SETTE TITOLI ITALIANI E TRE MONDIALI. È CREMASCO CAMPIONE DI BOXE SILVANO USINI. RITORNARE SUL RING? “ME LO CHIESE DON KING MA…..”

17 Luglio 2021 Di Renato Crotti

DI STEFANO MAURI

                                                                               Sette titoli italiani, tre mondiali e numerose affermazioni in Europa. Per alcuni, ce ne sarebbe quanto basta per montarsi la testa. Non per Silvano Usini, campione di pugilato che da tempo, dopo una vita sul ring da professionista, ha appeso i guantoni al chiodo. Oggi si dedica alla sua azienda, la carrozzeria-autofficina “Italia” a Bagnolo Cremasco.

Dopo il tuo ritiro non ti ha mai sfiorato l’idea di tornare a combattere? L’idea di tornare sul ring non mi sfiora nemmeno. Ho già dato. Ricevendo ben poco. Anni fa mi voleva ancora sul ring il grande organizzatore Don King (nella sua scuderia, ai tempi militava pure Mike Tyson) per un match valevole per il Mondiale Wba. Chiesi in cambio una borsa di quaranta milioni, ma mi dissero che erano troppi. Oggi è ancora peggio. La boxe è una giungla, e gli anni passano. Che senso avrebbe rimettermi in gioco?”

Rinunciato a tenerti in forma? Non mi alleno a livello agonistico ma, diciamo così, amatoriale. Vado a correre con mia moglie Margherita quando gli impegni e le gioie con le figlie Marina e Rachele ce lo consentono”.

Frequenti ancora la tua vecchia palestra cremasca alla Colonia Seriana? Il mondo del pugilato mi ha nauseato, ma la “noble art” mi piace sempre. Ogni tanto faccio una capatina nel mio vecchio centro sportivo. La mia ex società, nonostante la crisi, sotto la guida del maestro Lucio Vailati è sempre attiva, ma già anni fa la boxe offriva poco, oggi, purtroppo, è pure peggio”.

Hai lasciato da Campione Intercontinentale in carica, nel 2002, abbattendo, dopo pochissimi round, lo sfidante Bognar. Eri quindi in gran forma. Perché non hai continuato? Dal mio punto di vista ho appunto lasciato al momento giusto. Da campione. Anche se i “politici della box” mi corteggiavano, invitandomi a non mollare. Per quanto concerne, invece, la politica romana, anziché lisciare il pelo al vincitore di turno dovrebbe sostenere sempre lo sport, inserendo eventualmente la disciplina boxistica nell’inquadramento scolastico quale materia sportiva formativa”.

Tra i tanti ricordi, ne hai uno in particolare che ti è caro?Anni fa, dopo un match, ho avuto il privilegio di “imbattermi” in “The Marvelous” Marvin Hagler, leggenda del pugilato, recentemente scomparso. Ricordo bene quei momenti, anche se è passato moltissimo tempo. Accade al termine di un mio match, il secondo da dilettante, vinto prima del tempo, come spesso mi capitava, a Spino d’Adda”.

Ricordi cosa ti disse? Si complimentò dicendo che l’avevo impressionato con colpi e numeri importanti. E, detto da lui che era una leggenda, mi diede una pazzesca dose di adrenalina e autostima. Grazie a Marvin Hagler capii che avevo fatto la scelta giusta lasciando il calcio per dedicarmi al pugilato”.

Mancano oggi figure come Hagler alla boxe? “Certamente, ma è il solito discorso che ripeto da anni. “The Marvelous” era classe, potenza, eleganza, intelligenza, disciplina e umiltà: lui ha fatto la storia dell’arte pugilistica

Con la tua azienda, la “Carrozzeria Italia”, sponsorizzi la palestra trevigliese “Boxe Treviglio”. Sai che i giovani pugili trevigliesi avrebbero una voglia matta di essere allenati da te? “Quella del maestro è una carriera che per ora non mi attrae. Ma non farò mancare il mio sostegno agli amici della “Boxe Treviglio”.  

Che ne pensi del rientro nella noble art praticata di Mike Tyson? Per carità, comprendo e applaudo la finalità benefica, ma fondamentalmente la ritengo una pagliacciata a consumo dei media. Show simili fanno gran clamore, attirano i media, ma non servono alla boxe e non aiutano il movimento”.

Il miglior boxeur italico contemporaneo? “Daniele Scardina. È un personaggio molto mediatico. E qui mi fermo”.

Alle prossime Olimpiadi di Tokyo non ci sarà neppure un pugile italiano: solo donne sul ring olimpico…. “Lo dico da anni e lo ribadisco: il circuito pugilistico italiano non funziona e va rivoluzionato. Mantenere una palestra costa, fare il pugile professionista non consente di mantenersi e gli svantaggi superano i vantaggi. Di questo passo non si va molto lontano. Nel 1999 persi, dopo tanti assurdi snervanti rinvii, il Mondiale contro Barrios: lui viveva di boxe, io mi allenavo nei ritagli di tempo poiché per campare dovevo lavorare. E da allora non è cambiato nulla”.