II GUERRA MONDIALE NEL CREMASCO. QUANDO “PIPPO” IMPERVERSAVA NEI CIELI SEMINANDO PAURA, TERRORE, MORTE. E PROIETTILI

16 Agosto 2021 Di Renato Crotti

Verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, a Crema e nel Cremasco (ma accadeva anche in tutto il nord Italia) il suo nome, all’apparenza simpatico, era al contrario sinonimo di paura, pericolo, morte. Non era il nome di una persona, ma di una micidiale arma. Aerea. Era Pippo. Così erano chiamati gli aerei da caccia notturna britannici o americani che compivano solitarie incursioni nel nord Italia.

I “Pippo“, a differenza dei grandi bombardieri che colpivano da alta quota, arrivavano in volo radente, per evitare la contraerea, sganciando bombe o mitragliando nel buio della notte. Le azioni erano rese possibili dalle prime installazioni di apparecchi radar su aerei che proprio con i “Pippo” compirono una sperimentazione su larga scala. Vaste aree della città di Crema furono a più riprese mitragliate, come ricordato nell’articolo sui bombardamenti a Crema (vedi link a fondo pagina).

Le azioni dei “Pippo” erano state programmate dagli Alleati con la complessa operazione denominata “Night Intruder” (intruso notturno) e affidata ai piloti della RAF, l’aviazione britannica. Gli aerei decollavano dalle basi alleate di Falconara Marittima e Foggia, in formazioni da cinque velivoli per ogni missione. Poi si dividevano per raggiungere le zone o gli obiettivi rispettivamente assegnati.

Per questo servizio vennero impiegati inizialmente i cacciabombardieri bimotori “Beaufighter“, in seguito affiancati dai più moderni “Mosquito“.

Le incursioni dei “Pippo” avvennero in tutto il Nord-Italia, a partire dagli ultimi mesi del 1943 e fino alla liberazione, con lo scopo di eseguire azioni continue di disturbo, volte a dimostrare l’impossibilità della neonata Repubblica Sociale Italiana a garantire la sicurezza del territorio.

Colpendo principalmente nell’oscurità, i “Pippo” rappresentavano una presenza misteriosa e incombente. Senza dubbio furono un’efficace arma psicologica nei confronti delle popolazioni rurali, surrogatoria delle azioni di bombardamento strategico utilizzate sui grandi agglomerati urbani. Questo tipo di minaccia, con apparizioni casuali, poteva colpire anche i piccoli abitati che si sentivano al sicuro dai bombardamenti massicci. Crema, purtroppo, provoò tanto i bombardieri, quanto i “Pippo”.

In particolare, si ricorda l’incursione mirata di uno o due “Beaufighter” che mitragliarono la linea ferroviaria in prossimità di Montichiari, causando l’eccidio di Trivellini. Gli stessi che poi fecero rotta su Crema. Dalle medesime località, giungono a noi testimonianze che descrivono come questi velivoli fungessero altresì da ponte radio in grado di trasmettere agli Alleati informazioni utili; nella fattispecie quelle concernenti i movimenti di soldati e aerei della base di Ghedi.

Nei confronti dei “Pippo” nacquero varie leggende, tra cui quella che si trattasse di un velivolo delle forze dell’Asse che, utilizzando armamento ridotto e spaventando i civili, volesse instillare nella popolazione l’odio verso gli Alleati o che controllasse il rispetto del coprifuoco notturno, colpendo indiscriminatamente ogni fonte luminosa visibile.

Tra le convinzioni più diffuse vi era quella che si trattasse di un solo aereo. Ciò era dovuto alla segretezza della missione mantenuta dagli Alleati e alla forte censura dei mezzi di informazione che impediva di conoscere la reale dimensione del fenomeno: gli attacchi dei “Pippo” furono molte centinaia.

La stampa fascista sposava la tesi di un unico aereo sfuggito alle maglie della contraerea che veniva definito il “Molestatore Volante“. Ciclicamente apparivano notizie sull’avvenuto abbattimento del molestatore in varie località del Nord Italia.

Coloro che hanno i capelli bianchi, ancora oggi ricordano i genitori o i parenti che in dialetto gli intimavano di nascondersi perché stava arrivando Pippo. Un nome che rimarrà impresso nella mente di quei ragazzi.

Articolo su Crema sotto le bombe al link: https://www.renatocrotti.it/2021/08/13/ii-guerra-mondiale-crema-ed-il-cremasco-sotto-le-bombe-dalle-villette-al-ponte-sul-serio-dalla-ferrovia-alla-ferriera-il-drammatico-racconto-di-un-testimone-dellepoca/