UFO: AVENNE NEL CREMONESE IN RIVA AL PO ĽUNICO INCONTRO RAVVICINATO DEL TERZO TIPO IN ITALIA

19 Agosto 2021 Di Renato Crotti

DI ROBERTO GUGLIELMI

Molti conosco la cosiddetta “Area 51la base sperimentale e militare in Nevada (Usa), inizialmente chiamata “Nevada Test Site – 51“. Una vasta zona militare operativa più vasta della Sicilia.

Gli elevati livelli di segretezza che circondano la base e il fatto che la sua esistenza sia stata solo vagamente ammessa dal governo statunitense ha reso questa base un tipico soggetto delle teorie del complotto e protagonista delle teorie ufologiche che ipotizzavano la base contenesse i resti di un ufo (e del suo occupante) accidentalmente schiantatosi sulla Terra. Conferme ufficiali, al riguardo, non ce ne sono.

Nel corso del 2009 diversi ex funzionari che hanno lavorato nell’Area 51 sono stati autorizzati a rilasciare dichiarazioni, affermando che l’Area serviva per lo sviluppo e il test di apparecchiature tecnologicamente all’avanguardia (jet militari, moduli lunari ecc.) nella massima segretezza.

Forse non tutti sanno però che 54 anni fa, lungo il fiume Po, a Cremona, si è verificato l’unico incontro ravvicinato del terzo tipo di cui si abbia una testimonianza diretta. Il fatto risale all’estate del 1967 e ha un testimone in carne e ossa, di cui sono rese note le sole iniziali E.S.

Erano circa le tre di notte quando E.S. venne svegliato insieme ai genitori da uno strano persistente sibilo, come una “turbina” che gira, ma intervallata da scatti metallici, quasi avesse un difetto” riporta il collega giornalista Fabrizio Loffi in un suo articolo del blog omonimo sull’avvenimento “Con molta circospezione con il padre si diresse verso la riva del Po, che distava un centinaio di metri dalla loro abitazione; nascondendosi tra i fitti cespugli notarono proprio sulla riva sabbiosa un oggetto rotondo di circa 10/12 metri di diametro che, rimanendo sospeso da terra ad un’altezza di circa un metro e mezzo, emanava un forte bagliore diffuso da una “fascia” laterale avvolgente una torretta sovrapposta ad una struttura a forma di disco piatto più largo, come una piatto da cucina rovesciato di colore scuro”.

L’ufologia moderna ha classificato in tre categorie le tipologie di avvistamenti di oggetti voltanti non identificati. Incontri del primo tipo: visione di un Ufo posato a terra, a distanza relativamente ravvicinata (non più di alcune centinaia di metri).

Incontri del secondo tipo: l’Ufo, oltre a essersi posato a terra, deve avere lasciato tracce della sua presenza (segni sul terreno, bruciature su un albero, ecc.).

Incontri di terzo tipo: con l’Ufo deve essere avvistata anche un’entità animata.

Tutti gli avvistamenti di Ufo in volo, invece, sono definiti “luce notturna” o “disco diurno”.

L’eccezionalità della vicenda cremonese è che rientra nella categoria del terzo tipo.

Attorno al disco notarono, con ulteriore stupore, sei o sette basse figure che si affannavano con movimenti rapidi, ma senza interferire l’uno con l’altro, con mosse quasi prestabilite come se ognuno sapesse cosa fare. Parlavano una lingua incomprensibile. La famiglia osservò la scena ad una distanza di circa 40 metri, nascosta tra i cespugli. Le figurette erano simili a bambini con la testa molto grossa ed attacca al tronco e le gambe esili avvolte in una tuta aderente. La scena sarebbe durata una ventina di minuti. Ad un certo punto i misteriosi esserini sarebbero risaliti frettolosamente a bordo tramite un piano inclinato leggermente posato al suolo, che poi si sarebbe richiuso” prosegue Loffi.

L’oggetto misterioso si sarebbe sollevato lentamente dal suolo per una decina di metri e poi, dopo due brevi scatti, sarebbe infine sparito a velocità vertiginosa.

La mattina dopo il padre di E.S. decise di tornare in riva al fiume per capire cosa fosse realmente successo quella notte. Trovarono così un cerchio di sabbia annerita e bruciacchiata di un diametro di circa 10 metri. Lungo quel tratto di sponda erano soliti soffermarsi degli zingari, lasciando spesso dei rifiuti nei pressi.

In effetti, proprio nella zona dell’area annerita trovarono una bottiglia di vetro con il collo ed il fondo intatti, e la parte centrale della bottiglia liquefatta ed appiattita come se fosse stata sottoposta ad una fortissima emissione di calore.

Il protagonista, E.S., ha raccontato la sua storia quarant’anni dopo all’ex sottufficiale dell’aeronautica militare Massimo Stacciali di stanza all’aeroporto di Ghedi.