OGGI L’ANNIVERSARIO DELLA STRAGE IN CUI MORÌ IL GIUDICE PAOLO BORSELLINO. A MAGGIO FU IMBRATTATA CON LO SPRAY L’IMMAGINE DI FALCONE E BORSELLINO NELLA PIAZZA A LORO DEDICATA

19 Luglio 2021 Di Renato Crotti

DI PIERLUIGI CANTONI

                                                                       Palermo, 19 luglio 1992. Pochi minuti alle cinque del pomeriggio. Una tremenda esplosione scuote l’intera città. Arrivano i primi soccorsi in via D’Amelio e lo scenario è terrificante. Un inferno di fiamme, morte e distruzione che divora i corpi ormai senza vita del giudice Paolo Borsellino, procuratore aggiunto della Repubblica di Palermo, e degli agenti della scorta (Claudio Traina, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli e Eddie Walter Cosina).

La città di Crema ieri pomeriggio ha ribadito la propria adesione alla lotta alle mafie con una manifestazione in Largo Falcone e Borsellino, nell’ambito di “57 giorni Strade di legalità”. La Consulta Giovani Crema, in collaborazione con il Comune e l’Orientagiovani, hanno organizzato la Festa della Legalità, tra musica, performance artistiche, racconti, riflessioni, testimonianze di chi ha combattuto e ancora oggi combatte contro tutte le mafie.

 “Abbiamo pensato ad una Festa, per riprenderci dal periodo appena trascorso, in allegria e ricordare queste figure importanti, simboli di legalità e modelli di stimolo e speranze. La mafia esiste ancora, per questo occorre mantenere alta la guardia, senza nessuna tacita connivenza” ha spiegato Gaia Manzoni, presidente della Consulta giovani. Chapeau.

Ci sono però giovani che non vengono raggiunti da questo messaggio. Non certo per responsabilità dei promotori dell’iniziativa e nonostante l’intensa attività quotidiana che svolgono. Lo dimostra quanto accaduto pochi mesi fa quando alcuni giovani hanno deturpato la tela posta in piazza Falcone e Borsellino in città. A seguito di una segnalazione giunta ai Carabinieri riferita a un gruppo di giovani intenti a imbrattare la tela, i militari sono giunti sul posto, dove c’erano diversi ragazzi, poi identificati, ma della bomboletta spray di colore nero utilizzata nessuna traccia.

Oltre al gesto incomprensibile, non liquidabile come una bravata, resta l’interrogativo sulle cause del gesto. Ignoranza? Stupidità? Esibizionismo di fronte al “branco” di amici? Difficile dirlo. Resta il fatto che nelle famiglie e nel mondo della scuola resta ancora molto da fare. Oratori compresi. La frettolosa e insensata abolizione dell’ora di Educazione Civica nelle scuole (ripristinata solo quest’anno), la dannosa connotazione politica del tema, la ritirata della Chiesa nell’organizzazione delle Scuole di formazione sociale e politica (anche se, come a Crema, tale esperienza prosegue, sia pur con minor vigore del passato) e l’esclusione di tali tematiche dai momenti formativi oratoriani, la mancata trasmissione dei valori in famiglia, il deleterio esempio e stereotipo trasmesso dai Social, assunti senza filtro alcuno dai giovanissimi, la carenza di efficaci politiche di integrazione. La giusta e doverosa repressione degli episodi non basta. Forse gli imbrattatori manco sapevano chi fossero Falcone e Borsellino. O forse lo sapevano e hanno espresso la loro rabbia contro il sistema in questo modo colpevole e stupido.

Da segnalare la meritoria iniziativa dell’Arci di san Bernardino, che domani, martedì 20 luglio alle ore 21 propone la presentazione del libro “Il giro dei soldi” di David Gentili, Ilaria Ramoni e Mario Turla nell’ambito della rassegna culturale “Di Venere e di Marte”. Interverrà Nicolò Bassi, del presidio di Libera del Cremasco.

La odierna ricorrenza della strage è, forse, l’occasione, per ricordare ai propri figli, nipoti, giovani amici, chi fossero questi due servitori dello Stato. Che hanno pagato con la vita. Quell’ulivo piantato nella piazza va quotidianamente irrigato.