DAL MIRACOLO DEL NOVELLETTO AL CERCHIO DI LUCE, DALLA MADONNA NERA TEMPLARE A SANTA MARIA DEL TORESINO. DAL MIRACOLO DEL SORDOMUTO AL GRANA NERO, FINO ALLE STATUE PRODIGIOSE. ECCO I SANTUARI MARIANI A CREMA E NEL CREMASCO

14 Agosto 2021 Di Renato Crotti

DI PIERLUIGI CANTONI

Il 15 agosto per i cattolici assume un significato ben superiore al “ferragosto”, tanto da essere considerato dalla Chiesa uno dei momenti liturgici maggiormente carichi di elevata spiritualità. Ѐ la festa della Madonna Assunta in cielo.  

Il dogma dell’Assunta venne solennemente proclamato da Pio XII l’1 novembre1950, con la Bolla “Munificentissimus Deus”, nella quale il Pontefice definisce la traslazione gloriosa della Beata Vergine Maria, in corpo ed in anima dalla terra al cielo, per virtù divina, a differenza dell’Ascensione di Gesù, il quale salì al cielo per virtù propria.

Il territorio cremasco offre numerosi santuari, mete per un pellegrinaggio, una gita in bicicletta, una sosta per una preghiera. Ve ne sono numerosi nell’intera provincia di Cremona, ma volendoli enunciare tutti, anziché un articolo ne uscirebbe un volume. Vi sono, inoltre, chiese dedicate alla Madonna. Una su tutte: il Duomo di Crema, intitolato a santa Maria Assunta.

Tra le chiese mariane maggiormente note nella città di Crema, vi è Santa maria della Croce. Il 13 febbraio 1489 Caterina degli Uberti, esponente di una famiglia benestante di Crema, sposava Bartolomeo Pederbelli detto il Contaglio, pregiudicato bergamasco bandito dalla sua provincia e giunto da tempo a Crema, ovviamente tacendo la sua condizione di fuggiasco. Sono narrati nelle cronache le contrapposizioni tra il Contaglio e i familiari di Caterina per questioni di pagamento della dote.

Secondo i documenti storici, la sera del 2 aprile 1490 il Contaglio convinse (oppure obbligò con la forza) Caterina a seguirlo per tornare dai familiari dell’uomo nel bergamasco. Una volta giunti un miglio fuori da Crema deviò dalla strada per Bergamo (l’odierna via Mulini) giungendo all’interno del bosco detto “del Novelletto“. Qui il Contaglio infierì sulla donna colpendola con la spada (che ancora si conserva nel Santuario) in maniera violenta e grave al capo ed alle braccia tanto che le venne amputata la mano destra con una parte del braccio; mentre l’omicida calava fendenti sulla povera donna, la spada si spezzò in due e, non pago di ciò, per essere certo che la moglie fosse uccisa, estrasse il pugnale e le sferrò un colpo alla schiena, ma la lama non penetrò nel corpo, scivolando forse lungo le vesti, ma procurandole comunque un ematoma vicino alla scapola sinistra. Il Contaglio fuggì portando via il fardello e le altre cose insieme con quattro anelli d’oro della stessa Caterina. Quindi di lui non si seppe più nulla.

La donna agonizzante chiese aiuto alla Madonna affinché le venissero impartiti i Sacramenti e apparve una donna vestita poveramente che avrebbe detto “sono colei che hai chiamato“. Le emorragie di colpo si fermarono e Maria trasportò Caterina presso una vicina casa di contadini che le prestarono le prime cure. Poiché era ormai sera e le porte della città erano chiuse, solo alla mattina Caterina poté essere trasportata a Crema. Qui venne visitata da un medico e interrogata da un “Giudice del Maleficio” (magistrato veneto), quindi il prete Filippo della parrocchia di San Benedetto le diede i sacramenti. Solo a questo punto le emorragie ripresero e Caterina spirò.

Sempre secondo i documenti storici, presso il luogo del delitto fu posta una piccola croce in legno. Un mese dopo, il 3 maggio giorno dell’esaltazione della Santa Croce, un ragazzino che, come scrive ancora Tommaso Ronna,di 11 anni figlio di un Francesco Marazzi“, afflitto da gravi problemi a un piede che non gli permettevano di reggersi in piedi autonomamente, fu condotto al Novelletto. Dopo le preghiere il ragazzo riprese a camminare: fu il primo miracolo che richiamò una folla. Le cronache riportano nello stesso giorno una quarantina di guarigioni miracolose.

Il giorno successivo, 4 maggio, una solenne processione venne allestita verso il Novelletto, presso il quale fu costruito un piccolo altare sul quale venne collocato il rilievo della Madonna con il Bambino, dono del milanese Gianfranco Cotta. Il 5 maggio furono in molti a veder riversare lacrime dall’effigie, in quel giorno si registrarono circa ottanta guarigioni inspiegabili. Sempre il 5 maggio il Consiglio della città decretò la costruzione di un edificio nel luogo dell’apparizione. Le cronache riportano altri miracoli il 18 maggio e il 2 giugno. Tra questi, il miracolo del

“cerchio luminoso”.

Il podestà veneto di Crema era quell’anno Nicolò Priuli: scettico sui fatti del Novelletto, stante la carica che ricopriva temeva problemi di ordine pubblico. Il 18 giugno si fece condurre presso l’altare e assistette in prima persona al prodigio del cerchio luminoso: attorno al sole apparve un cerchio iridato che parve cadere verso la terra per tre volte. Di seguito lo stesso podestà fu uno dei principali sostenitori della costruzione del santuario.

Sempre a Crema, in pieno centro storico, sorge il santuario della Madonna delle Grazie. Alle origini del culto non c’è un’apparizione mariana, ma la devozione ad un’immagine votiva.

Nei pressi dell’attuale chiesa, all’interno del Torrione del Miliato (dal convento degli Umiliati) era stata dipinta da tale Giovanni da Caravaggio nel corso del XV secolo un’immagine raffigurante una Madonna col Bambino. L’immagine fu protetta in seguito da una tettoia munita di altare e, in seguito, di un portico con cancellata. Solo in seguito, nel 1537, sono segnalati miracoli: nello stesso anno la scuola del Santissimo Sacramento della chiesa della Santissima Trinità si pose sotto la protezione dell’affresco avendo cura del luogo. Gli atti della visita Castelli del 1579 la chiamano Santa Maria del Toresino, quelli del visitatore apostolico Regazzoni del 1583 Santa Mariae de Turione in Civitatis.

La posizione, tuttavia, risultava poco opportuna: i rischi di guerra obbligavano le autorità civili ad una continua manutenzione dell’apparato difensivo della città con rafforzamenti ed ammodernamenti delle Mura e ciò metteva in pericolo l’esistenza dell’icona votiva. Gli esperti militari avvisarono più volte le autorità ecclesiastiche della possibilità di dover abbattere il portico per modificare il luogo ove sorgeva la sacra immagine.

Alla fine del XVI secolo era stata demolita la vetusta chiesa dei santi Filippo e Giacomo annessa proprio al convento degli Umiliati (edificio che era stato abbandonato dopo che i frati si trasferirono in un nuovo complesso). L’area fu acquistata per 4.000 Lire dal consorzio del Santissimo Sacramento proprio con il fine di edificare una chiesa e trasferirvi l’immagine votiva e, grazie anche alle numerose offerte, la costruzione di un nuovo edificio poté iniziare nel 1601. La chiesa fu terminata nel 1609 e nel 1613 l’affresco del torrione fu staccato e trasferito nel nuovo edificio.

Ѐ venerata con tre titoli: Madonna Nera di Loreto, Madre della Divina Provvidenza, Madonna della Pietà. La chiesa dove è custodita, oggi denominata Santa Maria della Stella, è in via Civerchi a Crema. L’edificio sacro racconta dell’eredità storica dell’Ospedale degli Esposti (e della “ruota”), della chiesa di S. Marino, della famiglia Benzoni, dell’omonimo palazzo. Ma anche dei Cavalieri Templari e del Sovrano Ordine di Malta. Un mistero, in parte ancora oggi irrisolto.

La chiesa di Santa Maria della Stella occupa, dal 1834, una stanza al piano terreno dell’ex Palazzo Benzoni di via Civerchi, oggi sede della Biblioteca. Attualmente è anche aperta al culto dei cattolici Ortodossi (circa 500 in città) che vi celebrano Messa la domenica, grazie alla concessione dell’ex vescovo di Crema, mons. Oscar Cantoni.

La Madonna Nera di Crema è una Madonna Lauretana (si rifà al culto della Madonna Nera di Loreto), anche se non vi sono didascalie a corredo che permettano di identificarla. Osservandola, si rimane incantati: non è necessario conoscere in maniera approfondita l’arte.

Ѐ ancora un enigma il vero motivo per cui a Crema si trovi questa bellissima statua. Chi l’abbia voluta è ancora da stabilire. In un primo tempo si pensò alla famiglia Benzoni, proprietaria del palazzo in cui si trova la chiesa, ma la cappella gentilizia venne realizzata solo nel 1834 e giunse all’oratorio di Santa Maria Stella traslata dalla distrutta chiesa di San Marino nel 1868. E aveva già i collari che la adornano. Un aspetto, come vedremo, tutt’altro che secondario.

Ancora in parte irrisolto il mistero legato all’interpretazione dei “collari” che la Madonna Nera di Crema porta al collo.

Oltre a Crema, sono assai numerosi i santuari mariani anche nel Cremasco. Tutti assai noti e meta ogni anno di migliaia di pellegrini, visitatori, turisti.

Tra i più noti vi è la Madonna della Pallavicina di Izano. Il nome deriva dalla roggia Pallavicina che scorre nei pressi. Non sono noti documenti storici che attestano l’origine dell’apparizione, per cui si fa riferimento alla tradizione secondo la quale il giorno 13 maggio di un anno imprecisato la Vergine sarebbe apparsa in questo luogo ad una ragazzina raccolta in preghiera. La Vergine avrebbe chiesto alla fanciulla di erigere una chiesa in suo onore comunicandone il desiderio al prete del paese. A seguito dello scetticismo del religioso, la Vergine riapparve il giorno 14 consegnando alla giovinetta un ramoscello che sarebbe fiorito una volta nelle mani del sacerdote.

Poiché non ci è giunta notizia dell’anno nel quale si sarebbe verificata la miracolosa apparizione della Madonna alla fanciulla del luogo, si fa risalire l’origine del culto alla datazione desunta da un affresco votivo all’interno della chiesa posto su un pilastro dell’abside che reca inciso l’anno 1444.

Altrettanto noto è amatissimo è il santuario del Marzale. Il Marzale è un luogo carico di significati religiosi: la tradizione sacra e popolare parla di un’apparizione (non supportata da documenti scritti) che sarebbe avvenuta nel XIV secolo. Ai piedi della cosiddetta “Scala Santa“, che porta dal piazzale del Santuario del Marzale alla sottostante valle fluviale del Serio, sorge la Cappella dell’Apparizione che sorge sul luogo ove, secondo la tradizione, la Madonna apparve ad una fanciulla che pascolava le oche. In realtà la cappella, un tempo era allo stesso livello del Santuario, ma un’eccezionale piena del Serio la distrusse assieme ad una parte della chiesa prima del XVI secolo. (vedi articolo sul tesoro sepolto del Marzale al link a fondo pagina).

Sempre nella campagna cremasca, spostandoci verso Moscazzano, ai margini del paese, non si può non notare, immerso nel verde, il santuario della Madonna dei Prati. Secondo la tradizione, in un tempo non precisato dopo una piena dell’Adda fu ritrovata sulla riva del fiume una statua della Beata Vergine che fu soprannominata Madonna del Fango. Il simulacro fu venerato e, sicuramente sin dal Quattrocento, esisteva una piccola edicola nella quale era presente un’immagine della Madonna col Bambino. Alla fine del Cinquecento risalgono alcune notizie relative alla sua sistemazione, in cui si riporta che la chiesa non era ancora conclusa. L’aspetto attuale, con l’aggiunta del portico, risale alla fine dell’Ottocento. Dal 2009 il santuario è stato dedicato a ‘Maria Regina delle Famiglie’.

Ricengo va giustamente orgogliosa del santuario di Santa Maria del Cantuello. La chiesa sorgeva probabilmente su una ripa o un terrapieno “cautes” limitrofo alla zona paludosa dell’antico lago Gerundo. Fra le ipotesi sull’origine del nome vi è quella di “S. Maria del Capitello” che rispecchia la descrizione del luogo riportata nelle visite vescovili della prima metà del sec. XVII: un piccolo edificio, con annesso portico, dove era conservata un’immagine sacra. Nell’edificio veniva dato ricovero ai viandanti e si pregava per la propiziazione del raccolto e la benedizione delle attività agricole.

La chiesa, per la sua posizione isolata, è stata più volte utilizzata, nel corso dei secoli, come lazzaretto: luogo di isolamento per gli ammalati durante le epidemie di peste e colera. L’ultima volta è avvenuto nell’estate del 1873, in occasione dello scoppio di un’epidemia di colera. A Ricengo è operativa da anni un’associazione che porta proprio il nome del santuario e ne promuove la bellezza ed il valore artisto-religioso.

Sopra la porta d’ingresso è collocato un affresco risalente a fine Quattro – inizio Cinquecento. Si tratta di una Madonna della Sapienza, la Vergine, vestita con un manto rosso e un abito di un prezioso broccato, è seduta su un trono e tiene nella mano destra il libro della Sapienza, seduto sulle sue ginocchia è raffigurato il Bambino benedicente. Il rinvenimento del dipinto è avvenuto durante i restauri del 2013, grazie alla caduta accidentale dell’intonaco che lo ricopriva. Nel XVII secolo il dipinto era stato coperto con un altro raffigurante la Madonna del Rosario, opera di Gian Giacomo Barbelli (Offanengo, 1604 – Calcinato, 1656), in seguito deperitosi fino a scomparire del tutto.

Ciò che impreziosisce l’interno sono i molti affreschi di periodi differenti, collocabili tra il XV e il XVI secolo, che si conservano lungo le pareti. Molte sono le rappresentazioni di Madonne con Bambino. Sulla parete destra una di queste pitture riporta la data 22 giugno 1474. Raffigura una Madonna del latte, assisa su un trono, vestita con un mantello azzurro e intenta ad allattare il Bambino. Sulla parte sinistra si apre l’unica cappella presente nella chiesa, dedicata all’Angelo Custode. È abbellita da angeli e decorazioni in stucco.

C’è un santuario che può vantare sia un evento miracoloso, che un ritrovamento misterioso dal sapore mistico. Ѐ la chiesa della Madonna del Binengo a Sergnano, legata alla leggendaria vicenda del ritrovamento nel fiume della statua policroma della Madonna (conservata all’interno), ma anche all’apparizione della Vergine a una pastorella. La struttura come appare ai nostri giorni è frutto di lavori risalenti al XVI secolo. L’interno conserva un ciclo di affreschi risalente alla fine del XVI e l’inizio del XVII attribuito alla scuola di Aurelio Buso. La statua della Madonna col Bambino è opera del ‘maestro della Madonna del topo’. Si tratta di un artista attivo fra 1460 e 1500 circa, di cui non è nota l’identità anagrafica che deve il suo bizzarro nome a una scultura conservata a Milano al Museo Bagatti Valsecchi.

Lungo la strada che da Casaletto Ceredano conduce ad Abbadia Cerreto, si trova il santuario della Madonna delle Fontane. Nonostante l’edificio sia moderno, le origini del culto sono antiche e risalgono al XVII secolo.

La tradizione parla di un bimbo sordomuto di otto anni, di nome Abele, che in un anno imprecisato anteriore al 1687 si allontanò dalla propria abitazione perdendosi nelle zone boscose e paludose che ancora caratterizzavano i dintorni del borgo. Fu ricercato inutilmente, incapace di sentire i richiami, trascorrendo fuori casa una notte. Il giorno seguente udì i richiami e parlò, non essendo più sordo e muto e raccontando di avere trascorso la notte in compagnia di una donna vestita da contadina che avrebbe fatto sgorgare una fontana per dissetarlo. Il fatto venne ritenuto miracoloso ed iniziò la devozione per la Madonna delle Fontane. 

Secondo quanto narrato nel libro della “Schola del Santissimo Rosario custodito nell’archivio parrocchiale, nel 1687 tale Battistelli (che potrebbe essere stato il padre del bambino) commissionò la costruzione di una statua in legno raffigurante la Madonna nelle vesti di una contadina nell’atto di proteggere un bambino.

La fontana, invece, fu isolata da una serie di mattoni a formare un foro rettangolare con tre gradini discendenti, cui seguì la costruzione di una nicchia con l’immagine affrescata riproducente la stessa iconografia della statua.

Nel 1959, la cappella della Madonna delle Fontane fu sostituita dalla costruzione corrente. L’antefatto, anche in questo caso, è miracoloso. Nel 1864 un commerciante lodigiano di formaggi, recatosi in paese per acquistare del formaggio grana nel locale caseificio (tuttora esistente) sulla via del ritorno, essendo precipitato con il carro dal terrazzamento della strada mentre transitava nei pressi della nicchia, ne attribuì l’incolumità alla Madonna delle Fontane. Commissionò quindi una nuova statua in legno a sostituzione della precedente, probabilmente deterioratasi nel tempo.

Nella statua scolpita per l’occasione la Vergine volge lo sguardo al bambinello mentre siede su quattro forme di formaggio grana nero (Granone Lodigiano), perché così era apparsa al commerciante, e così appare a noi ancora oggi. Nel medesimo anno fu aggiunto alla cappella un piccolo portico aggettante sulla strada, il quale permetteva la venerazione e la visione della statua anche dal livello stradale.

Nel 1964 nel centenario del miracolo “del Grana nero”, la popolazione di Casaletto ampliò ulteriormente la cappella facendole assumere la forma di un tempietto, e, nel mese di settembre, la statua della Madonna fu incoronata al termine di una solenne processione. Tuttavia, l’umidità ascendente, caratteristica di quella zona un tempo paludosa e posta in tempi antichi ai margini del Lago Gerundo, lo portò in breve tempo alla rovina rendendolo pressoché inagibile.

Le origini della costruzione attuale risalgono al 1978 quando, durante la festa del IV novembre, venne prospettata la possibilità di costruire una vera e propria chiesa sollecitata, poi, da un comitato appositamente costituito. L’inaugurazione ufficiale avvenne il 13 settembre 1980 alla presenza del vescovo di Crema monsignor Carlo Manziana (articolo su monsignor Manziana nel link a fondo pagina). Nella chiesa vi è l’altare che un tempo era nel Duomo di Crema.

Ѐ invece dedicato alla Madonna del Riposo il santuario che sorge a Pandino. L’edificio attuale è stato consacrato nel 1997 e ospita la statua lignea della Madonna del riposo risalente al Quattrocento. Nel 1432 infatti la Madonna apparve a un abitante di Pandino e sul luogo dell’apparizione fu costruita una semplice cappella. Nel corso del tempo fu ampliata fino a diventare una chiesa a navata unica con affreschi di numerose figure di santi di epoche diverse. Dopo la soppressione nella seconda metà del Settecento l’edificio divenne un cascinale e in seguito a questo mutamento subì un inesorabile e prevedibile declino. Oggi ne restano pochi resti, soprattutto buona parte del lato nord con alcuni dipinti che si sono salvati.

Lungo la strada provinciale che collega Monte Cremasco a Palazzo Pignano, dirimpetto il Canale Vacchelli si può ammirare il santuario della Madonna delle Assi, in comune di Monte. Le origini del santuario non sono documentate. Lo Zavaglio, nel suo volume “Terre Nostre”, ragionava sulla tradizione che vorrebbe essere qui avvenuta un’apparizione in tempi anteriori a quelle di Caravaggio (1432) e di Dovera (1386), quindi almeno nel XIV secolo.

Durante restauri avvenuti nel 1988 venne alla luce un’abside circolare di origini protoromaniche e una traccia di monofora sul fianco sinistro. Quindi è ipotizzabile la presenza di un luogo di culto molto antico, più remoto della presunta apparizione trecentesca. Vista la vicinanza con la città romana di Parasso (Palazzo Pignano) non si può escludere un qualche legame con essa. Sempre in occasione dei restauri vennero alla luce a metà navata le fondamenta di una precedente facciata, indizio di una più antica e più piccola chiesa. Resta il mistero sul nome: forse deriva da una cappella intermedia costruita prevalentemente in legno.