Ѐ CREMASCO IL MUSICISTA DELLA BAND PIÙ FAMOSA DELL’ECUADOR, I “CURARE”. DA CREMA A QUITO. CON LE ORIGINI NEL CUORE

19 Agosto 2021 Di Renato Crotti

DI STEFANO MAURI

Ѐ entrato a pieno titolo nella storia del rock made in Ecuador e la sua band è oggi tra le maggiormente note e famose nel Paese ai piedi delle Ande. Lui è un cremasco doc.

Federico Rossi, infatti, è nato nel 1973 ed è cresciuto tra i quartieri di Crema Nuova e Santa Maria della Croce. Nel 1995 si è trasferito in Ecuador, dove vive felicemente a Quito con la sua famiglia. Quito è la capitale dell’Ecuador, si trova ai piedi delle Ande a un’altezza di 2850 m. Ѐ stata dichiarata patrimonio dell’UNESCO.

Costruita sulle fondamenta di un’antica città inca, è conosciuta per il centro coloniale ben conservato, dove si trovano numerose chiese e altre strutture del XVI e XVII secolo caratterizzate da un mix di stili: europeo, moresco e indigeno. La cattedrale di Plaza Grande e la chiesa gesuita Compañia de Jesús, riccamente decorata, ne sono un esempio

La passione per la musica se l’è portata da Crema. E il seme ha dato frutto in terra andina.

Federico è bassista nella rock band “Curare”,  tra le maggiormente note e popolari, che si caratterizza per mescolare il rock con i ritmi tipici della musica andina. A confermare il successo ottenuto basta citare una recente articolo della rivista specializzata “Quito Latino”, che in un articolo dedicato alla band titolava: “Un italiano nella storia del Rock ecuatoriano”, riferendosi al musicista cremasco. (A fond pagina i link sui musicisti cremaschi Paolo “Feiez” Panigada, Giovanni Bottesini ed il maestro Jader Bignamini ndr).

Cosa provi all’essere l’unico italiano nella storia del rock ecuatoriano?

È un onore indubbiamente essere parte di un progetto musicale così importante come lo sono i Curare, lasciare una traccia seppur minima nella storia musicale di un paese è realmente emozionante. E curioso allo stesso tempo, perché i Curare mescolano il rock con i ritmi tipicamente andini, il nostro stile si definisce come Folk-Rock, e il fatto che un italiano sia parte di una delle principali proposte di recupero e difesa della musica folklorica nazionale (dentro il mondo del rock è la più importante) mi fa sentire onorato e profondamente grato”.

Dopo tanti anni in Ecuador, come mantieni vive le tue radici italiane?

Il fatto che io sia così inserito e impegnato con la cultura ecuatoriana non significa che abbia perso le mie origini. Le radici di una persona non muoiono mai. Anche se uno vive tanti anni in un altro paese non perde mai la sua identità culturale. Però ritengo che, come parte della crescita di una persona, è importante guardarsi attorno e adattarsi a un nuovo ambiente, viverlo e rispettarlo. È una forma di rispettare l’essere umano nella sua totalità e allo stesso tempo rispettare ed essere riconoscente con il Paese che ti accoglie e che ti regala opportunità che forse nel tuo paese di origine non avresti avuto.

Non sono d’accordo con molti stranieri, compresi molti italiani, che considerano la loro cultura come “superiore”. Non esistono culture superiori ad altre, ma diverse, e una persona intelligente sa e deve accettarle e rispettarle per imparare da esse, senza per forza perdere o rinunciare alla propria”.

E per quanto riguarda Crema? Ѐ la mia città e la porto nel cuore. Ho vissuto infanzia e gioventù a Crema. Oggi mi tengo informato grazie all’online e seguo sempre il sito di Renato Crotti che ripercorre la nostra storia recente, tradizionim folklore e anche la musica di quegli anni”.

Quali sono le tue influenze musicali? “Principalmente i cantautori italiani ed il rock classico. Rispettivamente le influenze che ho avuto in casa, in famiglia, e fuori con gli amici. A casa mia sono cresciuto ascoltando cantautori italiani come De Gregori, Battisti, Bennato, dopo ho scoperto anche Guccini e De André. Ovviamente appartengo alla generazione che è cresciuta con Vasco Rossi. Per quanto riguarda il rock classico le influenze più forti per me sono sempre stati i Led Zeppelin e i Pink Floyd, ma anche il punk dei Clash e, come tanti altri giovani degli anni ‘90, il Grunge.

Cosa significa il rock per te? “Il rock per me non è un genere musicale, è una forma di vedere la vita e di viverla. Negli anni ‘60 nacque come movimento di contro-cultura, significava andare contro quello che era stabilito dal sistema e cambiare le cose. Con gli anni il concetto si è distorto un po’ ed ora molti lo collegano solamente al metal, ai capelli lunghi e al vestirsi di nero. Non è così. Seguendo solo quei cliché uno cade nella stessa visione sociale conservatrice che, teoricamente, il rock vuole cambiare. Per esempio ci sono persone che criticano i Curare per suonare rock con strumenti andini, e cioè, “non rock”. Quelle persone dimostrano l’ignoranza di chi dice di essere rocker però è più conservatore dei nostri nonni. La mente aperta è un requisito fondamentale per la vita in generale e se uno vuole definirsi rocker, ancora di più”.

Come è iniziato il tuo cammino nel mondo musicale?

Ho iniziato a suonare la chitarra in Italia, negli anni ‘90. Suonavo in un gruppo della mia città che si chiamava Esodo. Facevamo cover di musica italiana anni ‘70. Poi il nostro bassista se ne andò e arrivò un chitarrista più bravo di me, così mi “proposero” di passare al basso. È un po’ la storia dell’inizio di molti bassisti: quello che suona peggio la chitarra va al basso (risate). È un classico in un gruppo di giovani che vuole formare una band. Il basso mi è piaciuto subito”.

Da Crema all’Ecuador, il passo non è stato breve...”Ѐ vero. Poi quando sono giunto in Ecuador ho studiato musica al conservatorio e con eccellenti insegnanti privati (uno fra tutti Marcelo Aguilar, che è stato il bassista dei Contravía). Ricordo di essere rimasto impressionato dai ritmi latini come la salsa ed il son, come buon europeo. È stato quello il momento in cui ho deciso di seguire il mio istinto musicale e di continuare esplorando i ritmi latini, per me una nuova dimensione, strana e affascinante”.

Federico, alcuni anni fa si è riunito a Juan Pablo e David nei Curare una band matura e totalmente posizionata nella scena rock del paese.

Non poteva mancare la musica italiana: “da alcuni anni suono con i Carbonari, un gruppo di musica italiana composto per la maggior parte da musicisti italiani radicati qui a Quito”.

È stato difficile per te adattarti al mondo musicale ecuatoriano?Mi considero una persona curiosa e adattabile, lo dimostra il fatto che domino molto bene la lingua spagnola, tanto che molti ecuatoriani a volte non percepiscono il fatto che sia straniero. Credo che se sia facile o difficile adattarsi a un ambiente nuovo o a una nuova cultura dipenda totalmente dall’atteggiamento con cui la si affronta. No, per me non è stato difficile. Inoltre ho trovato tanti buoni amici che hanno reso il cammino molto più facile e divertente”.

Articolo su Paolo “Feiez” Panigada al link: https://www.renatocrotti.it/2021/05/12/paolo-panigada-in-arte-feiez-il-musicista-cremasco-di-elio-e-le-storie-tese/

Articolo su Giovanni Bottesini al link: https://www.renatocrotti.it/2021/06/15/il-piu-grande-contrabbassista-mai-esistito-il-cremasco-giovanni-bottesini-il-suo-nome-negli-usa-%d1%90-tra-le-stelle-della-hall-of-fame-a-7-anni-il-debuto-al-teatro-di-crema/

Articolo su Jader Bignamini al link: https://www.renatocrotti.it/2021/06/14/il-cremasco-jader-bignamini-direttore-dellorchestra-di-detroit-e-della-verdi-di-milano-ecco-la-sua-incredibile-storia/