I FRATELLI CALEFFI DA SPINEDA: HANNO MOLLATO LA STALLA E DOPO UN SECOLO HANNO RIPRESO A COLTIVARE LA VITE NEL CASALASCO. IL LORO LAMBRUSCO RAPPRESENTERÁ L’ITALIA IN CINA. E PER FARE VINO A CREMA SOSTENGONO CHE…..

12 Luglio 2021 Di Renato Crotti

DI STEFANO MAURI

                                                                               Spineda, limite estremo della provincia di Cremona. Un paese di seicento anime, il cui nome è da alcuni anni balzato agli onori della cronaca enologica. Il merito è di due fratelli, agricoltori testardi e innovativi. Visionari ma col pragmatismo tipico dei casalaschi. Hanno deciso di mollare la produzione del latte per inseguire un sogno. Un rischio. Ponderato. Il casalasco è a un tiro di schioppo dal mantovano (terra di produzione del Lambrusco) e dal parmense, ed è vocato alla produzione ortofrutticola (lì ha sede il Consorzio del Pomodoro, fornitore dei principali marchi italiani, da Pomì a De Rica, solo per citarne alcuni) piuttosto della DOP per il melone di Casteldidone.  A Spineda ha sede l’azienda dei fratelli Davide e Emanuele Caleffi, titolari dell’omonima cantina. Il Grande Fiume è dietro l’angolo (è vicino a Brescello, paese di don Camillo e Peppone) e ora non fa più paura.  Non si deve dimenticare che nei secoli passati la produzione di vino, nella gran parte dell’area Casalasca, rappresentava la prima voce dell’economia locale, alimentando un’attiva esportazione verso le zone limitrofe, ma anche fino al Lodigiano e al Milanese, tramite il trasporto via fiume, cui era dedicata una specifica flotta di “navi”. Nel corso degli anni la produzione del vino cedette il passo alle coltivazioni agricole e gli agricoltori si dedicarono alla produzione del latte. La vigna sparì dal Casalasco.

I fratelli Caleffi hanno così deciso il ritorno al futuro, rimettendo a dimore, dopo attenta ricerca, la vigna autoctona, seguendo la produzione biologica, ben sapendo che i tempi per ottenere un vino di qualità non sarebbero stati brevi. Chiara anche la consapevolezza che Spineda non rientra nelle aree previste dal disciplinare di produzione del Lambrusco (per ora!). Questione di pochi chilometri.

Dopo anni di lavoro, sacrifici, tentativi le vigne ha dato frutto. Lo scorso anno l’azienda Caleffi ha partecipato al “Best Italian Wine Selection” in Cina e il loro “Terra Forte” ha conquistato la medaglia di bronzo, entrando a far parte dei sessanta vini italiani scelti dalla giuria per far conoscere il meglio della produzione enologica italiana a un pubblico selezionato cinese.

I Caleffi producono “Lambrusco” (in tre versioni), Malvasia (Andrea Scanzi, giornalista, opinionista, politologo e sommelier ne va matto), Ancellotta e Cabernet Sauvignon (quella fetta di territorio, sospeso tra acqua e terreni fertili è nata per coccolare questo vitigno).

La filosofia è quella di realizzare un vino di qualità, prodotto nel rispetto della vite e dei tempi naturali di vinificazione, recuperando i metodi di produzione tradizionali.  Un vino naturale, creato con il mistico metodo ancestrale della rifermentazione in bottiglia. Davide è l’anima commerciale, mentre Emanuele cura la parte agronomica.  

Vi aspettavate un successo così rapido e significativo? “Abbiamo sempre fatto tutto in famiglia, ora ci siamo organizzati creando una rete di distribuzione ed un gruppo di rappresentanti, seguendo moderne logiche di mercato. Battiamo il territorio in lungo e in largo, palmo a palmo, per far conoscere alla gente la nostra produzione enologica artigianale

L’estero vi sta dando non poche soddisfazioni.Esatto. Vendiamo in Francia, Germania e Belgio, ma ci conoscono anche negli Stati Uniti, in Giappone e, come detto, in Cina”.

Perché vi siete messi in testa di diventare viticoltori? “Per fare un’attività agricola ma differente. stante la crisi che minaccia da anni il settore agricolo e zootecnico. Per riuscirci era fondamentale creare un prodotto tutto nostro, unico, fatto da noi, dalla terra alla vendita finale. In provincia di Cremona e nel Casalasco il vino storicamente si è sempre fatto. Non a caso nelle province confinanti lo fanno da tantissimo tempo. Produciamo vino naturale secondo i ritmi della natura e utilizziamo il metodo cosiddetto della rifermentazione in bottiglia per il Lambrusco Casalasco. Con noi collabora l’enologo Piero Boceda”.

Avete fatto anche una scelta di campo a livello di Federazione. “Esatto, abbiamo aderito alla Federazione italiana vignaioli indipendenti. Con orgoglio siamo entrati a far parte della galassia Fivi”.

Un sogno nel cassetto? “I sogni non si dicono, sennò non si avverano! Siamo e restiamo comunque liberi sognatori o agricoltori sognanti, a seconda dei punti di vista

Notizie positive sono giunte anche dal Ministero dell’Agricoltura. “Esatto, ha dato parere favorevole affinchè sulle nostre bottiglie di vino compaia l’Indicazione geografica tipica (Igt) Provincia di Mantova. Adesso stiamo verificando la possibilità a livello istituzionale di creare un’Igt tutta cremonese. Questa concreta opportunità potrebbe aiutare quanti vorranno provare a seguire il nostro esempio dedicandosi alla produzione di vino. Gratuitamente ed in modo particolare ai giovani volenterosi, offro tutte le nostre conoscenze per approcciarsi al meglio. Dalle fondamenta al tetto. Burocrazia compresa. Dialogheremo proficuamente anche con l’Istituto Tecnico Agrario per studiare un corso ad hoc consacrato all’enologia. In quest’epoca caratterizzata dalle startup potrebbero presto spuntarne alcune ad anima vitivinicola

E per quanto riguarda il Cremasco?È uno scenario ipotizzabile. Il punto fondamentale è credere in ciò che si fa e concentrarsi con metodo, passione e applicazione alla cultura del vino. Quindi non escludo che pure nel Cremasco, vale a dire in quei territori agricoli limitrofi a Crema, agricoltori volenterosi e sognatori come noi Caleffi, possano intraprendere la nostra strada”.

Ma conviene mettersi a produrre vino tra la Bassa Cremonese e Cremasca?Perché no? In particolare, se parliamo di realtà agricole medio – piccole strutturate sui 15 – 20 ettari per intenderci. Mai fare il passo più lungo della gamba, Non servono grandi superfici, per partire. Dieci ettari bastano e avanzano. Ribadisco: fondamentale è avere un progetto e crederci” 

Promettono bene i vini Caleffi 2020?Stiamo monitorando e studiando attentamente i nuovi assaggi e, se tutto procede come sembra, possiamo preannunciare che è in arrivo un’annata straordinaria, sorprendente per quanto riguarda le caratteristiche organolettiche delle nostre produzioni. Ma vuoi sapere la vera novità?”

Spara…Nei giorni scorsi io e mio fratello Emanuele abbiamo degustato la prima bottiglia della Malvasia Ferma: è veramente tanta roba. Dopo averla provata, mi direte!”