LA DYNASTY DEI FRATELLI PAPPALETTERA, BARISTI PER VOCAZIONE. ECCO LA LORO STORIA DALL’ARRIVO A CREMA NEL 1960. DALLA PUGLIA CON FURORE

8 Luglio 2021 Di Renato Crotti

DI STEFANO MAURI

                                                                     Barman, barista, oste. Questo e altro è il mitico (è una leggenda vivente della cosiddetta Crema da bere) Leonardo Pappalettera, detto Leo (fratello e padre d’arte). Emblema dei baristi cremaschi. Professionale, affabile, intraprendente. Pugliese di Trani (come è buono il Moscato di quelle parti), lasciò l’agricoltura del sud per salire al nord.

Quando sei arrivato a Crema, capitale del Granducato del Tortello? Era l’undici settembre del 1960.

Come mai sei finito proprio sulle cremasche rive del fiume Serio? Perché in terra cremasca viveva già una mia zia.

Immagino tu sia salito al Nord dalla Puglia per cercare lavoro… Esattamente. Dove sono nato facevo l’agricoltore: raccoglievo pomodori e olive. Poi con la mia famiglia ci trasferimmo in Lombardia.

Quando inizi la carriera dietro a un banco bar? Appena arrivato a Crema trovai un posto in via Racchetti nell’allora Osteria Bellomo.

É quindi da lì che inizia la tua leggendaria epopea da barista? Sì. Tutto praticamente all’ombra del campanile del Duomo poiché, in seguito, nella fattispecie coi miei zii, arrivai al Nazionale in via XX Settembre in zona Santa Trinità per poi approdare, stavolta coi miei fratelli Domenico, Pasquale e Nicola al Bar Verdi.

Siete stati voi Pappalettera a lanciare il mito del Caffè Verdi? Diciamo che noi contribuimmo a far crescere un bel localino che già esisteva e funzionava.

Sbaglio o hai gestito anche la discoteca di via Diaz a quei tempi conosciuta come Skipper?

Non sbagli e che tempi furono quelli. Sai che facevamo sempre il tutto esaurito e il Divina di Milano soffriva la nostra concorrenza. Con me alla guida dello Skipper c’erano i fratelli Massimo e Brunello Martelli ed Ernani Robesti. (sulle discoteche dell’epoca vedi articolo al link:https://www.renatocrotti.it/2021/05/24/406/

Ma è vero che Massimo Martelli faceva il Dj della popolarissima discoteca nostrana? Sì, è verissimo e credimi, professionalmente parlando quelli furono i migliori dieci anni della mia vita.

Poi arriviamo all’ epopea del Bar Teatro, quando però il caffè in oggetto era ubicato ancora in quella romantica porzione di immobile (oggi c’è una banca da quelle parti) che al tempo che fu ospitò proprio il Teatro Sociale. Con mio fratello Pasquale nel 1985 iniziammo l’avventura in quello che ancora oggi considero il più bel bar nel quale ho lavorato.

Dulcis in fundo, l’esperienza all’attualissimo Caffè Pappalettera in via Ponte della Crema. L’ho aperto nel 1998 e oggi sono orgoglioso del fatto che mio figlio Filippo sia tornato a lavorare con me. Qui dal niente, dato che prima c’era un garage, un’officina, siamo riusciti a lanciare un bar ora avviatissimo.

Sei a Crema da una vita. Cosa pensi della realtà locale? Sono cremasco e amo i cremaschi, bella gente da cui ho avuto tanto. Parlo addirittura il vostro dialetto e … oltre alla Juve tifo Pergo, sono un “cannibale.

Ti piacciono i Tortelli Cremaschi? Naturalmente e li abbino a un bel Pinot Nero vinificato in rosso.

Dal settembre 1960 a oggi come è cambiata la realtà cremasca? É passata una vita e di conseguenza tutto è cambiato. Basta pensare che siamo passati dai tempi del quartino di rosso con foiolo e trippa al Gin Tonic più evoluto e ricercato. Ma la mia Crema, oggigiorno forse un pochino troppo commerciale, beh mi piace sempre. E mi piacciono, ripeto, i cremaschi.

Siamo buoni bevitori da queste parti? Sapete apprezzare la qualità ed è così da sempre: merito della buona influenza che la vicina Milano esercita.

Hai un sogno nel cassetto? Mah, vorrei dedicarmi esclusivamente a caffè, panini e brioche, evitando dunque di lavorare di sera. Ma anche aprire un locale tra le Dolomiti che adoro non mi dispiacerebbe.

Se potessi tornare indietro nel tempo rifaresti tutto? Senza ombra di dubbio la risposta è affermativa, ergo sì ritornerei indubbiamente a Crema.

Voi baristi siete un pochino come il prete confessore: ne vedete e sentite di tutti i colori… E sappiamo soprattutto mantenere certi segreti. Scherzi a parte, chi vuol fare questo mestiere deve saper stare in mezzo alla gente, imparare a comunicare e sorridere sempre.

Se non avessi dettato mode e tendenze della Crema da Bere negli ultimi sessant’anni cosa ti sarebbe piaciuto fare? L’agricoltore. Ma, ribadisco, che anche potendo così per gioco e per finta, ripartirei, inizierei nuovamente facendo l’oste. Nel Cremasco.