IL FAVOLOSO TESORO SEPOLTO AL MARZALE. I DOCUMENTI CONFERMANO DUE SPEDIZIONI PER CERCARLO SEGUENDO LE TRACCE DEI TEMPLARI LOCALI, DEL PRIORATO DI MADIGNANO E DEI MANOSCRITTI DELL’ABBAZIA DI CLUNY

16 Luglio 2021 Di Renato Crotti

Nel corso dei secoli si sono susseguiti due gruppi di ricercatori. Tutti animati dal medesimo scopo: scoprire dove è sepolto il mitico e leggendario “Tesoro del Marzale”, strettamente collegato ai Cavalieri Templari di Crema e Castelleone (vedi articolo sulla Madonna Nera nella chiesa di Santa Maria Stella a Crema e sulle Condotte Templari al link: https://www.renatocrotti.it/2021/06/19/la-madonna-nera-di-crema-nella-chiesa-di-santa-maria-stella-tra-mistero-devozione-templari-e-cavalieri-di-malta/ ), all’Abbazia di Cluny in Francia, al Priorato Cluniacense di Madignano. Ma andiamo per ordine.

Il Priorato di Madignano: a Madignano sorgeva il Priorato di San Pietro (XI-XV secolo), un convento cluniacense maschile. Si trattava dell’ordine monastico dei benedettini fondato nel 910 dall’abate Bernone di Cluny (Borgogna).  La prima menzione dell’obbedienza del Priorato di Madignano è contenuta nella bolla di Urbano II all’abate Ugo di Cluny del 1095, in cui San Pietro in Madignano risultava al quarto posto tra le dipendenze della chiesa dei Santi Pietro e Paolo d’Argon. La cella sorgeva in una zona bisognosa di bonifica (parte dell’Insula Fulcheria). La creazione della dipendenza si collocherebbe, quindi, tra il 1079, anno della fondazione del monastero di Argon, e il 1095. Il fondatore si identifica probabilmente in Giselberto IV conte di Bergamo, con il beneplacito di papa Gregorio VII.

Madignano, Cluny ed i Templari: per comprendere le motivazioni che hanno creato la leggenda (?) del tesoro, occorre fare un passo indietro.

L’Abbazia di Cluny, fondata nel 909, nacque dall’unione degli ordini Benedettino e Colombano. Poteva godere della protezione dei Papi, in larga parte benedettini. Inviolata dal clero e dai signorotti feudali, l’Abbazia poteva lavorare. E prosperare. Non solo in Francia.

La successione degli eventi ci dice che la città-abbazia di Cluny diede preziosi e antichi manoscritti all’Abbazia di Citeaux (costruita nel 1098), luogo divenuto maggiorente sicuro, che poi li trasferì a Clairvoux e, quindi, al futuro San Bernardo. Fu lio a redigere la Regola dell’Ordine del Tempio, ai cui adepti fu imposto l’abito bianco cistercense. La regola presentava molte somiglianze con l’ordine cistercense, anche se i Cavalieri del Tempio non avevano l’obbligo di stabilità e non dovevano radere la barba e la testa. Questo dava loro carattere di viaggiatori laici. Avevano inoltre una dualità all’interno: esistevano i Templari militi e i Templari monaci. I Templari furono protagonisti delle Guerre Sante per liberare Gerusalemme e accumularono ricchezze immense. Con il ritorno dei Templari, l’Ordine si arricchiva delle terre già benedettine e lentamente acquistava una certa indipendenza anche dalla Chiesa, usando il privilegio di Cluny. Divenne uno Stato nello Stato. Potentissimo e ricchissimo.

I tunnel sotterranei segreti:nel 1337, il Priorato dei monaci di San Pietro di Madignano venne unito alla parrocchia di San Paolo d’Argon in Madignano a causa delle situazioni disastrate in cui le strutture erano ridotte dopo le guerre che avevano interessato il territorio. Secondo la diceria popolare, che trova però possibili riscontri nei fatti, la Chiesa di Madignano era collegata al Santuario del Marzale ed al Priorato di San Pietro da una rete di tunnel sotterranei, per assicurare ai monaci la rapida fuga o per spostarsi in modo segreto e anonimo. Ci sarebbe anche una “prova”. Non è un’ipotesi assurda: in parecchi paesi se ne sono trovate tracce, come presso il Convento di Pianengo, Soncino (presso l’Oratorio del Tinazzo) e, appunto, Madignano, dove una via sotterranea permetteva ai frati della cella benedettina di guadagnare segretamente la campagna in caso di pericolo.

Di fronte alla chiesa di Ripalta Nuova si può ammirare Villa Bonzi, uno dei palazzi più belli del paese e dei dintorni. Il bellissimo cancello in ferro battuto dà accesso al giardino e alla villa. Proprio nell’aiuola interna (a cui si può liberamente accedere) è collocato un pesante portale in marmo bianco che, a detta di molti, altro non sarebbe che uno dei portali che consentivano l’accesso ai tunnel di collegamento sotterranei. Il portale, solo in parte leggibile a causa della corrosione, reca stemmi delle famiglie che hanno partecipato alla “vita” della casa. Non solo quindi lo stemma del Bonzi, famiglia a cui è dedicata la dimora, ma anche lo stemma dei Carioni (la moglie Luigia) e dei Vimercati Sanseverino (l’unico leggibile). Era infatti norma che, conseguentemente al matrimonio, la sposa portasse con sè il proprio “corredo” araldico o addirittura, lo stemma veniva modificato incorporando, in uno dei quarti, il nuovo emblema araldico. Recenti lavori nelle arre interessate parrebbero confermare l’esistenza di questa rete di cunicoli.

Nel 1360 il Priorato versava a Bernabò Visconti, signore di Milano, da cui dipendeva il territorio di Madignano, l’elevato censo annuo di 125 lire imperiali, cifra che certo i poverissimi monaci non potevano possedere. Secondo le disposizioni capitolari del 1367, a Madignano avrebbero dovuto poi risiedere due monaci compreso il priore.

La prima caccia al tesoro: come risulta dall’archivio del Comune di Madignano, nel 1865 tali Alessandro Vigy di Parigi ed Emilio Lenormand di Torino (oppure Emily Lenormand di Parigi) giunsero al Santuario del Marzale, affermando che, a seguito di accurati e approfonditi studi e lunghe ricerche, avevano maturato la fondata ipotesi che nel sottosuolo della chiesa del Marzale o nelle aree attigue si trovasse un tesoro di provenienza Templare. Ottennero il permesso delle autorità (il prefetto di Cremona ed il vescovo di Crema, monsignor Pietro Maria Ferrè, il parroco di Ripalta Vecchia, i Regi Carabinieri, il Comune di Ripalta Vecchia) a testimoniare l’autorevolezza dei richiedenti e le potenti entrature di cui godevano, per effettuare scavi dentro ed intorno all’edificio. Le esplorazioni iniziarono poco dopo il Santo Natale del 1865 e proseguirono al marzo 1866.

I cercatori del tesoro realizzarono un cunicolo che dall’esterno sottopassava la facciata ed entrava all’interno della chiesa. Il loro obiettivo era la scoperta di un’ipotetica “camera del tesoro“. Furono anche scavati dei “pozzi di assaggio”, mentre i passaggi sotterranei creati (oppure esistenti, ma segreti) dovettero essere opportunamente puntellati per prevenire problemi di stabilità alle strutture murarie dell’edificio.

A quanto pare, ufficialmente non trovarono nulla, salvo che ossa umane. Vigy e Lenormand pagarono le spese, ammontanti a 3.500 lire, (circa ventimila euro di oggi), a conferma dell’agiata situazione economica in cui versavano e che non si trattava di persone in cerca di fortuna. Nonostante le reiterate richieste avanzate dalle realtà che avevano concesso le autorizzazioni, i due cercatori si rifiutarono di comunicare le fonti sulle quali basavano la campagna di scavi, sostenendo che erano parte di una storia tanto più ampia quanto non riferibile. A tutt’oggi, sono ancora ignote.

I ricercatori poi sospesero i lavori per esaminare l’esito delle escavazioni, cercare ulteriori riscontri, verificare informazioni e predisporre una seconda campagna di scavi che fu eseguita nel 1869. Anche questa pare senza esito positivo.

La seconda caccia al tesoro: gerarchi con l’uniforme delle SS tedesche, accompagnate da fascisti cremaschi, si ripresentarono negli stessi luoghi nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale.

É noto che il gerarca Himmler fosse uno dei padri del misticismo nazista, nella sua connotazione neopagana, anche legata alla popolazione celtica. Fu lui a stabilire il centro iniziatico delle S.S. presso il castello di Wewelsburg, in Vestfalia, laddove gli adepti scelti per far carriera nelle SS eseguivano rituali a metà strada tra quelle proprie dei Cavalieri della Tavola Rotonda, dei Cavalieri Teutonici e dei Templari. Potrebbe essere lui, il condizionale è d’obbligo, il mandante dell’operazione o che ne fosse quantomeno a conoscenza. Con il regime fascista all’epoca al potere, non furono posti ostacoli alla squadra tedesca di ricercatori giunta nel Cremasco. Pare che i novelli “Indiana Jones” concentrarono le ricerche nelle aree limitrofe la chiesa, quali la “casa del custode” e la zona ove sorge la Santella al termine della “Scala Santa”, ma anche nei campi in zona Madignano ove un tempo sorgeva il Priorato Cluniacense. Sembra (non fecero alcun rapporto e nessuno si permise di fare verifiche durante gli scavi) che, anche loro, se ne andarono a mani vuote. Un elemento parrebbe fondato: credibilmente esistono, non si sa dove, documenti e scritti che lascerebbero suppore che i Templari locali abbiano seppellito in zona le proprie ricchezze, dandone notizia alla “casa madre” a Cluny. E non solo. Il mistero continua.