BUON COMPLEANNO CREMA: LA CITTÁ OGGI COMPIE 1451 ANNI! DA CREMETE A FULCHERIO, DAI CONTI DI CAMISANO AI BENZONI, TRA TOSCANI, SARDI, MILANESI, CREMONESI E VENETI. PER DUE VOLTE FU CAPOLUOGO

15 Agosto 2021 Di Renato Crotti

DI PIERLUIGI CANTONI

Oggi Crema compie 1451 anni. E porta bene i suoi anni. Le origini di Crema sono legate all’invasione longobarda del VI secolo d.C.; il nome deriva probabilmente dal termine longobardo “Crem” che significa “altura”. Secondo la tradizione, la fondazione della città risalirebbe al 15 agosto 570 quando, di fronte alla minaccia rappresentata dall’invasione longobarda, gli abitanti della zona trovarono rifugio nella parte più elevata dell'”isola della Mosa“, approntandola a difesa sotto la guida prima di Cremete, conte di Palazzo, e poi di Fulcherio. Da questi due personaggi deriverebbero perciò i nomi della città di Crema e di Insula Fulcheria.

Secondo altre fonti, la sua fondazione risalirebbe invece al IV secolo, quando Milano era capitale dell’Impero Romano d’Occidente. Una terza versione invece parla di un più antico insediamento celtico o etrusco. Sia come sia, intanto festeggiamo.

Crema appare per le prime volte nei documenti storici risalenti all’XI secolo come possedimento dei conti di Camisano. In seguito, venne governata da Bonifacio marchese di Toscana e sua figlia Matilde che, nel 1098, la donò al vescovo di Cremona.

Fu in questo periodo che l’Ordine degli Umiliati introdusse la lavorazione della lana, del baco da seta, promuovendo la bonifica delle aree paludose, dando vigore alla nascita dell’agricoltura, che costituì una delle principali risorse economiche fino al XIX secolo.

Nel 1159, dopo aver stretto un’alleanza con Milano contro la ghibellina Cremona, Crema venne assediata. (vedi link in fondo pagina sulla guerra tra Guelfi e Gibellini a Crema e la vicenda del Crocifisso miracoloso), conquistata e distrutta dall’imperatore Federico Barbarossa, come ci riportano i numerosi dipinti sugli Ostaggi Cremaschi.

L’assedio di Crema, infatti, fu caratterizzato da molti episodi di brutalità: i teutoni appesero alcuni prigionieri cremaschi alle loro macchine belliche sperando che i difensori cremaschi non colpissero gli ostaggi loro concittadini. Tuttavia, questo espediente non funzionò e si trasformò in una carneficina: questo episodio è uno dei più famosi della storia cremasca ed è celebrato da un quadro presente nella sala del Consiglio Comunale, detta appunto “sala degli Ostaggi Cremaschi”, a cui è dedicata anche una via.

Con la pace di Costanza (1185) arrivò il permesso di ricostruire la città, come “castrum“. Ne seguì una fase di libero comune in cui comunque si verificarono lotte faziose, tipiche dei comuni del Nord Italia in quell’epoca. In ogni caso, la città venne fortificata con nuove mura, fossati e porte (1199), e successivamente una rete di canali valorizzò l’agricoltura. Nel XIII secolo Crema venne anche arricchita della costruzione della Cattedrale e del Palazzo Pretorio.

L’autonomia del comune ebbe termine nel 1335, quando la città si arrese ad Azzone Visconti, la cui famiglia possedette la città fino alla fine del secolo.

Nel 1361 Crema fu interessata dalla peste bubbonica. Seguì un breve periodo di regno della famiglia guelfa Benzoni (Bartolomeo e Paolo dal 1403 al 1405, successivamente il loro nipote Giorgio fino al 1423). La signoria passò di nuovo ai Visconti e, dal 1449 in poi, alla Repubblica di Venezia.

In qualità di provincia veneziana dell’entroterra, Crema ottenne numerosi privilegi e fu al riparo dal declino economico del vicino Ducato di Milano sotto il dominio spagnolo. Mantenne una sostanziale autonomia che permise la progettazione di nuove costruzioni. Esse includevano la nuova cinta muraria, la ricostruzione del Palazzo Comunale (1525-1533), il Palazzo della Notaria, ora Palazzo Vescovile. Nel 1580 Crema divenne sede vescovile e fu costruito il santuario di Santa Maria della Croce (1490).

Alla caduta della Serenissima nel 1797, l’esercito francese depose l’ultimo podestà e creò la cosiddetta “Repubblica Cremasca“, annessa dopo pochi mesi alla Repubblica Cisalpina. Crema divenne capoluogo (insieme con Lodi) dell’effimero Dipartimento dell’Adda, e in seguito fu annessa al Dipartimento dell’Alto Po, con capoluogo Cremona. Dal 1810 al 1816 furono annessi alla città di Crema i comuni suburbani di Castelnuovo, Ombriano, Porta Ombriano, San Bernardino con Vergonzana, San Michele, Santa Maria della Croce e Vairano.

Nel 1815, l’impero napoleonico si dissolse e Crema divenne parte del Regno Lombardo-Veneto, dipendente dall’Impero austriaco. In questo periodo la città riprese lo status di capoluogo, questa volta della provincia di Lodi e Crema.

Dopo l’Unità d’Italia, Crema fu annessa al Regno di Sardegna, con tutta la Lombardia tranne Mantova e parte della sua provincia, nel 1859, degradata a capoluogo dell’omonimo circondario nella provincia di Cremona. Dal 1861 fece parte del Regno d’Italia.

Nel 1862 fu toccata dalla ferrovia Treviglio – Cremona, e nel 1880 dalla tranvia interurbana a vapore Lodi – Crema – Soncino (eliminata poi nel 1931). Iniziò un importante sviluppo industriale e demografico.

Nel 1875 al comune di Crema vennero aggregate la frazione Molini di Porta Nuova, già appartenente allo smembrato comune di Vairano Cremasco e la frazione San Bernardino, staccata dal comune di San Bernardino.

Nel 1928 furono aggregati alla città di Crema i comuni di Ombriano, San Bernardino e Santa Maria della Croce.

Una storia lunga e complessa, con ascese e cadute. Tanti anche gli aneddoti. Alcuni sui “mestèr cremasch”, il folckolre, i personaggi, la cucina e molto altro raccontati negli articoli sul sito. Una città che ha dato anche i natali a personalità di rilevante importanza storica e culturale, che stiamo via, via raccontando e raccogliendo sul sito www.renatocrotti.it e sulla pagina Facebook “Pensieri scomposti” ed il gruppo collegato, “Pillole Cremasche” (per restare informati basta mettere il “mi piace” alla pagina o al gruppo”).

Buon compleanno, Crema.