SULLE TRACCE DEI TEMPLARI NEL CREMASCO E CREMONESE, DALLE CINQUE VIE ROMANE AGLI HOSPITALES, DALLE CHIESE CAMPESTRI ALL’INQUISIZIONE, FINO AI LORO TESORI E SIMBOLI SUGLI EDIFICI

29 Luglio 2021 Di Renato Crotti

DI DINO BERNARDO ZANINI

                                                                                         Quasi tutti i documenti relativi all’inquisizione medievale a danno dei Templari, Catari, Albigesi, sono andati perduti o bruciati dai Domenicani, che non volevano lasciare tracce delle loro azioni. A fare danni ancora maggiori fu Napoleone, che chiuse a Crema circa 40 conventi maschili e femminili, trafugando gli archivi, gli ori e gli argenti, i quadri e mandandoli in Francia, dove vennero dispersi.

Il potente ordine cristiano dei Templari fu, come noto, distrutto. Non rimase nulla se non leggende alimentate dalla Chiesa medesima. L’Inquisizione era diventata uno strumento di potere al servizio di sovrani e papi. Dopo la soppressione dell’Ordine i loro beni passarono ai Gerosolimitani e poi ai Cavalieri di Malta.

Sui Templari di Crema e del territorio è rimasto molto poco a seguito delle distruzioni dei documenti da parte dell’inquisizione. Possiamo ricostruire la loro presenza tramite la composizione dei tasselli del mosaico riferiti alla loro attività di carità, cura e assistenza. Dalla mappa dei luoghi è possibile ipotizzare chi fossero i protagonisti e gli autori.

Un passo indietro per comprendere la persecuzione e la scomparsa dei Templari. Nel 1309 al tempo della soppressione dei Cavalieri del Tempio, Papa Clemente V con la bolla “Facens Misericordiam”, incaricò i vescovi Europei a procedere contro i Templari. Inoltre, aveva affidato al frate domenicano Guglielmo Lanfranco Cigala da Genova, il compito di “Inquisitore ordinario” per le zone di Cremona e Piacenza, i cui risultati furono discussi il 15 giugno 1309 al Concilio di Ravenna.

Il verbale delle indagini si concludeva con l’assoluzione dei Templari. Gli interrogatori dei soggetti vennero effettuati senza uso della tortura. Il verbale fu inviato a Papa Clemente V, che non rimase soddisfatto dei risultati ottenuti.

Il 27 giugno 1309 Papa Clemente V, emanò la bolla “Dudum ad Elicendum” esortando gli inquisitori ad usare la tortura per accertare la verità. Il 27 giugno 1309 Papa Clemente V diede un mandato speciale a due inquisitori domenicani per controllare le indagini in corso nell’Italia del nord.

I due procuratori domenicani il 20 novembre 1309 arrivarono a Cremona, per controllare l’operato di fra Cigala e furono ospitati nel convento dei domenicani. Dopo questo incontro a Cremona, nei giorni seguenti fecero tre verifiche, il 24 novembre 1309 a Piacenza, il 29 novembre 1309 a Pavia ed infine controllarono anche la città di Crema, dove probabilmente c’era un presidio templare. Diversamente, non avrebbero compiuto indagini in loco.

Oltre a questi elementi, per ricostruire la loro presenza nel territorio è necessario, giocoforza, partire dalle attività che i Cavalieri del Tempio svolgevano, individuando, quindi, luoghi e siti corrispondenti. Come detto, cavalieri Templari in Europa e in Italia presidiavano le principali strade dei pellegrini, che erano spesso soggetti a rapine da parte di bande di predoni. Esisteva altresì una rete di chiese e ospedali campestri dove i viandanti trovavano un rifugio sicuro per la notte, oltre al cibo e le cure per i malati. C’erano anche taverne e alberghi per le carovane dei commercianti e anche monasteri, da sempre sinonimi di ospitalità.

Nel medioevo transitavano nel Cremasco cinque arterie stradali importanti di origine romana, antenate delle moderne autostrade, dove passavano i pellegrini che andavano a Roma o a Venezia per poi imbarcarsi per la Terrasanta. Lo stesso dicasi per tutte le merci per il commercio con Crema e le città vicine.

Già nel 795 il limite del territorio di Bergamo arrivava fino a Cerreto (oggi Abbadia Cerreto). Da Bergamo partiva la strada Bergomense che passava per Pianengo, girava davanti alla porta omonima e poi confluiva per Cerreto.

Poi c’era la Brixia/Laus Pompeia che scendeva dritta da Brescia, toccava Orzinuovi, Soncino, Romanengo, attraversava Offanengo, il ponte sul Serio, girava attorno alle mura di Crema sbucando nella corte di Castelnuovo fuori Porta Ripalta. La strada poi proseguiva per Piazzano e Cerreto, dove si diramava per Lodi e anche oltre per Ticinum (Pavia) e Mediolanum (Milano).

La strada Cremonese passava da Castelleone, Madignano, Crema e tagliava a San Michele, arrivando sotto la Corte Passararia (Passarera) per poi arrivare a Piazzano e Cerreto sedi di due monasteri e Lodi.

La strada di Piacenza arrivava da Montodine, confluiva a Moscazzano e poi a San Michele, dove passava per Ripalta Nuova e poi entrava in Crema.

C’era infine la strada Milanese che da Crema passava per il borgo di San Sepolcro, il Pilastrello, Ombriano, diramandosi poi per Lodi e Milano. Questa strada nella visita Castelli del 1500 è chiamata strada Romea.

Lungo queste strade erano presenti Xenodochi e Hospitales o chiese campestri, molto spesso “gestite” da Templari, dove i viaggiatori potevano dormire e mangiare, purtroppo nessuno ha mai fatto studi su Crema e il cremasco e per cui la documentazione è molto carente.

In base alla documentazione disponibile, è possibile fare alcune ipotesi sulla presenza e sull’opera dei Templari a Crema e nel Cremasco.

Fuori Porta Ombriano che nel 1350 era tra le vie Terni e Pavesi, esisteva il “terminum” o termine della corte di Castelnuovo ed è documentata nel 1355. Nel 1458 c’era la località intitolata a San Martino, un santo che secondo la tradizione cristiana è raffigurato mentre dona metà del suo mantello ad un povero, e sembra logico ipotizzare che esistesse una chiesetta per il ricovero dei viandanti. Poi la strada passava per il borgo di San Sepolcro, probabilmente una reminiscenza ed un richiamo dei crociati reduci dalla Terrasanta, forse era stato creato dai Templari cremaschi, perché erano i custodi del Santo Sepolcro o Tempio di Gerusalemme, e da qui il nome dei cavalieri del tempio o templari.  Poco oltre c’è la chiesetta del Pilastrello e ad un miglio c’è il Pilastrello di Dovera. Prima di Lodi c’era il borgo di San Sepolcro. Forse non sono casualità.

I Templari di Castelleone pattugliavano le strade verso Cremona e Crema. I confratelli delle città vicine come Brescia, Bergamo e Lodi, e Milano, facevano lo stesso controllo su tutto il territorio. Per comprendere, immaginiamo l’odierna Polizia.

Esaminando gli “hospitales”, i monasteri, le chiese campestri del territorio dove i pellegrini e i viandanti trovavano un riparo per la notte, possiamo tentare di ricostruire una mappa anche della presenza e dell’azione Templare.

Sulla strada che da Piacenza collegava Crema, a Ripalta Nuova c’è la chiesa di San Cristoforo, il santo dei traghettatori. Al riguardo, manca un collegamento storico per capire se esistesse un traghetto sul fiume Serio che collegava le due sponde.

La strada conduceva a Crema dove, nella corte di Castelnuovo fuori Porta Ripalta, nel 1274 era attivo l’hospitale o chiesa campestre di San Bartolomeo. Qui i pellegrini e i viaggiatori potevano fermarsi a dormire e mangiare. Questa chiesa campestre era stata donata dal vescovo di Piacenza alle consorelle e ai frati Agostiniani. In seguito, passò ai Crociferi, un ordine cavalleresco medievale e secondo gli storici agostiniani la data dell’insediamento è molto anteriore al 1200.

La strada Brixia/Laus Pompeia è l’arteria dove il materiale d’archivio è maggiore.  A Orzinuovi, fuori dall’abitato, sorgeva nel 1380 un lazzaretto, diventato poi ospedale di San Bartolomeo, gestito dagli Umiliati. A Soncino, nella metà del XII secolo esisteva l’oratorio con annesso ospizio di San Giacomo, retto dai Canonici agostiniani di San Cataldo di Cremona dal 1361 al 1364 e in seguito fino al 1700 dai Domenicani.

A Romanengo, dentro il castrum c’era l’ospedale di San Bartolomeo. A Offanengo nel XV secolo esisteva l’oratorio di Santa Croce in Jerusalem attiguo alla pieve, gestito dai Disciplini, che si occupavano di fornire assistenza ai viandanti e pellegrini. Sempre su questa strada dopo Offanengo all’Oratorio della Pietà si incrociava con la strada regia di Camisano che scendeva da Bergamo. Al Cantuello di Ricengo, ora sede del cimitero, c’era una chiesa campestre o Hospitale per i viandanti, usato poi anche come lazzaretto. 

Prima di entrare in Crema, sorgeva il borgo San Giovanni, con la chiesa citata nel 1393 e passata nel 1400 sotto il controllo del Consorzio dello Spirito Santo del monastero di San Benedetto. Purtroppo, non abbiamo fonti d’archivio per stabilire se esisteva un ‘ospedale gestito dai Gerosolimitani. Poi la Brixia/Laus Pompeia passava da Piazzano dove alla metà del 1200 esisteva già la chiesa e un convento, quindi proseguiva per Cerreto sede del convento dei cistercensi affiliati ai Templari.

In Crema c’erano parecchi ospedali, come ricorda il Terni, anche gestiti da vari ordini assistenziali, che poi confluirono nell’ospedale grande. Il monastero di San Benedetto di Crema a Porta Serio forniva come tutti i monasteri, cibo, un posto letto e cure per i pellegrini e viaggiatori. In Crema tra le vie XX settembre e Benzoni, c’è la chiesa e ospedale di Sant’Antonio viennese, dove venivano curati i malati del fuoco di Sant’Antonio. Un altro ospedale dell’Agnello è ricordato nelle parti prese del comune di Crema di cui curava anche la manutenzione. Facendo uno spoglio critico dei vari archivi di Crema e città limitrofe, credo che possiamo trovare altro, infatti non sappiamo quasi nulla sulla città di Crema tra il XII e il XIII secolo.

Da ultimo, vi sono “letture” della presenza Templare anche su alcuni edifici e monumenti cittadini. All’interno del Duomo di Crema, nelle prime due colonne, ci sono raffigurate due croci patenti trilobate, di cui nessun ricercatore ha mai tentato o saputo dare un’interpretazione. Sono croci templari, oppure appartengono ad un altro ordine

Sempre il Duomo, ma la facciata. A sinistra, nella finestra con i due rosoni a otto petali, da un lato c’è una croce templare camuffata con foglie. E, ancora, la scacchiera sulla facciata. La scacchiera era emblema dei Templari, che spesso la facevano riprodurre nei loro monumenti religiosi, inserita nei pavimenti o nelle facciate delle chiese. I Templari avevano uno stendardo di battaglia bianco e nero, detto Beauceant, che esprime il concetto della dualità, lo stesso che in Oriente è chiamato Yin e Yang.

Una croce templare si trova tra i collari della Madonna nera della chiesa di Santa Maria Stella, e un’altra è su una colonna nel secondo chiostro dell’ex convento di Sant’Agostino, oggi adibito a museo.

Articolo sulla madonna Nera di Crema al link: https://www.renatocrotti.it/2021/06/19/la-madonna-nera-di-crema-nella-chiesa-di-santa-maria-stella-tra-mistero-devozione-templari-e-cavalieri-di-malta/

Articolo sul tesoro Templare del Marzale al link: https://www.renatocrotti.it/2021/07/16/il-favoloso-tesoro-sepolto-al-marzale-i-documenti-confermano-due-spedizioni-per-cercarlo-seguendo-le-tracce-dei-templari-locali-del-priorato-di-madignano-e-dei-manoscritti-dellabbazia-di-cl/