LE CASE, I PALAZZI, I CASTELLI DI CREMA E DEL CREMASCO INFESTATE DA FANTASMI E SPIRITI. DOVE SONO E CHI LI “ABITA”

21 Luglio 2021 Di Renato Crotti

(Prima parte)

                                                                                         A Crema la presenza sovrannaturale è abbondante, ma ha una componente macabra. Si tratta, infatti, del fantasma decapitato di Palazzo Terni nell’omonima piazzetta cittadina.  

Secondo la leggenda, sembra che, durante l’edificazione del palazzo, un giovane rampollo della nobile famiglia Terni-Bondenti, avventuratosi imprudentemente nell’ala in costruzione, abbia messo un piede in fallo e sia precipitato al suolo morendo sul colpo. Ciò convinse il padre Niccolò Bondenti, pazzo per il dolore, ad interrompere per sempre i lavori in corso, lasciando così palesemente incompiuta un’intera ala del palazzo. E ciò spiegherebbe il perchè, in effetti, una parte dell’edificio sia incompleta e da sempre visibilmente in rovina.

Secondo un’altra versione. forse le cose non sarebbero andate esattamente così. La spiegazione per quei muri corrosi dalle intemperie e per quei finestroni vuoti, che si schiudono ai capricci del tempo, sarebbe differente. Per certi versi, “prosaica”. Potrebbe essere accaduto che l’architetto piacentino Giuseppe Cozzi, in accordo col committente, volesse edificare qualcosa di particolarmente originale e a suo modo “bizzarro” e avesse volutamente messo in atto questa trovata, ispirandosi del resto a ciò che aveva fatto il Bernini per Palazzo Barberini in Roma. Certo è che l’effetto che ogni volta il Palazzo Terni di Crema (con tutta la sua pregevolezza e magnificenza) trasmette a chi lo osserva, mantiene quel “nonsoché” di malinconico e di lugubre che, da sempre, ne ha contraddistinto il destino. Certamente, la particolare iconostasi del giardino, con quei grandi oculi vuoti prospicienti alla strada e le statue nivee che svettano verso il cielo, contribuisce a rafforzare tale impressione visiva.

Costruzione del palazzo a parte, il fantasma del “decapitato” è segnalato ormai da secoli ed è entrato di fatto nella tradizione locale cremasca, anche se nessuno riesce a capire se si possa o meno collegare al tragico incidente occorso al figlio del nobile che, secondo altre versioni, non cadde accidentalmente ma si sarebbe suicidato. Resta il mistero nel mistero sul perchè di un’apparizione con la testa mozzata.

Dato che la ricorrenza più probabile per poter vedere lo spettro coincide con la mezzanotte di una sera di plenilunio (meglio se nel pieno di una tempesta o di un forte temporale), non è neppure facile osservare se “l’uomo senza testa” indossi abiti settecenteschi o magari più antichi, dettaglio che aiuterebbe a capire i “cacciatori di fantasmi” se l’apparizione sia riconducibile a qualche dimenticato fatto di sangue, magari antecedente all’edificazione del palazzo stesso.

Sempre a Crema, in via Mazzini, c’era pure un edificio dove poi si insediò un’attività commerciale che pare fosse infestato da un fantasma o da una presenza maligna. La presenza misteriosa si faceva sentire dopo la mezzanotte. Ai piani superiori. I proprietari, per esorcizzarla, chiamavano un frate dei Sabbioni. Dopo le sue preghiere ed esorcismi, tornava la pace. Durante i lavori di scavo della cantina dell’edificio venne scoperto uno scheletro in un muro.  Il frate sosteneva che la presenza fosse riconducibile a un’anima in pena della chiesa di Santa Maria Elisabetta che sorgeva in quel luogo.

Ancora in città, ma nella zona del Belfiore, esisteva una casa, dove a mezzanotte ne succedevano di tutti i colori. I cassetti dei mobili si aprivano in continuazione da soli, si sentivano colpi nei muri, i libri cadevano dalla libreria. Per fare tornare la pace e respingere la presenza misteriosa che terrorizzava i residenti, pare vennero celebrate nella chiesa della Santissima Trinità alcune messe gregoriane. Il palazzo in questione venne poi distrutto e, a quanto risulta, la presenza misteriosa, sparì.

Dal Belfiore a Castelnuovo.  Nel quartiere sorge una casa di campagna, che pare sia stata molti anni fa la dimora del conte Onofrio Corradini. Il popolo riteneva che fosse un ex vescovo. Infatti, dentro la casa pare vi siano dipinti due stemmi vescovili. Non cremaschi. Secondo i racconti, li notte era un continuo concerto di colpi nei muri e apparizioni di fantasmi. Venne chiamato il parroco delle “Quade” che benedì la casa, pregando e, pare, suonando un flauto. Il fantasma fu così scacciato.

Per questi ultimi episodi, ringrazio l’amico Dino Bernardo Zanini per le preziose informazioni, frutto delle sue ricerche sulla storia cremasca. E non solo

La storia indica che nel 1259, nei pressi dell’attuale rocca di Soncino, venne sepolto Ezzelino III da Romano, detto “il terribile”, l’unico uomo al mondo contro il quale venne addirittura organizzata una Crociata. Ezzelino si lasciò morire dopo aver perso la sua ultima battaglia ed essere stato ferito. La storia riporta che rifiutò i sacramenti e le medicine. Si strappò le bende e si lasciò morire. Era un uomo feroce come si potrebbe definire oggi, al servizio dell’imperatore Federico Barbarossa (che rase al suolo Crema, con la famosa e tragica vicenda degli Ostaggi Cremaschi). Vinse battaglie contro Venezia e i comuni lombardi, fin tanto che perse l’ultima a Cassano d’Adda, dove venne ferito. Si rifugiò a Soncino e lì morì. Non poche persone sostengono di aver visto il suo spirito vagare nella rocca e anche nei sotterranei del borgo. Vaga la notte errante perché, avendo rifiutato i sacramenti in punto di morte, nonostante gli orrendi delitti commessi, era in uno stato di eterna dannazione e pena. Per scoraggiare eventuali bontemponi, il Comune di Soncino dallo scorso anno ha deliberato il pagamento di un contributo di 500 euro per sopralluoghi di questo tipo nella rocca. 

Non solo il castello di Soncino sarebbe abitato da fantasmi. Anzi, la rocca viscontea di Pandino vanterebbe addirittura dei riscontri e “prove” riscontrate sul campo (vedasi le foto a corredo dell’articolo). Nell’ottobre dello scorso anno, un gruppo di appassionati della associazione bresciana Hesperya, dedica alla ricerca di presenze sovrannaturali, ha compiuto rilevazioni ed effettuato esperimenti all’interno del castello. Avrebbero ottenuto l’esito sperato.

Il fantasma del castello di Pandino sarebbe l’Ardita, una figura slanciata, elegante che sale le scale. Il soprannome Ardita lo deve al marito, che durante la Grande Guerra fece parte del corpo degli Arditi. Tornò a casa con diverse ferite malamente curate e morì poco dopo, forse a causa della grande epidemia di Spagnola, a soli 33 anni, accudito dalle cure amorose della moglie. Il maniero visconteo, che risale al 1355, nel periodo della Prima guerra mondiale era abitato da famiglie locali. Solo negli anni Cinquanta venne rilevato dal Comune e trasformato in parte nella sede del municipio. L’Ardita, morì settantenne e visse tutta la vita nel castello. Al primo piano, proprio dove il suo fantasma sarebbe stato visto.

L’Ardita e il marito, avevano due figli piccoli, più un terzo, probabilmente orfano di guerra, che lei prese in affido, e che amò molto. L’Ardita aveva un carattere fiero e indomito. Era una donna straordinaria, conosciuta e amata da tutti in paese. Era alta, magra, portava sempre un foulard in testa, e aveva sempre una scopa in mano, perché era una maniaca della pulizia. Girava in bicicletta per le cascine del paese, dove acquistava polli, galline e capponi, che poi rivendeva alle varie famiglie che glieli richiedevano.

Un giorno, durante uno dei suoi giri in bicicletta tra viottoli e cascine, fece una brutta caduta, da cui non si risollevò più. In seguito alla caduta, e al diabete di cui già soffriva, dovette rimanere a letto per molto tempo. La malattia andò avanti, tra alti e bassi, ancora per un po’, fino a che la morte, la raggiunse lì, a 69 anni, nel suo amato Castello. Fu l’ultima abitante. Non aveva mai voluto lasciare il maniero, neppure quando tutti gli altri se ne erano già andati nelle nuove abitazioni costruite appositamente per alloggiare gli abitanti del Castello. L’Ardita, quindi, non ha mai lasciato il Castello di Pandino. Neppure dopo la morte.

Gli appassionati che hanno compiuto le rilevazioni con sofisticate apparecchiature, così raccontarono come fossero giunti a identificare la presenza e l’identità del fantasma. “Durante il sopralluogo, ho aspettato un attimo per fare una panoramica, una fotografia normale” spiegò l’appassionato, “Quando siamo andati a casa ho visto che su questa scalinata c’era l’ombra di una figura femminile. Si vede questo corpo che sale le scale. Quindi, il mese successivo abbiamo svolto l’indagine, grazie al Comune che ci ha concesso il permesso. Durante l’indagine, ripetuta la fotografia, la anomalia non si è ripetuta. La rilevazione è durata quasi tutta la notte con la scoperta anche di una presenza maschile, forse il marito dell’Ardita”.

Gli “acchiappafantasmi” bresciani non solo avrebbero rilevato le presenze, ma avrebbero anche interagito con l’entità. “Abbiamo avviato una sessione di ricerca con domande e risposte registrate: avevamo il campo base nell’area che un tempo era l’appartamento dove viveva l’Ardita. Qui da subito ho chiesto se ci fosse un uomo: una voce maschile ha risposto “Ok“. L’abbiamo sentito tutti, abbiamo anche riprese video. Abbiamo chiesto se ha avuto figli e lei ha detto: “adesso basta….“, come se si fosse stancata. L’entità maschile ha interagito non solo con le risposte, ma con forti colpi contro oggetti, quando chiedevamo se fosse con noi. L’entità maschile si è mostrata in alcune riprese video: Mattia Laude ha visto una grossa ombra nera che attraversa la videocamera in infrarossi nella sala degli affreschi, vicino agli alloggiamenti. Ho chiesto di interagire con noi facendo alzare o abbassare la temperatura, che noi verifichiamo con uno strumento: si è alzata di un grado”.

(fine prima parte)