I LUOGHI DEL MISTERO NELLA NOSTRA TERRA, DALLE PIRAMIDI CELTICHE ALLE PIETRE MAGICHE, DALLE DIMORE MALEDETTE AI SANTUARI

24 Luglio 2021 Di Renato Crotti

La Lombardia è una terra antica, con una storia ricca e piena di incanto. E di mistero. Nella pianura lombarda, accogliente, rigogliosa e fertile, si sono alternati popoli e culture diversi. Etruschi e Umbri fino al 400 a.C., poi Galli, Romani, Barbari e Longobardi. Nei secoli più recenti, Francesi e Spagnoli.

La loro cultura, tradizioni, riti e miti restano nelle leggende, nei racconti tramandati nei secoli e nelle opere rurali, architettoniche e religiose, che raccontano ai contemporanei vita e segreti dei tempi. Alcune vicende e luoghi erano e restano avvolti dal mistero. Inspiegabile. Talvolta. Gli articoli sui tesori nascosti al link: https://www.renatocrotti.it/2021/07/16/il-favoloso-tesoro-sepolto-al-marzale-i-documenti-confermano-due-spedizioni-per-cercarlo-seguendo-le-tracce-dei-templari-locali-del-priorato-di-madignano-e-dei-manoscritti-dellabbazia-di-cl/ e al link: https://www.renatocrotti.it/2021/07/19/dopo-il-tesoro-sepolto-del-marzale-ecco-quali-sono-gli-altri-tesori-da-scoprire-nei-paesi-del-cremasco-e-cremonese-citati-dalla-storia-e-dalle-leggende-che-nascondono-ricchezze-da-favola/  e sulle dimore infestate da fantasmi e spiriti al link: https://www.renatocrotti.it/2021/07/21/le-case-i-palazzi-i-castelli-di-crema-e-del-cremasco-infestate-da-fantasmi-e-spiriti-dove-sono-e-chi-li-abita/

Il confine tra realtà, invenzione, leggenda, è labile. Resiste però da secoli il “Doppio Pentacolo del Mistero”, ossia i dieci luoghi lombardi dove tale confine diviene ancora più indefinito. Eccoli.

A Rezzato (Bs), nel bosco che circonda l’antichissimo convento francescano di San Pietro in Colle, (XI sec.) è celato uno strano manufatto vecchio di secoli: si dice rappresenti la faccia del diavolo. In bresciano lo chiamano “Diaol” o “Mostasù”, cioè faccione, e trovarlo non è facile. Capire cos’è, ancora meno.

Inoltrandosi nel folto del bosco sulla collina dove sorge il monastero francescano si imbocca il sentiero della Rasa, che parte dall’edificio e prosegue tra alberi secolari, fino a raggiungere il grande masso tra il sentiero e il pendio. Scolpito nella roccia apparirà un bassorilievo inquietante: “la faccia del diavolo”, un volto metà umano e metà bestiale che custodisce l’antico luogo.

Sul faccione circolano tante leggende: alcune si rifanno alla data misteriosa (1798) scavata nella pietra, che riporterebbe alla morte di un uomo, altre dicono che si tratti proprio della faccia di un demonio e che nel bosco sacro si celebrassero i sabba delle streghe. Tra il fauno e il satiro, Mostasù, più prosaicamente, ricorda il Green Man, il celtico spirito-guardiano dei boschi, conosciuto anche come Pan, antichissimo dio della vegetazione e della fertilità.

Dal bresciano, al bergamasco, altre due tappe. Il Santuario della Madonna di Sombreno (1443) e la Basilica romanica di San Giorgio in Lemine ad Almenno San Salvatore (1171). I due luoghi sacri condividono una straordinaria curiosità. Dalle volte dei due antichi edifici pendono, dalla notte dei tempi, le costole di un drago (articolo sul drago cremasco Tarantasio al link https://www.renatocrotti.it/2021/07/20/sulle-tracce-del-drago-tarantasio-dal-duomo-di-milano-a-pizzighettone-dai-visconti-a-san-cristoforo-dallagip-allalfa-romeo-alcuni-anni-fa-scavando-a-ombrianello/ . La leggenda narra che queste antichissime reliquie appartenessero al feroce drago che viveva nei pressi del Brembo, poi sconfitto da San Giorgio. Simbolo della vittoria del bene sul male, le mitologiche costole di drago in realtà, come per Tarantasio sarebbero costole di balena, un cetaceo ancora più antico del drago che risale a cinque milioni di anni fa, al Pliocene, quando la Lombardia era sommersa dell’attuale Mare Adriatico.

Spostandoci verso le chiare, fresche, dolci acque manzoniane, nelle zone di Torno e Blevio in pieno Triangolo Lariano (Co), sono presenti due impressionanti blocchi di roccia. La Pietra Pendula dalla forma a fungo e la Pietra Nairola, una grande tavola piatta che sporge dalla montagna.

La leggenda racconta che il diavolo amasse giocare a palla sulla Pietra Nairola e che la parte sporgente in equilibrio del masso sia opera della Madonna. In realtà si tratta di massi erratici, grandi blocchi di roccia isolati, trasportati dai ghiacciai nel corso del Quaternario. Alcuni sono Monumenti naturali, riconosciuti nel 1984 dalla Regione Lombardia. A Torno, si trovano anche i massi avelli, misteriose tombe a forma di vasca (V-VI sec. d.C) scavate nei massi erratici: l’avello del Maas, di Rasina, dei Piazz, di Negrenz e altri.

Nel Lecchese, in Valcurone, lasciano a bocca le tre piramidi di Montevecchia, scoperte nel 2001 grazie a un’osservazione satellitare fatta dall’architetto Vincenzo di Gregorio. Le tre colline a gradoni, inclinate di 44 gradi e alte 40-50 metri, ricordano le piramidi egizie e hanno lo stesso orientamento astronomico delle piramidi della Piana di Giza. Chi le ha costruite? Certo l’uomo, perché appaiono modellate nella roccia calcarea. Perché? Per osservare il cielo, i cicli lunari, le eclissi. Si tratterebbe quindi di antichi siti astronomici e sacrali. Dai reperti trovati su una delle tre e risalenti ai Celti (500 a.C.), potrebbe essere questa la funzione.

Ci sono poi villaggi abbandonati e vecchi edifici lasciati al completo abbandono e spesso decadenti, ma in grado di suscitare un fascino particolare, avvolti da un’aura di mistero e legati a storie e leggende curiose. E da brivido

Edifici abbandonati, minareti, pagode, murales, fontane, colonne greco-romane, piastrelle alla Andy Warhol sono solo alcuni dei curiosi particolari di Consonno, villaggio contadino che negli anni Settanta avrebbe dovuto trasformarsi nella Las Vegas della Brianza e che oggi appare come un’affascinante città fantasma tra le più particolari in Italia. Disabitata e spettrale. Inquietante.

La “Casa Rossa” della Valsassina (LC) un tempo era una lussuosa dimora. La signorile, Villa De Vecchi, conosciuta anche come Casa Rossa, oggi appare in stato di abbandono. Soffocata dal verde che un tempo apparteneva al bellissimo parco che la circondava. Dal 1938 la villa non fu più abitata e venne purtroppo depredata dei suoi ricchi arredamenti e delle sue preziose decorazioni.

Fu proprio durante quel periodo buio che iniziarono a circolare misteriose leggende su fantasmi e fenomeni soprannaturali nell’edificio, come la presenza del fantasma della moglie del conte che un tempo abitava la villa o della fontana del parco che zampillava sangue. Attualmente la dimora è inagibile, ma anche solo ammirandola dall’esterno appare avvolta da un’aura di mistero che affascina curiosi e appassionati di fotografia provenienti anche da molto lontano.

A pochi chilometri da Chiavenna, posto su un balcone naturale sulla Val Bregaglia e circondato da fitti boschi e suggestive cascate, sorge il paese di Savogno. Si può raggiungere solo a piedi seguendo diversi itinerari e salendo ben 2886 gradini appoggiati alla roccia. Merita assolutamente tutta la fatica della salita perché è un luogo davvero ricco di fascino che offre anche splendidi scorci.

Savogno oggi è praticamente disabitato ed i suoi edifici in pietra, le fontane, l’antico torno e la chiesetta quattrocentesca fanno da cornice ad un emozionante viaggio nel tempo. Lungo la strada che conduce al paesino compare all’improvviso al “Sas de l’Anticrist“, una parete che sembra una porta richiusa sul mondo degli inferi che si dice sia testimonianza di una maledizione. Andate avanti a passo spedito.

A Varese, invece, lascia stupefatti il bellissimo Grand Hotel Campo dei Fiori. Realizzato nel primo decennio del Novecento su progetto di Giuseppe Sommaruga, uno dei massimi interpreti italiani dello stile Liberty. Il calo del numero dei visitatori nella zona e la successiva interruzione, nel 1958, della funicolare di Campo dei Fiori incisero negativamente sull’attività dell’hotel portandolo alla chiusura. L’ultimo ospite varcò l’ingresso del Grand Hotel nel 1968, anno in cui l’edificio venne definitivamente abbandonato. Nel suo splendore decadente è a suo modo affascinante. E misterioso. Leggenda vuole che nelle notti di luna piena sia meta preferita per riti pagani.

Connotata da tristezza e doloro è la Villa degli Amanti Maledetti (PV). Si dice che chiunque venga in possesso di Villa Cervi o che viva tra le sue mura sia vittima di una maledizio. Sicuramente sarà frutto di una delle tante leggende di un tempo, fatto sta che la dimora è disabitata da anni ed è in stato di abbandono. La struttura è inagibile. Il fascino tenebroso che aleggia attorno a Villa Acerbi attrae tantissimi visitatori e fanatici del mistero, anche solo per osservarla dall’esterno all’imbrunire.