II GUERRA MONDIALE: CREMA ED IL CREMASCO SOTTO LE BOMBE. DALLE VILLETTE AL PONTE SUL SERIO, DALLA FERROVIA ALLA FERRIERA. IL DRAMMATICO RACCONTO DI UN TESTIMONE DELL’EPOCA

13 Agosto 2021 Di Renato Crotti

Il nord Italia fu bersagliato dagli aerei principalmente britannici fin dai primi giorni dopo l’entrata in guerra. Le prime azioni colpirono principalmente il triangolo industriale Genova-Milano-Torino e la base navale di La Spezia, ma non si rivelarono particolarmente efficaci o distruttive.

La situazione mutò dalla fine del 1942, quando le forze aeree statunitensi e britanniche iniziarono raid di bombardamenti a tappeto, con l’impiego di centinaia di velivoli per volta: tutti i maggiori centri del paese furono bombardati e pesantemente danneggiati, compresa Roma duramente colpita il 19 luglio 1943.

Poi l’armistizio dell’8 settembre 1943. Gli alleati tedeschi divennero nemici. L’armistizio non colse di sorpresa i tedeschi, che avevano già preparato le opportune contromisure ed evitarono di fare passi intempestivi fino alla mezzanotte dell’8 settembre. Quando si mossero, partirono dal Brennero e dall’Alto Adige regolando i loro spostamenti quando giungeva il segnale di via libera. Così, mentre i soldati italiani erano in attesa di ordini, i tedeschi avanzavano con regolarità e puntualità cronometrica.

La prima conseguenza di questo fu che la mattina del 9 settembre i grandi nodi stradali e ferroviari, nonché le zone di confine, erano ormai saldamente in mano tedesca. Assicuratisi le spalle e le piattaforme dalle quali prendere le mosse, i tedeschi si apprestarono a disarmare i soldati italiani, privi di ordini e demoralizzati, all’interno del Paese. I bombardamenti dei nuovi alleati si fecero ancora più pesanti e massicci. La provincia di Cremona pagò un caro prezzo. Crema e Cremona in particolare.

Uno dei quartieri di Crema maggiormente colpiti furono le Villette. La costruzione iniziò nel 1926 e fu completata nel 1929. La costruzione delle abitazioni non fu casuale. Infatti, nel 1913, Paolo Stramezzi e Mario Marazzi acquisirono la fabbrica della Rezzica allo scopo di ampliarne la produzione e costruire un laminatoio. La società, denominata “Ferriera di Crema P. Stramezzi & C.” crebbe economicamente e gli utili furono impiegati anche in ambito socio-economico, quali la costituzione di una mutua, l’organizzazione di soggiorni terapeutici marini o montani, la costituzione di un dopolavoro ricreativo.

Tra questi investimenti figura la creazione di un “villaggio operaio”, le Villette, appunto. Si trattava di 25 case bifamiliari, poste su due piani, con zona giorno e zona notte ben distinte e bagno interno. Erano provviste anche di acqua, grazie ad una conduttura proveniente da un pozzo scavato all’interno della stessa Ferriera. Alcune case furono acquistate subito da operai e impiegati a 30.000 lire (del 1926), anche accendendo mutui.

A ridosso della Ferriera, oltre al nuovo quartiere, c’era la stazione ferroviaria e il ponte sul fiume Serio. Un tris di obbiettivi strategici. Per i bombardieri, un obbiettivo primario. Da bersagliare. Così avvenne. Purtroppo.

Nel 1944 il quartiere fu interessato da numerose incursioni aeree che avevano proprio come obiettivi il ponte ferroviario sul fiume Serio, la stazione ferroviaria e la ferriera. Ogni volta che il ponte veniva distrutto, gli abitanti delle Villette venivano obbligati dai tedeschi a collaborare alla ricostruzione.

Durante i bombardamenti furono distrutti due dei quattro laminatoi della ferriera. Pochi furono gli uomini impegnati sul fronte di guerra, in quanto quasi tutti i capifamiglia lavoravano presso la Ferriera e questo li esonerava dal servizio militare, poiché la fabbrica era considerata strategica per i rifornimenti di materiale bellico.

Nel dicembre 1944, in particolare, ci fu un bombardamento mirato gli “alleati” distrussero la maggior parte dei capannoni e dei macchinari, costringendo la dirigenza al licenziamento della mano d’opera data la momentanea impossibilità di produrre.

Paolo Bottani era “sfollato” a Crema da suoi parenti a seguito dei drammatici bombardamenti su Milano. Ha impresso i suoi ricordi in una pubblicazione realizzata dall’associazione “Gorla Domani”, sorta per ricordare la bomba sganciata sulla scuola milanese il 20 ottobre 1944 uccidendo 184 bambini. Nelle strade circostanti morirono anche circa 450 civili, tra cui 19 suore.

Crema non era attrezzata con i rifugi che erano invece presenti a Milano, dove quasi tutte le case avevano rifugi sotterranei negli scantinati. Non si pensava che Crema venisse bombardata. I miei genitori la ritenevano sicura e anche per questo i cremaschi erano quindi impreparati. Al suono della sirena si rimaneva in casa e ricordo bene il violento spostamento d’aria dopo lo scoppio delle bombe. Io mi aggrappavo a mia zia in un angolo della casa perché sembrava che i muri crollassero da un momento all’altro. Una sensazione terribile”.

Dagli archivi storici sui bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, si ha notizia certa delle seguenti incursioni che interessarono anche Crema:

  • 25 luglio 1944: Borgo San Dalmazzo, Fossano, Albenga, Casale Monferrato, Cervo, Legnano, Rovigo, Chivasso, Crema.
  • 22 settembre 1944: Cassano d’Adda, (Ponte), Abbiategrasso, (Ponte sul Ticino), Melegnano, Lodi, Limito,Vignale, Mediglia, Crema.
  • 30 novembre 1944: Romano di Lombardia, Crema.
  • 01 marzo 1945: San Michele all’Adige, Crema, Canneto sull’Oglio, Legnago, Manerbio. RAF: Casalmaggiore, Ostiglia, Borgoforte, San Benedetto Po, Piacenza, Treviso, Cittadella, Lavis, Casarsa della Delizia, San Ambrogio di Valpolicella, Legnago.
  • 03 marzo 1945: Fidenza, Crema. Povolaro, Cavazzale, Lonigo.  Verona, valle del Brennero, Bologna. RAF A-20s: Bologna, Modena, Legnano.
  • 01 aprile 1945: Bressana Bottarone, Voghera, Calcinato, Crema, Mantua, Monselice, Colle Isarco, San Ambrogio di Valpolicella, Perca.

A Crema ho subito anche un mitragliamento e l’ho scampata per poco”, prosegue Paolo Bottani, “gli aerei da caccia sorvolavano il cielo perché da Crema e dal Cremasco transitavano le colonne tedesche che da Cremona andavano a Milano (articolo sulle postazioni radar prsenti nel cremasco al link a fondo pagina ndr). Noi eravamo bambini e da incoscienti giocavamo per strada. Quella volta, però, gli aerei arrivarono all’improvviso e non suonarono nemmeno le sirene che avvisavano dell’arrivo degli aeroplani. Scese dal cielo una pioggia di proiettili e noi bambini non sapevamo più dove nasconderci. Fortunatamente ho visto una porta aperta ai lati della strada e mi sono gettato all’interno di quella casa e l’ho scampata”.

Durante i lunghi anni della guerra, la fame e la miseria erano all’ordine del giorno. Per aiutare a sbarcare il lunario o racimolare qualche soldo, i bambini avevano aguzzato l’ingegno. “Terminate le incursioni aeree, noi bambini tornavamo subito in strada, non tanto per giocare, ma per raccogliere da terra i bossoli dei proiettili. Erano fatti in ottone e, quando ne avevamo un sacchetto, li rivendevamo, riuscendo a far saltar fuori i soldi per comprarci qualcosa da mangiare. Non ci rendevamo conto che potevano esserci bossoli inesplosi, ma all’epoca funzionava così”.  

In totale, la stima delle vittime dei bombardamenti aerei sull’Italia si aggirò intorno ai 65 000 morti.

La postazione radar nel cremasco, articolo al link: https://www.renatocrotti.it/2021/07/31/nel-cremasco-la-postazione-radar-tedesca-utilizzata-durante-la-ii-guerra-mondiale-ancora-esistente-e-visitabile/