“MAMMA NON PIANGERE, HO VINTO L’ORO!”. L’INTERVISTA COMMOVENTE A MAMMA VERONICA DESALU. ”A MIO FIGLIO HO INSEGNATO A LAVORARE, SUDARE, ED ESSERE UMILE”

8 Agosto 2021 Di Renato Crotti

DI BRUNELLA GIOVARA

Intenso. Veritiero. A tratti commovente. L’articolo di oggi su “La Repubblica” a firma della collega Brunella Giovara, rende l’idea della gioia, dei sacrifici, delle privazioni e, ora della gioia della famiglia Desalu per la medaglia d’oro del figlio Fausto.

“Mamma, non piangere. Ma sì invece, pianga finché vuole, e così molte lacrime cadono sulla tovaglia piena di briciole, la casa è sottosopra perché si è dovuto spostare il divano, così i cameramen l’hanno ripresa davanti a medaglie e foto, “qui Fausto aveva 3 mesi, bello eh?”, e qui “è in divisa della Guardia di Finanza, che gli sta benissimo”. Targhe e premi, adesso arriva anche la medaglia d’oro olimpica assieme al suo proprietario Fausto Desalu, infine se ne vanno tutti, le finestre aperte sul giardinetto con i nani e Biancaneve, l’oleandro e una fila di pomodori, queste sono le case popolari di Casalmaggiore, un anno fa “mio figlio ha fatto il mutuo e ha comprato questo appartamento, il nostro. Vede queste finestre? Nuove. Le porte anche. Il bagno, venga a vedere”.

E il pezzo forte: il diploma da ragioniere, luglio 2013, Istituto Sanfelice di Viadana. “È stata una grande soddisfazione, il diploma di Fausto alla scuola superiore”, e nel mentre fa come per togliere la polvere – che non c’è – dal vetro, ma è una specie di carezza. Veronica Desalu ha 50 anni e ha sempre lavorato, fin da quando è arrivata in Italia dal suo paese, “a 4 ore di macchina dalla capitale della Nigeria, che è Abuja. Sono partita con mio marito, cercavamo un futuro. Poi lui se ne è andato per la sua strada, Fausto era piccolo…”.

Una donna alta ed elegante, in un abito blu e bianco, “me l’ha portato mio figlio dalla Spagna, mi sta bene?”. Ieri Veronica ha chiesto un permesso alla famiglia del signor Giulio, di cui è la badante da 5 anni. “Tanti mi hanno chiesto come ho fatto ad avere un figlio campione…”. Ha una risposta: “Siamo una famiglia di lavoratori. Una famiglia di due, ma una cosa gliel’ho insegnata: lavorare, faticare, essere umili. Così è andata. Il suo lavoro è l’atletica. Il mio, la badante. Poi, ne ho fatti tanti altri”. Ad esempio, “in un ristorante. E in una fabbrica di formaggi, a Sabbioneta. Facevamo il parmigiano reggiano… E nel mattatoio di Viadana, sa, dove si ammazzano i maiali.

Ho fatto la donna delle pulizie, poi la scuola per diventare operatrice socio sanitaria, e quindi sono stata assunta in una casa di riposo, per 10 anni. Ah, dimenticavo la fabbrica di pomodori, a Rivarolo del Re”, perché qui siamo nella bassa lombarda, chilometri di campi di mais, allevamenti, vacche maiali e galline, migliaia di rotoballe che seccano al sole, e consorzi agricoli, cascine antiche con la chiesa annessa, profumo di stalla, questo è davvero il Texas d’Italia. Poi, il Po è proprio a due passi, si passa il ponte e si arriva a Parma. “Non sono mai stata un giorno senza lavorare, e Fausto questa cosa l’ha capita bene. Vedeva che ero sola, e la mia fatica. Questo gli è servito. Alle superiori mi chiedeva delle scarpe belle, dei vestiti belli che non gli potevo comprare. Io lo capivo, vedeva i compagni eleganti… Ma avevo i soldi contati. Gli dicevo: queste sono le scarpe e i vestiti che possiamo permetterci. Ogni giorno gli davo i soldi per la colazione, più 2 euro per il bar della scuola. Ma alla fine della settimana lui mi restituiva 12 euro. Non è mai andato al bar”.

Allora, un figlio perfetto. “Con me non è mai stato maleducato. Ha accettato che dovevo lavorare, che non potevo stare sempre con lui. Molti mi hanno aiutato, Roberto e Rita, che l’hanno seguito moltissimo… e la baby sitter Loredana, che me lo ha tenuto fino ai 12 anni. E Carlo, poi”. Carlo Stassano, un signore di 73 anni con gli occhi azzurrissimi, presidente della prima e unica società di Desalu, prima delle Fiamme Gialle. L’Associazione Atletica Interflumina, dove i fiumi sono l’Oglio e il Po, “Carlo per mio figlio è stato come un padre”, dice Veronica. Di sicuro Stassano ha visto che “era un predestinato, fin da bambino. Come lo abbiamo portato alle Olimpiadi? Con un bel progetto della Fidal che si chiama decentramento”. Adesso che tutti si domandano da dove arrivano i nuovi campioni dell’atletica, lui risponde che “nel 2012 si decise di creare dei centri in tutta Italia, cercando i ‘p.o.’, i possibili olimpici. Farli seguire da tecnici di qualità, da società serie, con strutture adeguate. Qui a Casalmaggiore abbiamo l’outdoor e l’indoor, che serve tutta la Lombardia. E siamo specializzati nella velocità e negli ostacoli. A Milano, una cosa così non c’è”.

Poi si va in cucina, e Veronica apre la dispensa, “Fausto mangia questo: pasta, riso. Bistecche, anche il pesce. Fa tutto lui, ha imparato presto. Ha la lista di quello che deve mangiare, pesa tutto, è bravo”. Di là c’è la sua camera da letto, di fronte quella della mamma, dove lei rovista in certe scatole per cercare la foto dei 18 anni, “quando è diventato cittadino italiano. La domenica era ai campionati italiani indoor, ma non era ancora italiano. Lunedì il sindaco gli ha consegnato la Costituzione. È venuta tutta la scuola da Viadana, per festeggiarlo. È stato un bel giorno, ho tanto pianto”, d’altra parte lui “si sentiva già italiano”, quale è, la mamma invece “metà e metà, ma l’Italia ci ha dato molto”. Poi, la famiglia Desalu se l’è pure guadagnata, la gloria.

FONTE: “LA REPUBBLICA” DELL’08 AGOSTO 2012. AUTORE: BRUNELLA GIOVARA