LE ACQUE MAGICHE DEI FONTANILI DEL CREMASCO, TRA GUARIGIONI MIRACOLOSE, MITI E LEGGENDE, FINO ALLA FONTE SACRA DI CARAVAGGIO

25 Luglio 2021 Di Renato Crotti

Una delle peculiarità e dei tesori ambientali del nostro territorio è costituita dalla presenza di aree incantevoli caratterizzate da fontanili spontanei, acque risorgive, marcite. L’acqua è il tesoro della pianura padana, in particolar modo dell’area a cavallo tra il territorio Cremasco e Bergamasco. Acqua che sgorga dalle viscere della terra pura e limpida. Incontaminata. Nel Cremasco, tra le maggiormente note vi sono quelle di Capralba. Farinate e Campisico, rese note al grande pubblico anche a seguito dell’ambientazione di un noto film del regista Guadagnino.

Queste frazioni del comune di Capralba si connotano per la presenza di una vera e propria ragnatela di fossi e risorgive, un patrimonio prezioso che racconta di una lunga storia segnata da pazienti opere di bonifica.

Sono tante le curiosità di questo territorio a cavallo fra Bergamo e Cremona. La maggiormente nota è legata al potere taumaturgico e guaritore attribuito a queste acque, secondo alcuni, dotate di capacità miracolose. Non si tratta solo di leggenda, dicerie, fantasie. Una prova? Senza apparire irriverenti o irrispettosi, basta citare la Fonte Santa del santuario dedicata alla Madonna di Caravaggio.

Sotto lo Speco dove è collocata la statua della Madonna, si trova la grotta del Sacro Fonte, alla quale si accede dall’esterno del tempio, dove si trova una fontana da cui si può attingere l’acqua. Si tratta, secondo la tradizione, del luogo esatto dove la giovane Giannetta de’ Vacchi avrebbe assistito alla prima apparizione della Madonna, la quale, come prova della propria origine divina, avrebbe fatto sgorgare una sorgente d’acqua dal terreno.

Il sotterraneo d’accesso al Sacro Fonte consiste in un lungo corridoio di circa trenta metri, che attraversa da lato a lato la chiesa e venne rivestito con mosaici dal pittore Mario Busini negli anni Cinquanta del XX secolo. Il corridoio appare diviso in cinque celle successive; nella prima, tre nicchie ricavate dentro le pareti accolgono una Madonna marmorea, la ghigliottina e il catenaccio spezzato, a ricordo dei diversi miracoli attribuiti alla Vergine del Fonte. La Madonna, parlando con la giovane la tranquillizzò, dicendole che sarà Lei a favorire l’apertura dei cuori dei suoi concittadini e lascerà proprio in quel luogo un segno eterno a testimonianza di questo incontro. In quel luogo comparirà una fonte fino allora sconosciuta dove, chiunque si bagni, verrà sanato dai propri mali.

A onor del vero, larga parte della nostra pianura è costellata di Santuari miracolosi, sorti presso sorgenti o correnti d’acqua e dedicati alla Madonna delle Grazie. Ricordiamo anche i pozzi sacri o miracolosi, che esistevano in certe chieste, in prossimità dell’altare. A Pavia, per esempio, quello di San Pietro in Ciel d’Oro, la cui acqua veniva considerata come un toccasana (pozzo citato anche da Dante, dal Petrarca e dal Boccaccio). Un pozzo fu trovato anche, durante lavori compiuti qualche decina d’anni fa, nel presbiterio della chiesa del Carmine.

Proprio sulle sponde delle sorgive sono nate e cresciute le più amate leggende popolari di carattere profano. Sulla riva destra della roggia Alchina si possono scorgere dei fiori sulla “”Büsa da Ghét”, vale a dire la tomba di Paolo Ghedi. Leggenda vuole che proprio qui questo sarto di Crema, ricordato dal popolo come un Robin Hood locale, venne impiccato dai gendarmi austriaci.

Dal secolo XII il paese di Capralba fu dominato dai conti del vicino Farinate, oggi frazione del comune, che però vanta un’origine più antica di quella del capoluogo. Farinate deriva probabilmente dal termine germanico “fara”, un insediamento abitato da famiglie longobarde legate tra loro da vincolo di parentela. Il villaggio è già documentato dall’anno 919 e nel XII secolo era sede di una contea rurale e di un castello. L’importanza del luogo nel medioevo è testimoniata anche dalla presenza di ben quattro chiese: S.Pietro, San Nicola, San Martino e San Donato, oltre che dal monastero benedettino femminile di San Fabiano. Questo monastero, fondato nel 1144, fu soppresso nel1396.

Nel 1454 il Cremasco passò sotto la dominazione veneziana e Capralba divenne paese di confine, frequentato troppo spesso da contrabbandieri e malfattori, che resero difficile la vita ai suoi abitanti. Oggi il territorio comunale, ricco di acque, produce cereali e foraggio.

Limitrofo vi è la frazione Campisico. Il nome rimanda ai piccoli campi coltivati vicino alle boscaglie e alle paludi. Questo villaggio in passato fu così importante da essere citato in un documento del 1192; si trattava di una sorta di catasto sottoscritto dall’imperatore di Germania Enrico VI. Sorto probabilmente intorno ai secoli IX e X, si compone oggi di due cascinali che testimoniano l’importanza avuta nel passato da questo nucleo abitativo. Il suo territorio era rinomato soprattutto per la produzione di cereali, gelso e lino, quest’ultimo considerato fra i migliori d’Europa. Con il passare del tempo, Campisico perse la sua importanza a causa del progressivo inselvatichirsi del territorio circostante e il conseguente aumento di banditi e briganti. (Articolo sui briganti e banditi del Cremasco al sito www.renatocrotti.it )

La gente contadina ha creato sulle acque sorgive una miriade di altre credenze e superstizioni, puntualmente tramandate.

Un’antica tradizione assicurava che, per beneficiare di virtù guaritrici, bisognava immergersi nell’acqua sorgiva nella notte di San Giovanni, (24 giugno) quando si credeva che streghe e diavoli vagassero nelle tenebre. Le reminiscenze di questi culti e credenze si sono integrate nella storia della civiltà agricola della Pianura Padana irrigua in modo vario e curioso.

Nei repertori dei riti magici degli antichi guaritori della Lomellina viene citata più volte la “Madonna della Fontana” con l’aggiunta di preghiere che mettono in evidenza l’azione purificatrice dell’acqua: “acqua curìa, ciàpa él mè mal e pòrtal vìa” (acqua corrente, prendi il mio male e portalo via). La frase veniva pronunciata presso il fontanile, facendo il gesto di mandare il proprio malanno nell’acqua.

Oppure la chiesa di S. Maria della Colorina a Nerviano (BG), edificio del XIV secolo, ricostruito nel XVII secolo. Si racconta che sotto ad essa scorra un torrente sotterraneo, dalle proprietà miracolose. Il nome della chiesa, infatti, deriverebbe da colera, malattia intestinale che sarebbe stata debellata grazie alle acque di questo torrente. Gli ammalati venivano bagnati all’interno dell’edificio in una sorta di rituale, unito alle preghiere, affinché venisse esaudito il desiderio di guarigione.

A questo proposito è utile ricordare come la ricerca delle acque per costruire il fontanile abbia mantenuto nei secoli, fino a pochi decenni fa, elevati riferimenti a riti magici e collegamenti a forze soprannaturali collegati alla figura del Rabdomante. Una figura molto strana per la nostra zona, in quanto di acqua si abbonda. Eppure, erano ricercati e riscuotevano credibilità perché, nell’immaginario popolare, solo loro riuscivano a trovare acque pulite e “magiche”.  

Si parla di antichi templi pagani, sorti su sorgenti o su fontanili, poi cristianizzati con l’edificazione di chiese in loro sostituzione. All’acqua vengono attribuite proprietà mistiche, è simbolo della vita, la stessa fonte battesimale ha un profondo significato metafisico.

Oggi, si è fatto molto per tutelare l’enorme ricchezza naturalistica dei fontanili, messi a rischio dall’agricoltura intensiva e dall’uso di pesticidi che inquinano la falda sotterranea. Il comune di Capralba, in modo avveduto e intelligente, ha costituito il “Parco dei fontanili di Capralba”, Parco Locale di Interesse Sovracomunale (Plis). L’interesse sovracomunale del Parco non coincide necessariamente con l’appartenenza del parco a più comuni, infatti il Parco dei fontanili si trova nel territorio del solo comune di Capralba, ma è garantito dal fatto che esso racchiude al suo interno elementi di pregio naturalistico e/o di interesse paesaggistico di assoluto rilievo, tali da coinvolgere anche l’interesse di altri comuni.