ANCORA SPIRITI E FANTASMI IN CASCINE, VILLE, QUARTIERI, MANIERI DI CREMA E DEL CREMASCO

22 Luglio 2021 Di Renato Crotti

(SECONDA PARTE)

Non solo case, palazzi e castelli erano interessati dalla presenza di fantasmi e spiriti.  La leggenda ed i racconti popolari annoverano anche intere zone della città di Crema. Ѐ il caso della “Infernaccia”, di cui si ha riscontro su due manoscritti privati della metà dell’Ottocento.

Si tratterebbe di una vasta zona delimitata tra la cascina Costa di San Bartolomeo dei Morti, il laghetto della cava e la cascina Dolera, per terminare a ridosso della Chiesa del Marzale, baluardo che nessuna presenza ultraterrena riusciva ad oltrepassare. In questa zona, nel corso degli anni, sarebbero state segnalate e parrebbero avvenute apparizioni di spiriti elementali, ossia creature a guardia della loro “porta” o mondo di entrata, propria dell’elemento che vigilano. In pratica creature anche legate alla mitologia, Gnomi, Ninfee (o nereidi), Elfi e Salamandre.

Alcune fonti orali narrano che in tempi non lontani (parliamo degli anni Ottanta) un appassionato fotografo naturalista fu protagonista di un fatto quanto meno insolito.

Mentre era appostato al tramonto vide muoversi sulla superfice dell’acqua del Serio una creatura che nulla aveva a che vedere con anatre o altra fauna selvatica. A suo dire si trattava di una creatura sovrannaturale, anche perché non aveva ali e si muoveva come camminando sull’acqua. Ne fu sconvolto. Sempre la vulgata popolare narra che negli anni Sessanta quella zona era però denominata “infernas”, perché quando il Serio esondava distruggeva i raccolti di mais.

Rimanendo a Crema, c’era villa Rossi a Ombriano, una villa, ora non più esistente (almeno nell’originale struttura), che nel periodo dell’abbandono (poi fu recuperata con la realizzazione di appartamenti) pare sia stata teatro di presenze sovrannaturali. Si trattava di un grande palazzo di gusto neogotico, ricostruito nel XIX secolo dal conte Vincenzo Toffetti. Poi appartenne alla famiglia Rossi Martini, quindi al senatore Mario Crespi. Sebbene oggi presenti all’esterno le caratteristiche di un tempo, con torrette, archetti pensili, ornamenti in ferro, allo stato attuale non si amalgama più con il contesto urbano sorto attorno. Non va infatti dimenticato che, fino al secondo dopoguerra, la villa era circondata da un maestoso parco e un viale, oggi scomparso, che la collegava alla fattoria-modello di Ombrianello. Nel periodo in cui fu disabitata, la leggenda popolare narra di episodi insoliti notturni. Luci e boati di cui non si riuscì a dare spiegazione. I controlli della forza pubblica, che a più riprese verificò la presenza di eventuali abusivi, non aiutò svelare il mistero.

Discorso similare vale per Villa Obizza, oggi interamente crollata, nella frazione di Bottaiano di Ricengo, che fu residenza di campagna degli Obizzi. La villa era costruita in stile palladiano. Fu voluta da Giò Matteo Obizzi, nobile consigliere della città di Crema verso la fine del XVII secolo. Nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, si narra di luci intense che la notte si vedevano sin dall’esterno. La curiosità è che tali fatti sarebbero avvenuti sempre in estate e non in inverno, dove si sarebbe potuto pensare a viandanti che vi potevano cercare rifugio. Nessuna traccia di focolare o bruciature fu mai rinvenuta. Qualcuno ipotizza si potesse trattare dell’anima inquieta di Vincenzo Monticelli, che nel 1816 sposò Maria Obizzi. Monticelli morì prematuramente (non si conosce la causa) senza aver avuto figli e, con lui, si estinse il nome della sua famiglia. L’anima addolorata e inquieta pare facesse ritorno nella sua ultima dimora, quasi a non arrendersi all’estinzione del nome Monticelli.

Spostandoci verso il Casalasco, troviamo il Castello di Casteldidone. Secondo la leggenda, il maniero “Mina della Scala” (a 30 km da Cascina Farisengo) ospiterebbe lo spirito di una donna. La prima notte del plenilunio di gennaio comparirebbe lungo la scala di accesso alla dimora storica suonando la campana. Si tratterebbe del fantasma della contessina Schizzi e sembra che appaia solo alle discendenti femminili della famiglia. L’ultima ad averla “incontrata” fu la contessa Anna Maria Douglas Scotti di Fombio.

Nel lodigiano ecco il duecentesco castello di Maccastorna che vanta un vero record: sarebbe abitato da ben 70 fantasmi. La leggenda narra siano gli spiriti delle persone che in un giorno dell’estate del 1406 furono assassinate da Carlo Cavalcabò, signore di Cremona, per consolidare il suo potere. Pare che nella notte della strage il castello si animi di urla, porte che sbattono, colpi, rumori di spade, tanto che l’attuale proprietario in quei giorni sceglie di non sostare nel maniero.

Da ultimo, il castello di Zavattarello, nell’Oltrepò Pavese, dove si aggirerebbe il fantasma di Pietro dal Verme, signore del maniero nel XV secolo e promesso sposo a Chiara Sforza, la figlia del signore di Milano, Galeazzo Maria, che pare lo avvelenò per gelosia. Sarebbe il suo spirito a spostare sedie, fare strani rumori, aprire porte e rubare spartiti durante i concerti.  È invece il fantasma di Bernabò Visconti, imprigionato e ucciso dal nipote Giangaleazzo, quello che si aggira nelle sale del maniero di Trezzo d’Adda. Pare sia accompagnato da tutta la sua corte e si narra che, durante la Seconda Guerra Mondiale, un intero commando tedesco vide animarsi le sale del castello, con dame, cavalieri e saltimbanchi spettrali.

Mito? Leggenda? Immaginazione? Sia come sia, vale la massima di Eduardo De Filippo: “Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male.”

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