincidenza con la prima partita di Ronaldo all’Inter. Fece un gol che se fosse un quadro sarebbe collocato in un museo. In quel gol c’è riscatto, reattività, protezione, potenza, fisico, istinto.

Nel 2015 prese parte in un cameo al videoclip del brano “L’estate di Hubner” della band Toromeccanica, diretto dal regista Federico Mudoni (link: https://www.youtube.com/watch?v=ztAl7rdUDQY ). L’incontro con la musica proseguì nel 2018, quando il cantautore Calcutta gli dedicò la canzone “Hübner”, settima traccia del suo terzo album Evergreen (canzone al link: https://www.youtube.com/watch?v=vYLG7UAxgII ). “Appena ho ascoltato la canzone di Calcutta non ci ho capito molto e non sapevo come prenderla: se esserne compiaciuto o meno, così ho chiesto aiuto ai miei figli, per parafrasarla fino a quando mi hanno rassicurato che parlava bene di me, del fatto che ho sempre messo la famiglia al primo posto e che non mi sono mai montato la testa. Ho avuto bisogno di ascoltarla più e più volte ma alla fine l’ho capita e gli dico grazie”.

Tiziano Marino (giornalista e Ufficio stampa dell’Albino Leffe), scrisse lo scorso anno la sua autobiografia intitolata “Lo chiamavano Tatanka”. “Dario Hubner era, è e sarà il mio grande idolo pallonaro. Tramite amicizie comuni, la scorsa estate l’ho conosciuto e subito, entusiasti, ci siamo messi al lavoro” racconta Marino, “Ne sono uscite circa dodici ore di piacevoli, lunghe e dettagliate chiacchierate. E terminata l’intervista andavamo a pranzo a Passarera di Capergnanica, alla trattoria Da Rosetta. Ho imparato ad apprezzare i Tortelli Cremaschi”.

Per capire lo spessore umano e l’umiltà di Dario Hubner è eloquente leggere il quanto pubblicò tramite Social nel 2002, in occasione della tournée estiva col Milan, vissuta dal fortissimo attaccante. “Quando Vanni Pozzuolo, il mio procuratore, mi disse che avrei iniziato la tournée americana col Milan, non stavo più nella pelle.  Non credevo alle mie orecchie, fu una sensazione bellissima, tra le migliori della mia vita.   Mi allenai prima a Milanello, provando sempre dei brividi lungo la schiena al solo pensiero di aver calcato lo stesso prato di campioni come Gullit, Van Basten, Maldini e Shevchenko, Poi, via negli USA. Anche se, conclusa l’esperienza non rimasi in rossonero, quei giorni li porto sempre dentro di me”. 

Senza nostalgie, senza voler dare giudizi, resta un dato di fatta: il cosiddetto “attaccamento alla maglia”, lo spirito di squadra, il rispetto tra compagni e verso gli avversari sono stati nel tempo offuscati dallo star system e dalla prevalenza del business. “Un tempo eravamo undici operai a servizio dell’industria-squadra, mentre oggi ci sono undici industrie e nessun operaio” conclude Hubner “io ho giocato in un calcio diverso, molti presidenti sono stati per me come dei secondi papà. Quando indossavamo quelle maglie ci mettevamo il cuore perché sapevamo di giocare per quelle città; ti sentivi ambasciatore e senza dubbio parte di quella grande famiglia. Io dico sempre che in gruppo eravamo 25 amici che giocavano con la maglia uguale. Un amico che ti vede in difficoltà è pronto a sacrificarsi per te anche a scapito di perdere la propria marcatura, lo fa lo stesso. Essere amico o essere compagno è molto diverso e alle volte diverge. Ora? Vedo troppe personalità, tante volte ognuno pensa principalmente al proprio orticello mentre una volta la squadra contava molto di più del singolo”. Il suo erede? A detta del diretto interessato è Andrea Belotti.