CARI INGLESI, INACCETTABILE LEVARSI LA MEDAGLIA DAL COLLO. BISOGNA SAPER PERDERE, COME CANTAVANO I ROKES

14 Luglio 2021 Di Renato Crotti

DI TONY CAPUOZZO  

                                                                                   Winston Churchill, che era un grande e qualche volta sprezzante nei giudizi, disse che gli italiani perdono le guerre come fossero partite di calcio, e perdono le partite di calcio come se fossero guerre.

Non giudicherei gli inglesi dai fischi all’inno, né dagli incidenti, né dai commenti razzisti contro i tre ragazzi che hanno sbagliato i rigori. E neanche dal doloroso sentimento della sconfitta che avvolge titoli di giornale, immagini e social. Tutto questo fa parte della normalità, bella o brutta.

Quello che va oltre è il rifiuto di tenersi al collo la medaglia del secondo posto, come se potessero essere solo primi. Non è un evangelico richiamo al pregio di essere ultimi, ma una vecchia legge di sport e di vita: saper perdere aiuta a vincere, la volta dopo.

Ho visto, in vita mia, solo tre o quattro guerre fatte anche dagli inglesi: nei Balcani, nelle Falkland, in Iraq e in Afghanistan. L’unica vinta è stata quella più imperiale, le Falkland. Le altre, che erano missioni di pace cui abbiamo partecipato anche noi, sono state tutte perse. Per noi è normale, ti lecchi le ferite, ti accontenti dell’onore, torni a casa. Per loro meno, non hanno avuto neanche il Vietnam di francesi o americani, o l’Afghanistan dei russi. Sanno solo vincere.

Il sentimento della sconfitta è difficile da maneggiare, essere perdenti è un’arte di dignità e orgoglio ferito, senza spazio per la spocchia. Certe volte essere vincenti per destino, vocazione e professione è un difetto, caro il mio Churchill. Curiosamente una canzone dei miei anni ’60, che ci insegnava quel che sapevamo già – saper perdere – l’abbiamo imparata da un gruppo con l’accento inglese, i Rokes.

Tony Capuozzo è un giornalista, tra i più famosi inviati di guerra, autore di famosi reportage televisivi per le principali testate giornalistiche italiane e straniere oltre che scrittore. Il collega Capuozzo, che ringrazio, ha postato l’intervento sui suoi Social Media, ottenendo ampia condivisione. (rc)