NON BRUCIÒ SUL FUOCO E FECE I MIRACOLI DELLE SPIGHE E DELLA POLVERIERA. Ѐ IL CROCIFISSO PRODIGIOSO DELLA CATTEDRALE DI CREMA

28 Luglio 2021 Di Renato Crotti

DI PIERLUIGI CANTONI

Correva l’anno 1448. La città di Crema era ancora sotto la giurisdizione del Ducato di Milano. L’alleanza con la Repubblica di Venezia avverrà successivamente. Tanto nel capoluogo lombardo quanto in città imperversavano interminabili lotte tra cremaschi Guelfi (fedeli al papa) e cremaschi Ghibellini (fedeli all’imperatore).

Questi ultimi, assediati e asserragliati nel Duomo, accesero un fuoco all’interno dell’edificio sacro. Per attizzarlo, utilizzarono anche il Crocifisso ligneo. Uno di loro, il bergamasco Giovanni Alchino lo buttò sopra le fiamme. «Tanto, era guelfo anche lui», disse sprezzante e irriverente. Da questo episodio scaturì il detto “Cremaschi, brusacristi”, anche se l’autore del gesto fu un bergamasco.

Accadde in quell’occasione il prodigio tramandato nei secoli. Il Cristo ritrasse le gambe, quasi a volersi allontanare dal fuoco. Tutti ammutolirono. Anche coloro che lo avevano gettato tra le fiamme. Intimoriti dinnanzi al miracolo. Oltre a ritrarre le gambe, il Cristo, pur gettato sulle fiamme, non prese fuoco. Ancora oggi, il Cristo ligneo mantiene le gambe ritratte. Durante il restauro, negli anni Ottanta, vennero rinvenute tracce di bruciatura, a confermare l’evento. 

La Croce miracolosa, scolpita probabilmente in Francia tra il 1250 e il 1275, è oggi custodita nell’abside della navata sinistra della Cattedrale di Crema.

Per comprendere il clima dell’epoca, le motivazioni del gesto, l’astio tra le fazioni, la genesi di questi fatti, è necessario fare un balzo indietro nel tempo, prima dell’evento miracoloso.

Dopo la morte di Gian Galeazzo Visconti (1402) e il successivo periodo di anarchia contraddistinto dal riesplodere delle faide tra le due fazioni, a Crema si affermò la signoria locale dei Benzoni: prima con i fratelli Bartolomeo e Paolo (1403-5), poi con il loro nipote Giorgio (1402-23). Quest’ultimo, seppur insignito della nobiltà veneziana, dovette riconoscere la sovranità del duca di Milano Filippo Maria Visconti. Tramutatasi infine in guerra aperta la rivalità esistente fra i Visconti e la Serenissima Repubblica di Venezia per le mire espansionistiche nutrite da entrambi gli stati, Giorgio Benzoni riparò con la famiglia a Venezia (1423), mentre Crema ritornava sotto il diretto controllo di Milano.

Morto Filippo Maria Visconti nel 1447, a Milano venne instaurata la Libera Repubblica Ambrosiana, che pose a capo del proprio esercito Francesco Sforza, marito di Bianca Maria (figlia di Filippo Maria Visconti).

I veneziani, avanzando in Lombardia, cinsero d’assedio Crema che il 16 settembre 1449, disperando negli aiuti dello Sforza, si pose sotto le insegne del Leone di San Marco. Con la successiva pace di Lodi (1454), Francesco Sforza fu riconosciuto da Venezia duca di Milano mentre Bergamo, Brescia e Crema furono cedute definitivamente ai veneziani.

Iniziò così per i cremaschi il dominio della Serenissima, destinato a durare, salvo una breve interruzione nel 1509-12, fino al 1797.

Tornando al Crocifisso della Cattedrale, quanto accaduto nel 1448 non fu l’unico prodigio miracoloso.

Nel 1708 si verificò il «miracolo delle spighe». Piogge torrenziali stavano compromettendo il raccolto e il vescovo Grifoni decise di esporre il Crocifisso sull’altare maggiore. Appena fu esposto, la pioggia cessò all’istante. In chiesa e nella piazza antistante si radunò una gran folla. La notizia del prodigio fece nel volgere di poche ore il giro della diocesi e dalle campagne arrivarono a Crema migliaia di fedeli per ringraziare con preghiere la sacra scultura.

Il mondo agricolo ricorse all’intercessione del Crocifisso anche nel 1747.  I fedeli chiesero la grazia affinché cessasse una rovinosa epidemia di peste bovina. Gli animali erano l’unica “ricchezza” del mondo agricolo. La loro morte significava l’interruzione del lavoro nei campi e, per le vacche da latte, l’assenza di sostegno alimentare per le famiglie.

Passarono meno di trent’anni e le cronache annotato di un altro intervento prodigioso.

Scrivono Sergio Meloni e Ivana Spelta nel testo “I crocifissi di cui la tradizione narra gli eventi prodigiosi” (Mimep-Docete), che il 19 agosto del 1780 avvenne il «miracolo della polveriera». Durante un violentissimo temporale un fulmine colpì la polveriera cittadina, causando un incendio che pareva inarrestabile. Lo scoppio pareva imminente e avrebbe causato danni e morti. Coloro che erano nei paraggi asserirono di aver visto dopo il fulmine l’immagine del Crocifisso sopra la polveriera avvolta dalle fiamme. Malgrado l’estensione dell’incendio, questo poté essere domato senza che le fiamme causassero la temutissima esplosione. Le velocità e facilità con cui si riuscì ad aver ragione dell’incendio furono ritenute miracolose.

La Cappella del Crocefisso oggi è situata a sinistra dell’altare maggiore del Duomo, decorata con affreschi che ricordano i miracoli di cui il Legno sacro fu protagonista, ancora oggi oggetto di devozione, preghiera, richiesta di intercessione da tutti i cremaschi.  All’interno del Duomo di Crema, inoltre, nelle prime due colonne, ci sono raffigurate due croci patenti trilobate, di cui nessun ricercatore ha mai tentato o saputo dare un’interpretazione. Sono croci templari, oppure appartengono ad un altro ordine?