IL DIPINTO DI TIZIANO “L’INCORONAZIONE DI SPINE” SCOPERTA NEL 1970 IN UNA CHIESA CREMASCA: L’EMOZIONANTE STORIA DEL SENSAZIONALE RITROVAMENTO

3 Agosto 2021 Di Renato Crotti

Il 16 settembre del 2019, un articolo del “Corriere della Sera” a firma del collega Pietro Tosca, titolava: “Mio padre Marcello Bonomi, che restaurò i grandi e scoprì un Tiziano nascosto. La vita del restauratore raccontata dal figlio Paolo: il maestro Pellicioli, Leonardo e Giotto”.

L’articolo narrava una vicenda clamorosa, che coinvolse da vicino cinquant’anni prima il territorio cremasco, in particolare il paese di Vaiano. “Una delle emozioni più forti Marcello Bonomi l’ebbe nel suo studio di Nembro” si legge nell’articolo, “Era il 1970, ormai affermato, aveva ridotto il suo raggio d’azione alla Lombardia per stare vicino alla famiglia, ridando luce a importanti palazzi nobiliari e chiese tra Bergamasca e Cremonese. Proprio mettendosi a restaurare una grande tela conservata in un angolo della parrocchiale di Vaiano Cremasco si accorse che sotto le incrostazioni di fumo e sporco c’era un dipinto potente con una firma di prima grandezza, quella di Tiziano. L’opera raffigura «L’incoronazione di spine» ed un soggetto già ritratto in due dipinti del maestro cadorino”.

Un ritrovamento che portò Bonomi sotto i riflettori internazionali con critici come l’americano Harold Wethey, esperto di Tiziano, professore di Storia dell’Arte all’Università del Michigan. Il dipinto, di metri 2,80 per 1,82, raffigurante «L’incoronazione di spine», è custodito nella chiesa parrocchiale dei santi Cornelio e Cipriano di Vaiano Cremasco. Come ricorda il figlio di Bonomi, la scoperta fu tanto imprevista, quanto clamorosa e finì sulle prima pagine dei giornali italiani e internazionali.

Per ricostruire la scoperta dobbiamo tornare all’anno 1967. Per ridare l’antico splendore trionfale, solenne e maestoso, tipico del miglior barocco italiano alla chiesa del paese, l’allora prevosto don Giovanni Tessadori, decise di dare il via a una vasta opera di restauro dell’edificio sacro. Dipinti compresi.

Vaiano è certamente da annoverare tra le più antiche località preistoriche della Lombardia. Scoperte e rinvenimenti avvenuti tra il 1868 e il 1896, le permettono di dimostrare, con certezza, dimostranti che questi luoghi furono abitati fin dall’Età della Pietra. Il villaggio, fin dal suo sorgere, rimane assorbito nell’orbita di influenza della vicina Pieve di Palazzo e che le antiche sorti di Vaiano, si possono compendiare con quelle di Palazzo. Prima del sec. X, dominio dei vescovi di Piacenza, mentre dalla seconda metà del sec. X a quasi tutto il XII, dominio dei Conti di Palazzo, a loro volta vassalli, prima della contessa Matilde, e poi del vescovo di Cremona. Infine, ancora sotto la dominazione dei vescovi di Piacenza, a cui la Pieve di Palazzo, con buona parte del contado cremasco, si sottopose, essendo riusciti ai Cremaschi, dopo molte discordie e guerriglie, a sottrarsi per sempre alla invisa dominazione di Cremona

Arriviamo così alla prima chiesa di Vaiano che, fin dalle sue origini, fu intitolata ai santi Cornelio e Cipriano. Questa notizia aiuta a fissarne approssimativamente la data, poiché il culto dei due santi martiri cominciò ad entrare nella liturgia romana soltanto dopo il sec. XII. Avendo effettuato lavori di ampliamento, dopo meno di un secolo, la chiesa non reggeva più e minacciava di crollare e così, nella seconda metà del sec. XVII, (1660) si cominciò a costruire la nuova chiesa e che fu terminata nel 1710.

La nuova costruzione, opera dell’architetto Lucin Ferrandi, è grandiosa e monumentale; posta su di un terrapieno che la solleva di colpo sopra gli edifici circostanti, con pianta leggermente a croce latina, semplice e ariosa nelle linee, ricca e movimentata di nicchie e di statue nella facciata, con un accento di slancio verticale nella bella torre campanaria cuspidata. Sulla fine degli anni Sessanta, il peso degli anni rese improrogabili i lavori di restauro.

Ecco l’avvenimento sensazionale: la scoperta della firma di Tiziano in calce ad una grande tela a olio, raffigurante un episodio tragico della passione di Gesù: l’incoronazione di spine. Il dipinto, alto m. 2,70 e largo m. 1,90, era appeso da tempo immemorabile sopra la bussola della porta maggiore e, talmente ricoperto da spesse incrostazioni nerastre di polvere e di fumo, da risultare difficilmente leggibile. Dopo il restauro, magistralmente eseguito da Marcello Bonomi, apparve chiaramente la potenza formale e cromatica del dipinto e, in fondo, fu possibile leggere chiara e nitida, la firma del grande pittore veneziano. Il soggetto richiamò subito alla mente un’altra opera di Tiziano, quasi identica: la notissima “Incoronazione” del Louvre di Parigi asportata, dalla chiesa di S. Maria delle Grazie, nel 1810 da Napoleone.

Nel libro del cremasco professor Cesare Alpini, affermato storico dell’arte, ” Giovanni da Monte, un pittore da Crema all’Europa” è altresì avanzata l’ipotesi che attribuirebbe l’opera al pittore muccese. Resterebbe però inspiegabile la firma del Tiziano.

Il restauratore Marcello Bonomi, che scoprì la firma, aveva posato, non solo lo sguardo, ma anche le mani, sulla gran parte dei capolavori dell’arte italiana. Da Leonardo a Raffaello, da Mantegna a Giotto. Difficile trovare un’artista di cui non si fosse occupato. Una galleria infinita in cui mancava solo Michelangelo, uno di quelli che più ammirava. Portano la sua firma il recupero degli affreschi dei Campi nella chiesa di San Sigismondo a Cremona, al Santuario di Caravaggio, per valutare una tavola del Bergognone, poi alla Cappella degli Scrovegni di Giotto, a Padova. All’Accademia di Venezia, restaura centinaia di tele e si prende cura di opere di Canaletto, Tintoretto e Tiziano. Lo ritroverà, con immenso stupore, a Vaiano Cremasco.