“LA DAMA CON L’ERMELLINO” DIPINTA DA LEONARDO DA VINCI: ERA CECILIA GALLERANI, CASTELLANA DI VILLA MEDICI DEL VASCELLO A SAN GIOVANNI IN CROCE (CR). ECCO I CODICI LEONARDESCHI PRESENTI NEL DIPINTO ED I MISTERI SULLA VILLA

6 Agosto 2021 Di Renato Crotti

Una giovane dama dai tratti raffinati ed eleganti volge lo sguardo alla sua sinistra. Un sorriso appena abbozzato appare sulle labbra e l’espressione del viso è profonda e imperscrutabile. Così ci appare il celebre dipinto di Leonardo Da VinciDama con l’ermellino”, modernissimo per la composizione e l’accurata introspezione psicologica.

Una testimonianza visiva che ha superato i secoli per mostrarci il volto enigmatico e di rara bellezza di Cecilia Gallerani, di cui Leonardo immortala non solo le sublimi fattezze esteriori, ma soprattutto quei moti dell’animo da sempre indagati dal geniale artista.

Fu lei l’illustre padrona di casa di Villa Medici del Vascello, splendida dimora che sorge a San Giovanni in Croce (Cr). Donna di grande fascino e raffinata intelligenza animò una piccola corte rinascimentale, ospitando e intrattenendo artisti e letterati del Rinascimento lombardo.

Villa Medici del Vascello cattura da subito l’attenzione per magnificenza e unicità, riunendo in un unico colpo d’occhio le austere forme dell’architettura fortilizia medievale e i raffinati elementi propri delle ville nobiliari extraurbane, di cui rappresenta uno degli esempi più interessanti della Lombardia.

Ricca di storia e impreziosita dal rigoglioso parco-giardino all’inglese adiacente, è stata acquistata dal Comune di San Giovanni in Croce nel 2005, in seguito restaurata e salvata dal degrado causato da un lungo periodo di abbandono, e, a partire da maggio 2014, aperta al pubblico.

Eretta nel 1407 come rocca difensiva, già a partire dalla seconda metà del ‘400 fu avviata a quel lento processo di trasformazione che la portò a diventare una vera e propria residenza nobiliare di campagna.

Cecilia proveniva da una famiglia al servizio degli Sforza e conobbe giovanissima il futuro Signore di Milano, Ludovico Maria Sforza, detto “il Moro”, che rimase da subito affascinato dalla sua bellezza e dalla sua vivace intelligenza, introducendola così alla corte sforzesca come sua amante.

Le testimonianze dell’epoca la descrivono come una donna istruita e un’eccellente intrattenitrice dei salotti culturali della Milano rinascimentale, e proprio il Duca di Milano, consapevole delle doti della sua amata, desiderava averla al suo fianco anche nelle occasioni ufficiali.

Fu proprio la sua devozione e amore verso la bella Cecilia lo portò a farla ritrarre da un artista già noto all’epoca per le sue capacità poliedriche e innovatrici, Leonardo Da Vinci, ospite presso la corte sforzesca dal 1482.

Successivamente al matrimonio di Ludovico il Moro con Beatrice D’Este, Cecilia, figura ingombrante alla corte per la sua avvenenza e, soprattutto, per la sua capacità di farsi amare e trovarsi a suo agio tra l’élite intellettuale milanese, fu presto costretta ad abbandonare il suo protettore e a convolare a nozze con il conte Ludovico Carminati, feudatario di San Giovanni in Croce, dove stabilirono la loro residenza di campagna.

Come si è giunti a individuare in Cecilia Gallerani la figura ritratta nel quadro di Leonardo?

L’identificazione con la giovane amante del Moro Cecilia Gallerani si basa sul sottile rimando che rappresenterebbe, ancora una volta, l’animale: l’ermellino infatti, oltre che simbolo di purezza e di incorruttibilità (annotava lo stesso Leonardo che “prima si lascia pigliare dai cacciatori che voler fuggire nell’infangata tana, per non maculare la sua gentilezza“, cioè il mantello bianco), si chiama in greco galḗ (γαλή), che alluderebbe al cognome della fanciulla.

Esiste un’interpretazione secondo cui l’opera sarebbe una memoria della congiura contro Galeazzo Maria Sforza: la donna effigiata sarebbe sua figlia Caterina Sforza, con la collana di perle nere al collo della dama che alludono al lutto, e l’ermellino un richiamo allo stemma araldico di Giovanni Andrea Lampugnani, sicario e uccisore nel 1476 dello Sforza.

Lo sfondo è scuro (ma lo era molto meno prima di un restauro operato nel XIX secolo); inoltre, dall’analisi ai raggi X emerge che dietro la spalla sinistra della dama era originariamente dipinta una finestra.

Nel dicembre 2016 l’opera, insieme all’intera collezione Czartoryski, è stata ceduta al governo di Varsavia per circa cento milioni di euro, creando non poche polemiche, poiché il valore complessivo sarebbe di oltre due miliardi di euro. Il dipinto è oggi conservato al Museo Czartoryski di Cracovia.