IL TESORO DEI CATARI GIUNTO DA CREMONA E SEPOLTO A DESENZANO, TRA CONFERME STORICHE E MISTERI. COMPRESA LA LEGGENDA DELLA PIÙ FAMOSA RELIQUIA DEL CRISTIANESIMO

7 Agosto 2021 Di Renato Crotti

DI PIERLUIGI CANTONI

                                                                                         Il castello di Montségur, posto nella regione dei Midi-Pirenei in Francia e abbandonato alla fine del XVII secolo era una roccaforte dei Catari. Furono loro a dar vita a un movimento ereticale cristiano, diffuso in diverse zone dell‘Europa (Linguadoca e Occitania in Francia, Italia, Bosnia, Bulgaria e impero Bizantino) durante il Medioevo. Fu attivo dal X al XIV secolo.

Nell’aprile del 1243, il siniscalco reale di Carcassonne, Hugh de Arcis, pose sotto assedio l’imprendibile fortezza di Montségur, sia per annientare gli eretici, sia per appropriarsi delle loro ingenti ricchezze. La rocca cadde dopo undici mesi, nel marzo del 1244. L’evento segnò fine del movimento cataro in Occitania.

Matheus e Pierre Bonnet, leader del movimento, presero tutti i cavalli validi che riuscirono a recuperare e vi caricano il tesoro, composto da pezzi d’oro e d’argento di grande valore. Il prezioso carico doveva essere convogliato verso l’Italia, trasportato a cavallo fino a Port-la-Nouvelle, dove un battello lo attendeva per condurlo a Genova. Vennero imbarcati anche i cavalli perchè il pesante tesoro, lasciata Genova, doveva in seguito essere portato a Cremona.

Il primo gennaio 1244 il tesoro dei Catari veleggiava verso l’Italia. La traversata avrebbe dovuto durare otto giorni, ma una tempesta li obbligò a sbarcare a Mentone. A questo punto, i due condottieri decisero di ripartire a cavallo verso Nord, alla volta di Cuneo ed in quattro giorni giunsero a Cremona.

A Cremona gli eretici godevano di vasta libertà di culto e movimento. Una forte comunità Catara vi si era insediata pur senza mai avere una “scuola” come a Concorezzo, Desenzano del Garda e Bagnolo San Vito.

A Desenzano era addirittura attiva una Chiesa con oltre cinquecento “perfecti”, tra le principali in Italia e in Europa. Vi predicava il vescovo Giovanni da Lugio, autore del “Liber de duobus principiis”, massimo teologo del catarismo, l’unico in grado di tener testa dottrinalmente ai “colleghi” cattolici.

Poi, anche a Cremona, la vita per gli eretici divenne difficile. Il loro “protettore”, Uberto Pallavicino, venne spodestato nel 1268 ed i Catari imprigionati. Il capo della comunità catara ed un manipolo di seguaci fuggirono nuovamente. La meta, il lago di Garda, tra Desenzano e Sirmione, ultima roccaforte sopravvissuta. Portandosi con sé, ovviamente, i loro preziosi forzieri.

La leggenda narra che il tesoro non aveva solo un estimabile valore economico. Ciò che maggiormente interessava ai Catari era porre in salvo un oggetto in particolare, di valore inestimabile. Ma non economico. Il Sacro Graal che non volevano finisse nelle mani dei Crociati cattolici fedeli al papa.

Giunti in terra gardesana, vi rimasero per circa trent’anni. Qui godevano di tolleranza e protezione ed una certa facilità a diffondere e radicare la propria dottrina grazie alla lotta di potere tra Guelfi (fedeli al papa) e Ghibellini (fedeli all’imperatore).

La coppa dorata dell’ultima cena del Cristo ed il tesoro potrebbero, quindi, credibilmente trovarsi tra Sirmione e Desenzano. Recentemente, Armando Bellelli, ha presentato il frutto delle sue ricerche e studi, avanzando un’ipotesi suggestiva. A Desenzano indica due angoli ‘sospetti’, all’angolo di via Annunciata e in piazza Duomo. In questi siti, infatti, erano situate le due chiese ispirate al Catarismo. La storia, in questo caso, non mente. I due templi erano proprio a Desenzano. Storia e leggenda che si intrecciano, alla ricerca di un tesoro di cui tutti parlano, nei secoli dei secoli.

Secondo le ricostruzioni di Bellelli, al tempo dei Catari si diceva che fossero in possesso di una reliquia potentissima. In grado di minare il potere della Chiesa. Ecco perché furono perseguitati. E sterminati. Tutti. Nessun dettaglio venne svelato sul tipo di reliquia. Numerose le ipotesi avanzate nei secoli. Si trattava di un Vangelo apocrifo oppure proprio del leggendario calice che contenne il sangue di Cristo? Il tesoro passa in secondo piano, pur essendo l’elemento che, paradossalmente, ottiene maggiori riscontri e conferme storiche.

Ad oggi, nessuno ha mai presentato richieste di verifiche sotterranee, anche non invasive, o avviato campagne per la ricerca di riscontri. La conferma dell’infondatezza di una tesi o l’ennesimo mistero nel mistero?