LUNGO 34 CHILOMETRI, DUE MILIONI DI METRI DI TERRA ASPORTATI IN SOLI 4 ANNI, 40 METRI CUBI D’ACQUA AL SECONDO PER IRRIGARE 80MILA ETTARI. Ѐ IL “CANALE MARZANO”, POI “VACCHELLI”

20 Agosto 2021 Di Renato Crotti

Per quel tempo fu un’opera idraulica eccezionale. Tanto per la sua imponenza – circa trentaquattro chilometri di lunghezza – tanto per l’incredibile velocità di esecuzione: poco meno di quattro anni. Dal 1886 al 1890. La sua portata è di 38,5 metri cubi di acqua al secondo e consente l’irrigazione di un’area di ottantamila ettari. Nel 1913 fu intitolato al principale sostenitore dell’opera: il senatore Pietro Vacchelli.

Prima dell’intitolazione al parlamentare cremonese era denominato “Canale Marzano” poiché l’acqua veniva derivata dal fiume Adda in territorio di Marzano, località ora lodigiana.

Intorno alla seconda metà del 1800, l’agricoltura della provincia di Cremona (ma non solo) attraversava una profonda crisi. Arretratezza tecnologica e delle metodologie di coltivazione, assenza di interventi per regolamentare l’irrigazione, calante produttività dei campi, avevano portato l’agricoltura locale ad un punto di non ritorno. E con essa l’intera filiera del latte e delle carni.

Si pensò, quindi, di migliorare ed intensificare la produzione agricola partendo dall’ampliamento della rete di irrigazione, così da incrementate la produzione delle colture di mais, frumento, lino e prati e ridurre il rischio che estati siccitose compromettessero rovinosamente i raccolti. Un buon rifornimento di foraggi avrebbe rafforzato il settore zootecnico, quindi la produzione di carne e latticini, ottenendo una maggiore quantità e qualità dei prodotti.

Nonostante nel territorio cremonese e cremasco fossero presenti importanti corsi d’acqua, quali i fiumi Adda, Oglio, Serio, Po e numerose rogge, sorgenti naturali, risorgive e fontanili, acquitrini e paludi, l’irrigazione risultava comunque insufficiente. Bisognava proseguire le bonifiche già avviate in passato dai frati Benedettini, ma anche distribuire in modo più razionale la rete irrigua.

In conseguenza ad un progresso del settore agricolo, anche i contadini, spesso colpiti dalla fame e dalle malattie, avrebbero migliorato le loro condizioni di vita. Partendo da questi presupposti nacque l’idea di costruire un canale per rafforzare la rete idrica della provincia di Cremona. La progettazione iniziò nel 1883.

Già nel 1887 presero avvio i lavori di scavo e di realizzazione del canale, pur tra mille polemiche e difficoltà di ordine tecnico e finanziario, con sostituzione degli ingegneri, modifiche progettuali, spese impreviste, brusche interruzioni e rapide ripartenze, videro tuttavia la conclusione nel giro di pochissimi anni. Già nel maggio del 1890 il canale poté dispensare le prime 400 once d’acqua al Naviglio Civico di Cremona nel territorio di Salvirola.

Il Canale costeggia i comuni di Spino d’Adda, Palazzo Pignano, Vaiano Cremasco e attraversa il lato nord di Crema per poi scavalcare, con un particolare ponte, il fiume Serio. Prosegue a lambire il territorio di Izano e, giunto a Salvirola, un ramo di esso va ad accrescere il Naviglio della Città di Cremona. Il tronco principale continua il suo percorso in direzione sudest per giungere poi nella località detta “Tombe Morte” nel comune di Genivolta, entrando a far parte dell’importante complesso idraulico ivi presente e cedere qui le sue acque al Naviglio Grande Pallavicino e al Naviglio della Città di Cremona.

La costruzione del canale comportò la rimozione di circa due milioni di metri cubi di terreno e la costruzione di innumerevoli ponti, tra i quali il ponte-canale che sovra passa il fiume Serio. Durante la costruzione di questo ponte nel 1888, una piena del fiume Serio danneggiò le pile centrali inclinandole.  Le pile furono in breve tempo ricostruite e completate. Una leggenda metropolitana riferisce che il progettista dell’epoca, temendo che l’inclinazione fosse dovuta ad un suo errore di progettazione, si tolse la vita.

Altre opere di completamento vennero eseguite tra il 1891 ed il 1893 quando fu realizzata la vasca terminale presso le Tombe Morte di Genivolta.

Da non dimenticare che per tale opera si rivelarono fondamentali i “carriolanti” e “badilanti”. Un tempo, infatti, durante la realizzazione di grandi opere quali la costruzione di canali, di argini e livellamenti di terreni, il lavoro di scavo veniva effettuato con la forza fisica. Questi braccianti spostavano la terra con il solo ausilio di carriola, badile e vanga che loro stessi possedevano ed era un lavoro assai faticoso che solo i più robusti potevano sostenere. (Vedi a fondo pagina il link per l’articolo sui lavori antichi in provincia di Cremona)

La sua costruzione fu accompagnata da proteste e opposizioni da parte di parecchi comuni del Lodigiano e della Gera d’Adda, che temevano l’impoverimento delle acque dell’Adda. Anche numerosi proprietari terrieri si opposero sia nel Cremasco che nel Cremonese, temendo il dissesto delle loro campagne divise dal nuovo manufatto, ed cremonesi della “bassa”, zona per sua natura afflitta da problemi di bonifica idraulica, che temevano l’aggravamento della già critica situazione per l’apporto di nuove acque irrigue.

Con i suoi trentaquattro chilometri di lunghezza il canale Vacchelli rappresentò senza dubbio una delle opere di ingegneria idraulica maggiormente complesse.

Quando negli anni immediatamente successivi la proclamazione dell’Unità d’Italia venne avviata la progettazione, si rivelò decisivo il contributo e la determinazione del senatore cremonese Pietro Vacchelli.

Persona assai stimata nell’ambiente politico del tempo per il suo impegno e capacità nello svolgere i numerosi compiti istituzionali a lui affidati, Pietro Vacchelli seppe cogliere le opportunità che gli consentirono di ottenere gli appoggi ed i finanziamenti necessari per portare a compimento la costruzione del canale.

I primi passi furono diretti alla fondazione di un Comitato Promotore, del quale Pietro Vacchelli fu il Presidente.  In un secondo tempo, nel marzo del 1883, venne costituito un Consorzio formato da 59 comuni per l’incremento delle irrigazioni nel territorio cremonese, sempre presieduto dallo stesso Vacchelli.

Tra i vari progetti proposti per realizzare il canale fu scelto quello degli ingegneri Fieschi e Pezzini. Il Comitato Promotore fece una prima richiesta al Governo per la concessione a derivare acqua dal fiume Adda nel 1881. Successivamente, per conto del Consorzio Irrigazioni Cremonesi, venne presentato il progetto di dettaglio che fu approvato nel 1885 dal Ministero dei Lavori Pubblici, con l’allora Ministro il soresinese Francesco Genala

Numerose furono le difficoltà, di diversa natura, riscontrate in fase di realizzazione dell’opera. Decisiva per il sostegno finanziario dell’opera fu la Banca Popolare, istituita da poco a Cremona, della quale Pietro Vacchelli fu cofondatore e primo Presidente. Il Consorzio, infatti, in attesa dei finanziamenti statali, non disponeva di capitali propri per liquidare le spese imminenti.

In corrispondenza della chiusa di regolazione, presso Marzano, è presente un particolare edificio sul quale compaiono alcune lapidi commemorative; una di queste riporta i nomi dei comuni allora consorziati. Il canale Vacchelli resta tutt’oggi una tra le più importanti opere di ingegneria idraulica presenti sul nostro territorio.

L’articolo sugli antichi mestieri al link: https://www.renatocrotti.it/2021/08/09/i-lavori-di-una-volta-dai-muratori-ai-gessisti-dai-lavandai-ai-cariolanti-agli-impagliatori-ecco-i-principali-mest%D1%90r-cremasch/

Bibliografia e fonti:

Lorenzo Magarini, Pietro Vacchelli, Università della Terza Età di Cremona, lezione del 18 Aprile 2005.

Bruno Loffi, Pietro Vacchelli (1837-1913), in Cremona 1982 – Rassegna Trimestrale della Camera Di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Cremona.

AA.VV. il Canale Pietro Vacchelli, in Consorzio Irrigazioni Cremonesi