I BRIGANTI NEL SEICENTO A CREMA E NEL CREMASCO. CHI ERANO E IN QUALI PAESI COLPIVANO. UNO SU TUTTI: L’INNOMINATO

18 Luglio 2021 Di Renato Crotti

Era un nobile. Un signore dell’epoca. Ma anche un gran farabutto. Almeno così riportano le cronache storiche. Francesco Bernardino Visconti, figlio della cremasca Paola Benzoni, del potentissimo casato cittadino. Il palazzo avito si trova nell’attuale piazza Trento e Trieste a Crema. La casa di campagna, invece, era a Bagnolo Cremasco. Tutti noi l’abbiamo conosciuto a scuola, con il nome di “Innominato”, reso celebre da Alessandro Manzoni nei “Promessi Sposi”.Le cronache dell’epoca raccontano di omicidi, rapimenti, rapine, fughe continue dal Ducato di Milano, dove era ricercato, a Bagnolo Cremasco e Crema. Le rapide fughe nel Cremasco avevano un motivo ben preciso: la roggia Benzona segnava il confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, di cui Crema era alleata. Giungendo nel territorio della Serenissima, l’Innominato era al riparo dagli editti contro di lui del Gran Cancelliere spagnolo Giovanni Ferrer.

Sempre a Bagnolo Cremasco, sia ha notizia che nel ‘700 avesse dimora o luogo di rifugio il brigante Giuseppe Barganzi, molto noto all’epoca per le sue ruberie e per l’efferatezza delle sue azioni. Le fama sinistra delle sue gesta era nota e, quindi temutissimo. Pare che il mascalzone morì proprio in quel di Bagnolo.

Nella zona del bosco Canito, tra Trescore Cremasco e Campagnola, agiva invece una brigantessa. Si chiamava Barbara e comandava una nutrita banda di sgherri. Il suo aiutante si chiamava Procopio ed era zoppo. Barbara spadroneggiò sulla TrescoreTreviglio per più anni, fino a quando arrivò l’esercito Napoleonico. Per porre fine alle sue incursioni e ristabilire l’ordine, un ufficiale francese le diede la caccia e la catturò. Fu impiccata seduta stante.

Nella zona di Pandino e di Palazzo Pignano agiva un’altra “categoria” di malviventi: i giannizzeri di Sarano, a cui successivamente si aggregò anche Bella Gamba. La loro ultima impresa fu la aggressione (effettuata sulla Crema-Pandino) ad un carrettiere che stava trasportando degli stracchini da Salvirola a Gorgonzola. Il povero «malghese», colpito da una coltellata alla gola, morì sul colpo e la sua salma non venne trovata che parecchi giorni dopo: banditi l’avevano nascosta in un campo di granoturco. Gli autori del crimine vennero comunque individuati e, insolitamente, riuscirono a scampare la forca: vennero infatti condannati alla prigione a vita. Di loro non si sentì più parlare.

Oltre all’Innominato, un altro personaggio di spicco del brigantaggio che imperversava nel Cremasco e nella fascia di confine con Bergamo era «Pret Spadì». Il brigante non era un religioso, ma soleva indossare la veste sacerdotale per rendere credibili i trucchi ai quali ricorreva. Una sera bussò all’uscio di un cascinale posto a mezza via tra Agnadello e Casirate. Dentro vi era un gruppetto di comari che, filando, recitavano il Rosario. Gli venne aperto, anche per rispetto alla sua veste. Il brigante allora si svelò, estrasse dai tasconi due pistole e le puntò contro le donne, ingiungendo loro di consegnare tutti i soldi che avevano in casa. Pena la vita. Molte delle comari svennero, la padrona di casa mantenne invece la testa a posto. È pur vero che consegnò al «Pret Spadì» tutto il pecunio che aveva: osservò comunque il messere con tanta acutezza da saperlo descrivere perfettamente il giorno dopo ai gendarmi. Il «Pret Spadì», sicuro del fatto suo, si diresse verso Lodi. Venne però catturato e poche ore dopo pagava le sue malefatte con la morte.