IL CREMASCO PADRE GUERCILENA, “VESCOVO DEI BOSCHI” PER 40 ANNI IN BIRMANIA. “FANTE DEL GRAPPA” TRA DUE GUERRE MONDIALI, TAGLIATORI DI TESTE, LOTTE TRIBALI, FAME E MALATTIE. UNA STORIA INCREDIBILE (MA VERA)

17 Agosto 2021 Di Renato Crotti

Era figlio di pescatori. Fino a sedici anni fece il lavoro del padre. Poi, rimase pescatore, ma cambiò genere. Divenne pescatore d’anime.  In Birmania. Per quarant’anni. “Faciam vos fieri piscatores hominum” fu il suo motto episcopale.

Padre Ferdinando Guercilena era nativo di Montodine, (29 ottobre 1899), ma non fu “solo” un grande missionario. Non per nulla viene ricordato anche come il prete “Fante del Grappa” ed il “vescovo dei boschi”.

Ferdinando Guercilena frequentò il seminario vescovile di Crema, ma dovette interrompere gli studi perché chiamato alle armi nella Prima Guerra Mondiale. Fu uno dei famosi “ragazzi del ’99”. Dimostrò il suo valore anche in battaglia, meritandosi la medaglia di bronzo al valor militare come “fante del Grappa.

Terminati gli studi liceali, nel 1922 entrò nel Pontificio Istituto Missioni Estere di Milano (PIME) e fu poi ordinato sacerdote il 19 marzo 1926 nel noviziato di Sant’Ilario Ligure dall‘arcivescovo di Genova Carlo Dalmazio Minoretti.

Pochi mesi dopo, il 2 ottobre 1926, fu inviato come missionario in Birmania, paese in cui avrebbe trascorso oltre quarant’anni della sua vita. (Sul missionario cremasco in Brasile, don Vito Groppelli, vedi link a fondo pagina)

Uomo d’azione e dotato di un dinamismo contagioso, si dedicò in particolare alla creazione di scuole, all’assistenza medica e ad espandere il raggio d’azione della sua attività. Nel 1929 si diresse a nord di Kengtung, dove si era stabilito per evangelizzare la tribù montana dei “Va”, allora pressoché sconosciuti se non per il fatto di essere “tagliatori di teste“, che utilizzavano per i loro rituali.

Padre Guercilena giunse nella regione proprio durante un’annata di carestia. Riuscì a stento a non morire di fame. L’anno seguente, assieme a padre Francesco Portaluppi, fondò le stazioni missionarie di Mongyang e di Mongpok, proprio al confine con il Manglên, lo stato dei Va, dove padre Portaluppi rimase come parroco.

Nell’ottobre 1934 tornò a Mongpok con monsignor Erminio Bonetta e da lì i due missionari, muniti di tutti i permessi, entrarono nel territorio dei Va. Bonetta e Guercilena si spostarono quindi a Lashio, capitale degli Stati Shan settentrionali e dipendente dall’allora vicariato apostolico di Mandalay (pur non essendo ancora evangelizzata), con l’intenzione di avvicinarsi da nord alla zona abitata dai Va.

A Mandalay, il vicario apostolico, il francese monsignor Albert Falière, si mostrò entusiasta dello zelo dei due missionari e acconsentì a cedere la giurisdizione su quelle terre al PIME (Pontificio Istituto Opere Missionarie). Bonetta rientrò a Kengtung il 12 dicembre 1934, mentre padre Guercilena rimase, lavorò intensamente e con ottimi risultati.

Quasi non bastassero i problemi, giunse la Seconda Guerra Mondiale. Numerosi missionari italiani furono internati dagli inglesi (gennaio 1942) nei campi di prigionia in India. Fra di loro c’era anche padre Guercilena. Fu internato nel campo di Darjeeling (nel nord dell’India, fra Nepal e Bhutan), dove all’unanimità eletto superiore del campo di detenzione.

Alla fine del 1946 a padre Guercilena e agli altri missionari internati in India fu consentito di tornare in Birmania a Kengtung, dove venne ordinato il primo sacerdote locale, padre Stephen Vong, un cinese naturalizzato formatosi nelle scuole anglo-cinesi di Rangoon.

Quando il 22 febbraio 1949 morì monsignor Erminio Bonetta a causa di un incidente di viaggio, padre Guercilena gli succedette come prefetto apostolico di Kengtung. Il 26 maggio 1950 la prefettura di Kengtung fu elevata a vicariato apostolico e monsignor Guercilena ne divenne così il primo vicario.

Rientrò quindi in Italia dopo 24 anni e l’8 ottobre 1950, nel suo paese natale, Montodine, fu consacrato vescovo della sede titolare di Adriania. L’anno successivo ritornò in Birmania, indipendente dal 1948, ma dove la guerra civile continuava, soprattutto nelle zone di confine nordorientali, fra l’esercito birmano, le etnie separatiste dei monti, i comunisti maoisti e i gruppi armati di nazionalisti cinesi, per non parlare di contrabbandieri, commercianti d’oppio, banditi che passavano da uno stato all’altro per sfuggire alla giustizia e le piccole ma sanguinose guerre tribali.

Il primo gennaio 1955 la Santa Sede istituì la gerarchia ordinaria in Birmania trasformando la missione in chiesa locale: prefetture e vicariati apostolici divennero diocesi e monsignor Guercilena fu nominato vescovo della diocesi di Kengtung.

Durante il suo episcopato si preoccupò soprattutto del clero indigeno e dei catechisti, per affidare loro la missione al più presto; per questo sollecitò padre Eliodoro Farronato a studiare sistematicamente le lingue locali, cosicché, con il suo aiuto, vennero pubblicati i primi libri di preghiere, catechismi, traduzioni della Bibbia in lahu (1954), akha (1955), shan e altre lingue.

L’attività del “vescovo dei boschi“, come preferiva definirsi perché, essendo costantemente in viaggio, la sua sede episcopale era sostanzialmente nei boschi, fu indirizzata a espandere e consolidare la presenza cattolica nella zona di Lashio (che diverrà prefettura apostolica a sé nel 1975 e dove nel 1966 Guercilena consacrò il primo sacerdote kachin, don Luca Hong Kum. Non cessarono le sue iniziative per rinnovare i tentativi di penetrazione fra i Va sia da nord (Manhpang, con padre Igino Zuliani), sia da sud (Mongpok e Mongyang, con i padri Grazioso Banfi e Graziano Gerosa).

Il risultato più notevole e duraturo da lui ottenuto fu il movimento di conversione al cristianesimo del popolo Akha (don Clemente Apha fu il primo sacerdote di quell’etnia, consacrato dal vescovo Guercilena il 19 aprile 1962).

Altro suo grande merito fu quello di aver diffuso anche in Italia l’idea dell’adozione a distanza (allora chiamata adozione d’amore e che oggi ha assunto il nome di sostegno a distanza) per mantenere gli studenti della grande scuola San Luigi di Kengtung: nel 1958 ne affidò la realizzazione a padre Mario Meda, il direttore della scuola, che vi si impegnò con grande successo, tanto da meritarsi per questa importante opera benefica il riconoscimento dell’Ambrogino d’oro nel 2004 da parte del comune di Milano.

La nuova diocesi pagò anche il proprio tributo di sangue alla guerriglia in corso con il martirio di padre Pietro Manghisi (15 febbraio 1953), di padre Eliodoro Farronato (dicembre 1955) e quello del giovane sacerdote locale padre Stephen Vong (10 aprile 1961). Lo stesso vescovo Guercilena, nonostante l’innato ottimismo e il coraggio, si trovò a rischio della vita in più di un’occasione, sfuggendo per puro caso o su segnalazioni dell’ultimo minuto alle imboscate di ribelli o sbandati.

Rientrò in Italia nel 1962 per partecipare al Concilio Vaticano II e per una prima operazione chirurgica. Poi, ritornò subito in Birmania. Nel marzo di quell’anno, il generale Ne Win aveva organizzato un colpo di stato instaurando una dittatura militare di ispirazione nazionalistica. Quella che la giunta militare presentò come la via birmana al socialismo, fu una politica di non allineamento dominata da un alto livello di repressione e xenofobia, nel tentativo di sradicare definitivamente ogni traccia del colonialismo.

Nel 1966 il regime di Ne Win espulse tutti gli stranieri entrati in Birmania dopo l’indipendenza e limitò con ogni mezzo la presenza di quelli che vi si fermavano in modo stabile.

Nel 1968 monsignor Guercilena dovette tornare in Italia per sottoporsi a un’operazione chirurgica alla prostata che i medici di Rangoon non si sentivano di effettuare per i gravi problemi di cuore del vescovo e la mancanza di adeguate attrezzature ospedaliere. L’operazione ebbe buon esito ma, dopo la convalescenza e nonostante le precedenti assicurazioni di concessione del visto d’ingresso, il regime birmano gli impedì di rientrare.

Dopo numerosi e inutili tentativi, il vescovo rassegnò le proprie dimissioni il 19 settembre 1972. Durante il suo “forzato esilio in patria“, il 19 dicembre 1968 papa Paolo VI nominò monsignor Abraham Than vescovo ausiliare: giunto nella diocesi il 7 giugno 1969, in seguito alla rinunzia di monsignor Guercilena divenne suo successore come vescovo residenziale.

Il vescovo Guercilena morirà il 6 maggio 1973 nella casa di riposo del PIME a Rancio, rione di Lecco.

Link articolo su don Vito Groppelli: https://www.renatocrotti.it/2021/06/02/lincredibile-storia-di-don-vito-groppelli-per-40-anni-missionario-in-brasile-al-rientro-mori-travolto-da-unauto-a-offanengo-a-londrina-realizzo-un-sogno-impossibile/

SCHEDA DI PADRE FERDINANDO GUERCILENA

Incarichi ricoperti:

Vescovo titolare di Adriania (1950-1955)

Vicario apostolico di Kengtung (1950-1955)

Vescovo di Kengtung (1955-1972)

Nato  29 ottobre 1899 a Montodine

Ordinato presbitero: 19 marzo 1926

Consacrato vescovo: 31 maggio 1950 dal vescovo Paolo Rota

Deceduto il 6 maggio: 1973 a Lecco