LE METE, LE STORIE E LE RICETTE GOLOSE DI ANTONIO E ORNELLA BONETTI. OGGI IL MELONE DI CALVENZANO (RICORDANDO LE “SÒCHE” CREMASCHE). PREPARAZIONE DEL TIRAMISÙ COMPRESA

5 Agosto 2021 Di Renato Crotti

DI ANTONIO BONETTI

                                                                               Recita un proverbio cremasco “Soche e melù a la so stagiù!”. Luglio e agosto sono certamente mesi perfetti per gustare meloni profumati e ben maturi, anche a merenda, con un buon “Salame Nobile Cremasco”.

L’amica Annalisa Andreini (www.dolciemozioniincucina.it) da sempre parla un gran bene del “melone retato di Calvenzano”, piccolo paese della Bassa Bergamasca. Un melone ovoidale di grandi dimensioni, con un peso che varia da 2 a 6 kg, dalla buccia retata, omogenea e molto fitta, con picciolo piuttosto pronunciato che viene lasciato attaccato al frutto durante la raccolta.

La coltivazione è stata portata avanti negli anni dalla storica Cooperativa agricola di Calvenzano, (www.coopcalvenzano.it), fondata nel 1887. La produzione di Calvenzano non può mettersi a confronto con le quantità prodotte nel resto d’Italia, in primis nelle aziende mantovane (vedi Melone IGP di Casteldidone, altrettanto buono e pregiato).

Dal 2002 i soci della Cooperativa agricola hanno ripreso a seminarlo: le prime sei piantine sono state recuperate grazie a un agricoltore che ne aveva tenuto qualche seme. Oggi le piante sono centinaia e producono qualche decina di quintali di meloni.

Con il presidio “Slow Food” ufficializzato grazie alla Condotta della Bassa Bergamasca, la produzione si è allargata utilizzando il seme fornito dalla Cooperativa.

La nota più caratteristica, oltre al peso notevole, è proprio racchiusa nella sua meravigliosa polpa, molto consistente, poco zuccherina ma profumatissima e con un bellissimo colore arancione molto molto caldo. Naturalmente è disponibile fresco nel mese di luglio (il picco della produzione dura 10-15 giorni) ma anche sulle tavole autunnali e invernali può rilasciare il suo fantastico profumo, proprio perche è un prodotto che si presta ad essere lavorato.

Via libera, quindi, a marmellate e mostarde senapate da accompagnare ai bolliti, polpa per il gelato e, dulcis in fundo, al magnifico Liquore di Calvenzano, ottimo accompagnamento alla pasticceria secca e alle frolle.

Nel cremasco, negli anni Cinquanta, il melone si chiamavasàta”: era il melone “rospo”, buccia spessa e bitorzoluta, color ocra; le scanalature della buccia sono profonde e marcate, mediamente profumato, molto saporito, polpa arancione molto morbida.  Meloni con questo aspetto e con una superficie bugnosa e verrucosa (da cui il nome “rospo”) compaiono in diversi dipinti italiani tra il ‘500 e il ‘600, ad esempio negli affreschi di Palazzo Tè, a Mantova.

A quando un’alternativa cremasca al cremonese Melone di Casteldidone?

Intanto godiamoci questa fresca ricetta per un gustoso cremasco “Tiramisù al melone”.

INGREDIENTI:

400 g polpa di melone

250 ml Panna fresca liquida

150 g Formaggio fresco spalmabile

80 g Zucchero a velo

10/15 savoiardi

Moscato dolce dell’Oltrepò Pavese

PREPARAZIONE:

Pulite il melone, togliete la buccia e i semi e tagliatelo a pezzi e pesare la quantità

Mettete la polpa di melone a pezzi in una ciotola con lo zucchero a velo e passate con il frullatore ad immersione oppure nel frullatore o nel mixer

Mettete in una ciotola il formaggio spalmabile a temperatura ambiente (ottimo lo spalmabile di pecora di Bianchessi, di Quintano – CR) e a poco a poco unite la polpa di melone frullata e zuccherata in modo che si amalgami tutto.

Montate la panna a neve fermissima e unitela a poco a poco al resto degli ingredienti fino a che si sarà formata una crema omogenea.

Preparate eleganti calici, o coppette monoporzioni, e componete il tirami sù alternando i savoiardi (preferite i morbidi savoiardi di Sardegna) bagnati nel Moscato alla crema di melone. Riponete il dolce dessert in frigorifero per 30 minuiti.

Prima del servizio decorate il tutto con “grattata” di amaro cioccolato nero fondente di buona qualità, oppure completate con Amaretti Gallina ben sbriciolati.

I savoiardi diventano ancora più golosi se bagnati con il Liquore al Melone di Calvenzano.

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